05:22 18 Luglio 2018
Antonio Campa

Economista italiano arriva in Russia per fare carriera e ci trova tutta la sua vita

© Foto del blogger fornita da Antonio Campa
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Maxim Maximov
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Quattro anni fa l’allora studente italiano Antonio Campa si è trasferito dall’Italia alla Russia per specializzarsi e imparare la lingua. In quattro anni ha lanciato la sua carriera, trovato molti nuovi amici e l’amore.

Antonio Campa
© Foto del blogger Antonio Kampa
Antonio ha preso l'inaspettata decisione di lasciare l'Italia per la Russia dopo la sua laurea triennale. Ora ha finito la specialistica e procede i suoi studi presso una delle università statali, a 28 anni insegna diverse discipline economiche, in russo, ha all'attivo circa 30 pubblicazioni e idee abbastanza chiare su cosa fare nella vita. Vive a Chelyabinsk da quasi 4 anni e malgrado il clima insolito e l'aria inquinata della città industriale non ha intenzione di partire.

Antonio Campa racconta a Sputnik Italia come si vive a Chelyabinsk, perché economie della Russia e dell'Italia sono assai simili e come la cucina russa rispecchia la sua società:

— Antonio, quando ti è venuta in mente l'idea di andare in Russa cosa aspettavi?

— Venire in Russia è stata un po' una scommessa e un po' una scelta non ponderata; mi capita spesso di pensare come sia riuscito ad andare avanti soprattutto agli inizi, senza conoscere la lingua russa. In Italia avevo una certa frustrazione, non potevo immaginare il mio futuro, non vedevo una prospettiva e allora, per cercare di crearmela decisi di venire in Russia, fare un'esperienza fuori dal comune per poi tornare indietro con un bagaglio culturale che mi avrebbe aiutato nel trovare lavoro in Italia.

I fattori che hanno scombussolato radicalmente i miei piani sono state le persone che ho conosciuto qui; mi hanno apprezzato, mi hanno fatto sentire utile e lo fanno tutt'ora, ho iniziato ad integrarmi e loro mi hanno aiutato in questo, quindi per ora ho preso la decisione di restare. Sinceramente quello che mi aspettavo era un qualcosa di diverso rispetto all'Italia, un'esperienza nuova che cambiasse radicalmente la mia vita, insomma uno stimolo.

— Insegni una serie di discipline economiche e fai il dottorato all'Università Statale di Chelyabinsk, dove ti sei anche specializzato. Quali sono i tuoi interessi scientifici?

— Finita la triennale all'Università del Salento continuai la specializzazione alla Statale di Chelyabinsk. Conclusi gli studi nel 2016 mi è stato offerto di insegnare qui e l'anno scorso ho vinto una borsa di studio per fare il dottorato. Non era nei miei piani francamente ma come ho già detto una volta arrivato qui molte cose sono cambiate, in meglio si intende.

Adesso insegno politica economica, storia del pensiero economico, micro e macroeconomia, econometria e lo faccio in russo. Inoltre, l'Istituto dove lavoro e il suo direttore Viktor Barkhatov, hanno finanziato non solo tutte le mie pubblicazioni ma anche i viaggi per le conferenze alle quali ho partecipato aiutandomi a sviluppare anche la sfera scientifica e di ricerca del mio lavoro. Attualmente ho pubblicato più di 25 saggi e 3 monografie, ho preso parte a 17 conferenze, 5 delle quali fuori dalla Russia, sono stato a Lisbona nel 2016 e a Roma nel 2016. Mi interesso molto al mondo delle PMI e anche allo studio del sistema capitalistico e delle sue trasformazioni. Peccato solamente che gli articoli così come le presentazioni sono tutte in russo o in inglese, in italiano ho pubblicato solo 2 articoli.

Mi pesa però sapere di non poter aiutare la mia Nazione, provo nostalgia per l'Italia ma soprattutto per chi vive li, abbiamo tante qualità che però non riusciamo a sfruttare; è un peccato e questa cosa mi fa soffrire. Però sono molto felice del fatto che qui vengo preso in considerazione, per me il mio istituto e la mia Università rappresentano un luogo di crescita e di sviluppo. Viktor Barkhatov è colui che ha creduto in me anche quando io stesso non ero in grado di farlo, è anche merito suo se oggi sono quello che sono qui in Russia.

