15:09 17 Luglio 2018
Bullying

Come combattere contro il bullismo?

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Tatiana Santi
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Quasi in ogni classe accadono atti di bullismo, ma le vittime la maggior parte delle volte non ne parlano soffrendo in silenzio. Il ruolo della scuola e dei genitori è fondamentale, l’importante è cogliere i segnali e aiutare chi subisce violenza. Il primo passo è parlarne, sempre e comunque.

Non vi è classe dove almeno un ragazzo non abbia subito comportamenti arroganti di altri compagni o addirittura atti di violenza. Purtroppo il bullismo è un fenomeno estremamente diffuso, spesso complicato da individuare, perché i ragazzi difficilmente si aprono per raccontare quello che stanno vivendo.

Internet e i social network si sono trasformati in una piattaforma dove offendere e prendere di mira un ragazzo o una ragazza è facile, basta un semplice click. Come lottare contro il bullismo e il cyber-bullismo? Che ruolo hanno gli insegnanti e i genitori? Sputnik Italia ne ha parlato con Vincenzo Vetere, fondatore di ACBS (Associazione Contro il Bullismo Scolastico), un'associazione composta da volontari che opera su internet, attraverso corsi di formazione e eventi nelle scuole di tutta Italia.

Vincenzo Vetere
© Foto : fornita da Vincenzo Vetere
Vincenzo Vetere

— Vincenzo, di che cosa si occupa la vostra associazione?

— L'associazione è nata il 9 febbraio 2015. Ho deciso di fondare quest'associazione perché io e mio fratello maggiore siamo stati vittime di bullismo per 13 anni. Quando sono arrivato in quinta superiore mi sono domandato che cosa potessi fare per migliorare la permanenza scolastica agli studenti. Ho pensato a tutto quello che non ho ricevuto io e ho deciso di creare l'associazione. Personalmente non ho mai fatto dei corsi sul tema del bullismo, siamo partiti proprio organizzando degli incontri rivolti agli studenti.

Noi portiamo la testimonianza di chi ha subito bullismo. Gli assistenti sociali o gli psicologi hanno avuto anche loro problemi in prima persona o hanno dei parenti che hanno vissuto da vicino il tema del bullismo. Tutte le persone che collaborano con noi sono passate attraverso questo problema.

— Il fenomeno del bullismo è talmente diffuso che sembra un'epidemia. Praticamente in ogni scuola si registrano casi di bullismo, vero?

— Sì, credo che ognuno di noi nella vita sia stato sia vittima sia bullo, anche in minima parte ognuno di noi ha commesso atti di bullismo. È un fenomeno molto diffuso, ultimamente per fortuna se ne sta parlando molto, tutti i casi stanno uscendo fuori. Prima era un tabù, nessuno ne parlava. Anche se escono molte notizie e articoli sul tema, sono preoccupato perché bisogna fare di più.

— Che ruolo ha la scuola nella lotta contro il bullismo? Si fa abbastanza?

— Dal settembre 2017 fino ad oggi le scuole si sono aperte tanto, con la legge sul cyber-bullismo si sono dovute rimboccare le maniche. Non solo l'insegnante referente deve essere sensibile a questo problema, lo devono essere tutti. Il ruolo dell'insegnante è molto importante, ma nella scuola individuo come figura fondamentale il bidello, chi sta sempre fuori dalla classe. Anche i bidelli dovrebbero essere formati su questa problematica, perché la maggior parte degli atti di bullismo avvengono o quando l'insegnante non c'è o durante l'intervallo. Sia il ruolo dell'insegnante sia il ruolo del bidello sono importantissimi.

— Evidentemente non va data tutta la colpa alla scuola, mancano gli strumenti per riconoscere e fronteggiare il bullismo?

Verona, Piazza dei Signori
© Sputnik . Konstantin Chalabov

— Ovviamente. In realtà il nostro focus è sui genitori, perché nei tre anni che lavoriamo abbiamo notato un grande interesse da parte degli insegnanti, degli studenti, ma una scarsa attenzione l'abbiamo vista da parte dei genitori. Se il problema non capita al proprio figlio, i genitori non diventano sensibili. I genitori educano i figli, se i genitori non parlano e non comunicano con la scuola è difficile che certi argomenti saltino fuori.

— Oggi i ragazzi sono vittime anche del cyber-bullismo. Internet e i social sono diventati un mondo parallelo dove i genitori spesso non riescono ad entrare, giusto?

— Sembra che in Italia le famiglie abbiano fatto un patto con la chiesa, perché il cellulare è il regalo che danno quasi sempre alla prima comunione. Il cellulare però non si può dare a quell'età, ci sono alcune applicazioni o alcune piattaforme che prevedono un'età minima di 16 anni. Con il cellulare è più semplice comunicare così com'è più semplice offendere e prendere qualcuno di mira.

Ho sentito dire da un avvocato ad un incontro che se un genitore prende il cellulare del proprio figlio per controllarlo, si tratta di violazione della privacy. È un mondo molto particolare. I cellulari sono usati tantissimo, l'ho persino trovato in una seconda elementare. In una seconda media addirittura dei ragazzi avevano installato delle applicazioni per i siti di incontri. La situazione è più grave di quanto si pensi.

— Che cosa serve quindi per lottare a scuola e in famiglia contro il bullismo?

— Tendenzialmente chi è vittima non parla, bisogna essere molto bravi a capire i segnali che una vittima da. Per esempio può essere un ragazzo sempre chiuso in casa, un ragazzo che comincia ad andare male a scuola. Una persona che non ha amici o non vuole avere amici. Dico agli insegnanti di controllare sempre le foto di classe, solitamente le vittime stanno all'esterno della fotografia.

Una volta che si individua la possibile vittima, in ogni classe io ne ho sempre trovata qualcuna, bisogna far capire al ragazzo o alla ragazza che parlare è la strada migliore. Un altro aspetto molto importante è la comunicazione scuola-famiglia. La scuola deve comunicare con la famiglia se succede qualcosa, se la famiglia viene a scoprire qualcosa deve dirlo alla scuola. Quando avviene un atto di bullismo consiglierei ai genitori di non andare dagli insegnanti e offendere, in questo modo il ragazzo, vedendo la reazione dei genitori, si chiude ancora di più. La bacchetta magica su questo fenomeno non c'è, possiamo essere più sensibili al problema, l'arma vincente è di parlare in ogni caso, sempre e comunque.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
cyber-attacco, Famiglia, Internet, Intervista, Italia
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