12:06 18 Luglio 2018
Il rinoceronte bianco

Creati in Italia gli embrioni per salvare il rinoceronte bianco del Nord

© East News / Gerard LACZ Images
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Tatiana Santi
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Il rinoceronte bianco del Nord è condannato a scomparire, l’ultimo maschio è morto in Kenya quest’anno. Grazie ad un progetto scientifico internazionale e al laboratorio Avantea di Cremona attraverso le biotecnologie sarà possibile salvare questa specie in estinzione.

Tra gli autori dello studio che punta a salvare la specie quasi estinta di rinoceronte bianco del nord, di cui rimangono solo due esemplari femmine, ci sono anche i ricercatori di Avantea, azienda specializzata in riproduzione assistita nell'ambito animale fondata da Giovanna Lazzari e Cesare Galli.

Nel laboratorio cremonese dopo anni di lavoro sono stati creati gli embrioni, per il momento ibridi, che dovrebbero portare alla luce i primi cuccioli di rinoceronte bianco fra 3 anni. Per la prima fase sono stati utilizzati il seme congelato di rinoceronte bianco del Nord e gli ovociti di una femmina del Sud; l'obiettivo per ricreare degli embrioni puri della specie in estinzione è utilizzare una delle ultime due femmine del Nord rimaste in Kenya.

Per salvare questa specie in estinzione il primo passo è ricreare gli animali in laboratorio, ma non basta, infatti per garantire un futuro ai rinoceronti bianchi del nord servirebbe anche lottare contro il bracconaggio e tutelare l'habitat di questi animali. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista il professore Cesare Galli, fondatore e direttore di Avantea, coautore dell'importante studio internazionale pubblicato su Nature Communications.

— Il suo team è riuscito a riprodurre i primi embrioni di rinoceronti bianchi. Professore Galli, ci parli del vostro incredibile progetto, quanto tempo ci avete messo?

— Questo progetto ha una lunga genesi, è iniziato dai colleghi di Berlino nel 2006. Tutto è partito con l'idea di prelevare gli ovociti, i nostri colleghi tedeschi però non avevano le competenze di embriologia che abbiamo noi a Cremona. Nel 2014 ci hanno coinvolto per fare la parte da laboratorio, una volta raccolti gli ovociti la palla è passata a noi. Con gli ovociti nel giro di 4 anni siamo riusciti a capire i tempi della fecondazione. È stato complesso, perché prima non avevamo informazioni su questa specie, abbiamo dovuto mettere a punto passo passo tutta la tecnologia, che noi già utilizziamo nel cavallo e nei bovini.

Nel 2015 abbiamo iniziato a lavorare con il rinoceronte bianco, però le femmine di questa specie sono solo due e la tecnologia non era ancora a punto, quindi abbiamo deciso di prendere le femmine del Sud, che sono presenti in alcune zone d'Europa.

— E poi?

— Nel 2017 siamo riusciti ad avere i primi embrioni, sia la femmina sia il maschio erano del Sud. Una volta ottenuti i primi embrioni abbiamo iniziato a utilizzare il seme del rinoceronte bianco del Nord, che era congelato. Adesso riusciamo ad avere costantemente, in numeri molto limitati però, degli embrioni. C'è ancora bisogno di migliorare la tecnica di prelievo, perché a monte di 100 follicoli poi otteniamo 25 ovociti, la percentuale di raccolta è bassa. Il tutto è ancora più difficile perché sono animali molto grossi.

Colosseo
© Sputnik . Дмитрий Коробейников

All'inizio non avendo la tecnica perfezionata di impianto di embrioni i primi embrioni del Sud li abbiamo utilizzati per avere cellule embrionali staminali. Da queste cellule si possono ottenere dei gameti, l'idea a lungo termine, per avere una maggiore varietà genetica, è di utilizzare le cellule somatiche che abbiamo congelato prima che la specie andasse estinta. Ci sono cellule di 13 individui, l'idea è di trasformare le cellule somatiche in cellule staminali embrionali e da lì passare alla tecnica IPS (cellula staminale pluripotente indotta).

— Possiamo dire che siete riusciti a resuscitare una specie quasi estinta. Quando arriveranno i primi cuccioli?

— I primi che nasceranno saranno degli ibridi: adesso abbiamo embrioni con le femmine del Sud e il seme del Nord. La gravidanza dura 16 mesi nel rinoceronte, nel giro di 3 anni dovremmo avere i primi nati. Ci prendiamo un anno per sviluppare la tecnica di trapianto, che è altrettanto complicata sempre a causa delle dimensioni dell'animale. Un altro obiettivo a medio breve termine è quello di riuscire ad ottenere un accordo con il Kenya e andare a prendere una delle due femmine del Nord, Fatu e Najin. In quel caso avendo i loro ovuli e usando il seme del nord avremmo degli embrioni puri.

— La riproduzione artificiale può essere una strada per salvare anche altre specie a rischio? Quanto spesso si usa?

— Come l'abbiamo utilizzata noi poco. Sui grossi mammiferi queste tecniche non sono mai stata utilizzate, al massimo si è attuata l'inseminazione artificiale. Non sono mai stati prodotti degli embrioni. Questo nostro lavoro dimostra che la cosa è fattibile. Ci sono altre specie come il rinoceronte di Sumatra che nel Bornio è quasi estinto. Questa sarebbe la prima specie candidata, ci sono anche dei felidi a rischio. Il nostro lavoro non serve solo al rinoceronte bianco del Nord, ma visto che funziona potrebbe essere esteso a popolazioni i cui numeri sono veramente bassi.

— La riproduzione assistita e la clonazione trovano esperti critici e contrari dal punto di vista etico. Esistono infatti anche clonazioni a fini alimentari, c'è chi clona il proprio gatto. Lei che cosa ne pensa?

— Distinguiamo fra gli animali da allevamento e gli animali in via di estinzione. Noi cloniamo cavalli per allevatori, la possiamo considerare una tecnica di riproduzione. In Europa c'è ostilità nei confronti di questo come anche verso gli OGM. In Spagna gli ogm vengono coltivati, in alcuni Paesi dell'Est pure, in America del Nord e del Sud la maggior parte della soia è ogm. Anche lì vengono utilizzati gli animali clonati, l'Europa ha questa remora più etica che scientifica. Di fatto questi animali sono uguali agli altri, non rappresentano nessuna minaccia.

Se parliamo di animali in via di estinzione, una tecnologia non è mai l'unica soluzione a tutti i problemi, perché se poi questi animali, anche se li riproduciamo, vengono abbattuti per recuperare il corno è chiaro che si estinguono. In Sudan c'è la guerra civile, è terra di nessuno, sono stati abbattuti tutti. I rinoceronti del Sud, essendo stati protetti, si sono ripopolati. Noi possiamo riportare o rigenerare alcuni animali, poi dovranno essere protetti. Capisco che chi si occupa di conservation in modo classico sia contrario, ognuno porta l'acqua al suo mulino. Se questi rinoceronti sono morti tutti, non è certo colpa nostra. Non abbiamo la pretesa di risolvere tutti i problemi del mondo, per quanto riguarda la nostra soluzione si tratta di fatti, non parole. È un lavoro pubblicato, sono dati riproducibili, se interessa e se serve la tecnica si può utilizzare con i dovuti adattamenti. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

Tags:
scienza, animali, natura, Italia
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