10:33 19 Dicembre 2018
Una stretta di mano tra Sergio Mattarella e Giuseppe Conte

Politica estera del governo Conte. Italia-Russia e il dialogo mai interrotto

© AP Photo / Gregorio Borgia
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Marina Tantushyan
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Il governo di cambiamento giustifica pienamente il suo nome mostrando una forte intenzione di promuovere dialogo con Mosca e combattere per una revisione del sistema sanzionatorio nei confronti della Russia imposto dall’Unione Europea.

Per confermare questo impegno, ad un giorno dal Consiglio europeo, la maggioranza chiede all'esecutivo di "agire in sede europea affinché si riaprono spazi di collaborazione e dialogo con la Federazione Russa, ad esempio prospettando una rimodulazione delle sanzioni che escluda dal loro campo di applicazione le piccole e medie imprese o il settore agroalimentare e valorizzando la cooperazione nel contrasto alle minacce comuni, come quelle rappresentate dal terrorismo e dalla propaganda estremista".

Per il Sole 24 ore questo re-start è sostanzialmente è semplicemente dovuto al fatto che il rapporto tra e due paesi non è mai stato interrotto. "A Berlusconi a Gentiloni, passando per Letta e Renzi, tra Roma e Mosca c'è sempre stata una certa "simpatia" o flessibilità, più o meno accentuata a seconda di chi era a Palazzo Chigi", sostiene il quotidiano milanese.

Perché, nonostante tutto, il dialogo italo-russo è rimasto sempre in piedi? Il governo italiano avrà il coraggio di portare avanti uno dei punti qualificanti del programma — quello di battersi perché siano tolte le sanzioni. Per un approfondimento Sputnik-Italia si è rivolto al Prof. Igor Pellicciari, Docente di Storia delle Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli di Roma.

— L'Italia storicamente era sempre vicina alla Russia. L'Italia fu il primo paese a riconoscere a livello internazionale la neonata Unione Sovietica di Lenin nel 1924. L'Italia democristiana di Fanfani, che nonostante la posizione ideologica diametralmente opposta, fu il primo paese occidentale della cortina di ferro a riallacciare delle importantissime relazioni economiche con Mosca, al timone delle quali fu posto un pioniere della nuova economia italiana, Enrico Mattei. Professore, a Suo avviso, come si inquadra la Russia nell'attuale politica estera italiana? Su quali pilastri si basa oggi il rapporto bilaterale?

— L'Italia da alcuni decenni non è più una potenza politica ma è rimasta comunque una potenza commerciale e culturale. Di conseguenza, tutta la politica estera italiana viene principalmente letta in base alla promozione di queste dimensioni. Poiché la Russia apprezza molto i prodotti e la cultura italiana, l'Italia ovviamente è molto interessata ad avere ottimi rapporti con la Russia, che percepisce come un mercato ed uno spazio ideale per i suoi prodotti. D'altro canto, l'Italia — come gran parte dell'Europa meridionale — ha una forte dipendenza energetica dalla Russia.

In questo perfetto incastro di bisogni ed offerta reciproca c'è una continuità di buoni rapporti che va avanti senza interruzioni già da alcuni decenni. Oramai in Italia oggi parliamo di una "terza repubblica" che però dal punto di vista dei rapporti con Mosca non si differenza né dalla seconda né dalla prima, in pieno periodo sovietico. Ne si ricordano serie crisi diplomatiche tra l'Italia e la Russia. Questo quadro di interessi reciproci è poi facilitato da una affinità culturale tra i due popoli, che — pure nelle loro differenze — evidentemente si apprezzano a vicenda.

I russi già dal periodo sovietico tendono sempre a idealizzare l'Italia nella convinzione a volte ingenua che cioè che bello deve essere per forza essere anche buono. Gli italiani dal canto loro hanno meno idealizzato la Russia ma va ricordato che anche nei periodi di maggiore russofobia europea, gli italiani si sono sempre contraddistinti per posizioni molto più moderate e comprensive rispetto a gran parte degli altri paesi membri della UE.

La cosa più interessante ed originale dal punto di vista del sistema politico italiano è che tutti i partiti parlamentari — senza eccezione —  hanno al loro interno più o meno forti delle componenti apertamente filorusse, dal M5S a Forza Italia e Fratelli d'Italia; dal PD a Liberi e Uguali a ovviamente la Lega. In questo contesto diventa facile se non automatico mantenere degli ottimi rapporti nella convinzione  che i due paesi sono come pezzi di un puzzle che combaciano perfettamente, complementandosi a vicenda nei bisogni reciproci.

— Secondo il Sole 24 ore, in realtà il rapporto tra Mosca e Roma non è stato mai interrotto, indipendentemente da chi ha fatto il premier in Italia. Basta ricordare il caso Skripal, quando Gentiloni si è allineato all'Ue, avvertendo di non chiudere il dialogo con la Russia. Oppure Renzi che ha fermato le sanzioni alla Russia dopo il bombardamento di Aleppo. Perché il Cremlino ha sempre saputo dialogare con tutti gli inquilini di Palazzo Chigi?

— Per inciso, ai due episodi che Lei ricorda, vorrei anche aggiungere la decisione del premier Enrico Letta di partecipare all'inaugurazione dei giochi olimpici di Sochi; scelta che gli valse non poche critiche a livello europeo.

