00:07 24 Ottobre 2018
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Non passa a Strasburgo l’imbavagliamento del web

© Sputnik . Alexey Vitvitsky
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Giulietto Chiesa
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Il Parlamento Europeo ha respinto a maggioranza una legge che va sotto il titolo di “difesa dei diritti d’autore”, ma che è un pasticcio dal quale sarebbero usciti vincenti solo i grandi network. E perdenti tutti i “content producers”, cioè i milioni di fruitori e attori della Rete.

Il fulcro del cosiddetto "ragionamento" della Commissione (che, in effetti ha cercato di guidare il processo) stava nei famigerati artt. 11 e 13 che, ridotti in termini comprensibili alle masse, significa che se vuoi pubblicare un qualsiasi contenuto, devi prima accertarti che non sia coperto dal diritto d'autore. Se non lo fai sarai "bannato" e punito.

Per arrivare a questo risultato i parlamentari europei sono stati bombardati per mesi dagli "studi" di Google, Yahoo, Microsoft, Facebook etc. Sistema classico nel quale il singolo parlamentare si trova ad essere libero più o meno come lo è un carcerato sotto massima sicurezza. Nonostante questo dettaglio la norma non è passata, perché i dubbi sul significato hanno cominciato a mergere con grande vigore.

Infatti, come puoi fare tu, piccolo e piccolissimo "attore" che vuoi scambiare le tue idee sul web, buone o cattive che siano, a sapere se sei nel lecito o nell'illecito? Tu non hai nessun "filtro" che ti mette in guardia. È come muoversi con gli occhi bendati. Mentre i "grossi" i filtri ce li hanno, eccome! E siccome i grossi lavorano per il Potere, il quale li usa — come ormai sappiamo e come stiamo sperimentando giorno dopo giorno, sempre più intensamente — per colpire quella parte critica del web che produce contenuti critici nei confronti del Potere, dei Poteri, che sappiamo chi sono: le grandi concentrazioni finanziarie mondiali, qualche volta i governi, mai i popoli.

Così i termini della discussione diventano immediatamente chiari: non sono questioni tecniche, sono problemi di democrazia sostanziale. La legge non è e non sarà uguale per tutti, anche se la direttiva europea sarà presentata come strumento di difesa per "tutti".

Ora la direttiva torna al negoziato tra Parlamento, Commissione e Consiglio. Dunque la battaglia non è finita, sebbene la procedura è tale che le pressioni lobbistiche finiscono di solito per prevalere su quelle dell'interesse della collettività.

Il voto del 5 luglio ha dimostrato comunque che molti, perfino nel Parlamento europeo, hanno cominciato a capire meglio cos'è questa storia, divenuta ormai talmente "di moda" da essere introdotta nei vocabolari di tutte le lingue: quella delle fake news.

Ovviamente ce ne sono, di fake news, sia nella Rete che nel mainstream. Soltanto che è il mainstream, i grandi social network che oggi brandiscono, per diretto incarico del Potere, l'arma delle fake news contro la grande massa degli utilizzatori del web. Momento epocale, trampolino di lancio dell'operazione imbavagliamento della Rete è stato il famoso ormai "Russiagate: la demonizzazione della Russia, già in corso, è servita per demonizzare le fake news. Queste ultime sono state attribuite alla Rete. Dunque il mainstream è divenuto il guardiano della verità.

Operazione in corso, non ancora terminata, multilaterale, gestita con sapienza, a piccoli passi, ma che procede con la potenza di uno schiacciasassi. Serve (dovrebbe servire, nelle intenzioni dei suoi creatori/promotori) a superare la fase della "disconnessione cognitiva" che attraversa tutta la società occidentale e che si è espressa nella Brexit, nell'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, e nel collasso progressivo di fiducia dei popoli europei nei confronti delle loro élite tradizionali.

Cosa sia la "disconnessione cognitiva" è presto detto: a milioni, giorno dopo giorno accade di trovarsi sconcertati, prima sorpresi poi irritati, di fronte a un racconto del mondo (dai più vicini ai più lontani) che non corrisponde più a ciò che si vede e si percepisce. Sono le fake news a ripetizione, prodotte dal mainstream, specie televisivo, che si manifestano come sempre più incredibili, insopportabili. Cioè il controllo delle menti dei milioni e miliardi diventa sempre meno efficace, anche se chi subisce la gragnuola di menzogne, il racconto di una realtà virtuale inesistente, non sa districarsi tra la verità e la menzogna, non ha la risposta.

Ciò produce però inquietudine, come quella, esattamente, di chi percepisce di essere ingannato, ma non sa bene chi e come lo sta ingannando. La Rete, a sua volta, è virtuale e non garantisce la verità. Ma non è interamente, ancora, sotto il controllo di qualcuno. La battaglia sarà quella di impedire che essa vi cada.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Internet, diritti, web, UE
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