Riguardo la capacità di dialogo della Russia, va ricordato che in questa fase a Mosca i front-player dell'azione di governo sono i diplomatici, molto attivi anche al di fuori del Ministero degli Affari Esteri, come per esempio nella Amministrazione del Presidente. E' una l'élite che ha studiato a MGIMO, si ispira alla leggendaria figura di Primakov, il vero "Metternich" della politica estera russa e che considera centrale la capacità tecnica di sviluppare reti di mediazione e relazione diplomatica il più vaste possibile. A parte il conflitto ucraino dove a mio avviso Mosca è stata colta di sorpresa e non ha utilizzato a pieno le sue capacità diplomatiche — per il resto la Russia oggi è l'unica superpotenza internazionale che riesce a dialogare allo stesso tempo — e bene — con Arabia Saudita e con Hezbollah, con Israele e con Iran, con la Turchia e con la Siria, con la Corea dell'Nord, con Cuba. A collaborare attivamente con Cina e India. Quindi, finché abbiamo questa elite al potere al Cremlino, la mediazione diplomatica sarà sempre di altissimo livello e al centro dell'azione di governo. Dall'abbattimento del jet russo sul confine turco-siriano all'assassinio dell'Ambasciatore Karlov ad Ankara al bombardamento americano e francese sulla Siria; dallo scandalo del doping al Russia-gate e al caso Skripal; il Cremlino ci ha oramai abituato a reazioni immediate diplomatiche piuttosto che militari. In pochi altri sistemi politici come la Russia oggi i diplomatici giocano un ruolo politico cosi centrale.

— Chi sono stati i principali interlocutori italiani e promotori della cooperazione politica e economica tra Italia e Russia? E chi svolge questo ruolo oggi e soprattutto come?

— Nella continuità della collaborazione — il ruolo di promotore viene giocato da chi è al Governo italiano in quel momento. Basti ricordare che nella seconda repubblica italiana  i due politici più contrapposti tra di loro  ovvero Silvio Berlusconi e Romano Prodi, avevano e hanno mantenuto entrambi un ottimo rapporto con Mosca. Direi anzi che molti ignorano che dal punto di vista politico, forse Prodi è stato partner più importante e vicino alla Russia di Berlusconi, che invece può vantare un'amicizia personale più stetta con Putin. Oggi con il nuovo Governo il ruolo di promotori se lo prendono ovviamente la Lega ma anche il M5S.

— Per quanto invece riguarda l'approccio del nuovo governo nei confronti dell'Alleanza Atlantica, vorrei ricordarLe l'ultimo intervento del vice-premier Di Maio: «Restiamo della Nato, ma dialogo anche con la Russia». Si stratta quindi della cosiddetta strategia del "doppio binario" che sostanzialmente è basata sulla fedeltà alla linea dettata dalla Nato e dall'Unione europea e che prevede nel tempo stesso mantenimento del dialogo aperto con il Cremlino?

— A mio avviso, il vero nocciolo nell'Occidente degli ultimi 15 anni è stato lo scontro e la crescente competizione tra la Nato e l'Ue. Quando la Nato è forte, l'Unione europea è debole e viceversa. Chiunque governi in Italia, non ha il peso politico per smarcarsi dalla Alleanza Atlantica soprattutto nei momenti — come questo — quando la NATO è politicamente molto più forte della UE, che sta pagando il prezzo di una fase globale di crollo di importanza del multilateralismo a vantaggio di un ritorno del bilateralismo. Nella dichiarazione di Di Maio dobbiamo leggere il tentativo di giocarsi bilateralmente i rapporti con Mosca, sapendo che il livello multilaterale è oramai svuotato.

— Nonostante il "clima infame" generato dalle sanzioni emesse in seguito alla crisi in Ucraina, durante l'ultimo Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo del maggio 2018 il pragmatismo del business ha dominato la sessione di dibattito bilaterale Russia-Italia. La maggior parte delle aziende italiane sono pronte e puntano appena possibile a potenziare i loro rapporti con lo storico partner russo. Pensa che il governo italiano avrà il coraggio di sostenere il proprio mondo dell'imprenditoria e portare avanti e soprattutto completare con successo questa "missione"?

— Che abbia la volontà sì — e questo è stato già mostrato; che ne abbia la forza, è un altro discorso. Perché obbiettivamente l'Italia, come la crisi migratoria sta mostrando, anche quando minaccia di imporre il veto nella UE, comunque ha difficoltà a fare passare le proprie posizioni a Bruxelles.

Verona, Piazza dei Signori
© Sputnik . Konstantin Chalabov

E poi bisogna vedere cosa ne penserà la Russia del futuro delle sanzioni. Da alcuni anni a livello internazionale si è creata una situazione schizofrenica, dove la UE ha dato sanzioni agli amici e aiuti ai nemici. Abbiamo avuto paesi con ottime relazioni, come l'Italia e la Russia, con sanzioni contrapposte; mentre con paesi come la Turchia, relazioni difficili marcate da flussi importanti di aiuti. E' questo un paradosso interessante.

Nelle sanzioni la Russia è stata trascinata — ma alla lunga ne ha scoperto anche i vantaggi. Dalla produzione agricola al turismo interno — ci sono molti settori dell'economia russa che si sono riattivati e si stanno avantaggiando dall'avere riscoperto un mercato interno a causa delle sanzioni. Bisognerà vedere se Mosca vorrà continuare a tenere questo sistema di fatto protezionistico che la avantaggia più di colpirla. Una volta le sanzioni erano l'ultimo passo prima della guerra. Oggi sono diventate il primo passo alternativo alla guerra e sono fatte per durare a lungo, anche in presenza di ottimi rapporti fra Stati.

Sull'Italia — è evidente che la Lega e i 5 Stelle cercheranno di allentare le sanzioni anche se con scarsa possibilità di riuscirci a livello europeo. Piuttosto, è probabile che questo tentativo porti le controsanzioni Russe ad essere alleggerite nei confronti di Roma come premio per la posizione politica italiana e segnale politico agli altri partner europei. E' un periodo in cui Mosca sta impegnando molte energie nel coltivare le relazioni bilaterali.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

Tags:
politica estera, Giuseppe Conte, Italia, Russia
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