Antonio Campa prende parte a una conferenza economica a Lisbona
© Foto : fornita da Antonio Campa
Antonio Campa prende parte a una conferenza economica a Lisbona

— Il tuo mentore, dottore in scienze economiche Viktor Barkhatov, ha più volte menzionato che nelle regioni russe la distribuzione del capitale non è tanto uniforme. Secondo te, quanto è importante questo problema sia per la Russia sia per l'Italia?

— La Russia in qualche modo è simile economicamente all'Italia riguardo la distribuzione non uniforme della ricchezza; qui diciamo che il divario tra Mosca ed in parte anche San Pietroburgo e il resto della Russia è evidente, però è anche vero che negli ultimi anni, grazie ad una politica decentralizzata che da più potere alle singole regioni, altre zone della Russia stanno cercando di ridurre queste differenze. Mi viene da pensare al Tatarstan, o a Sochi così come ad Ekaterinburg. Sono tutte realtà che si stanno sviluppando e stanno crescendo economicamente.

Sarò sincero, io vorrei aggiungere anche Chelyabinsk perché negli ultimi anni anche la capitale degli Urali meridionali sta sviluppando i propri affari dal punto di vista industriale, così come la città stessa continua ad espandersi e a costruire. Vorrei anche aggiungere del particolare legame che c'è fra Chelyabinsk e l'Italia, qui ci sono già realtà italo-russe che operano e stanno facendo crescere il mercato, dal mio punto di vista questo è merito del Console Onorario Dott. Antonio Piccoli che negli ultimi anni, grazie anche al Forum Economico Chelyabinsk-Italia che lui stesso organizza ogni due anni, da la possibilità alle imprese italiane e a quelle di Chelyabinsk di potersi incontrare e fare affari. Devo dire che le istituzioni italiane qui in Russia mi hanno sempre mostrato efficienza e umanità (ovvero ciò che non ho mai riscontrato in Italia sinceramente) e francamente i risultati si vedono.

— I tuoi studi a Chelyabinsk sono diversi da quelli in Italia? Come puoi valutare la qualità dell'istruzione in Russia?

— Decisamente, ci sono pro e contro a mio avviso. L'università Italiana ti stressa, ti provoca, ti fa saltare i nervi; molti abbandonano ma chi riesce a finire gli studi alla fine può dire di possedere un bagaglio culturale che non ha pari con le altre nazioni (Russia compresa). Il problema semmai è che in Italia, l'università è un'istituzione a sé, non ha dei veri legami né col mondo del lavoro né con gli studenti stessi. Qui in Russia invece c'è molto più dialogo fra le imprese e le università, ogni semestre gli studenti sono chiamati a fare un periodo di pratica; inoltre ci sono forme di studio specifiche per chi lavora, spesso mi capita di fare lezione alle 18.30 per chi la mattina lavora ad esempio; in Italia ciò è pura utopia.

La famiglia di Antonio a Chelyabinsk
© Foto : fornita da Antonio Campa
La famiglia di Antonio a Chelyabinsk

Inoltre qui in Russia, esiste un rapporto fra il professore e lo studente che in Italia non ho mai avvertito; potrei concludere dicendo che l'università russa è più simile alle scuole superiori, qui diamo i compiti agli studenti, test intermedi, mettiamo voti. Conoscendo meglio i propri studenti, l'esame diventa più una verifica del lavoro fatto durante il semestre qui in Russia; in Italia invece ricordo che in molti esami la domanda decideva tutto, tu potevi anche studiare tutto il libro, poi ti beccavi la domanda che non ricordavi ed eri a casa.

Complessivamente, posso dire che l'Istruzione in Russia sotto molti punti di vista, primo fra tutti quello umano e anche quello scientifico; fra i contro invece credo che l'università russa necessiti di un miglioramento dal punto di vista delle infrastrutture e delle tecnologie, ma sono fiducioso sul futuro.

— Raccontaci un po' della tua ragazza Katya. E' vero che grazie a lei sei diventato un fan della cucina russa? Ai tuoi amici in Italia sono piaciuti piatti russi?

— Katya ed io vogliamo tutti e due la stessa cosa, essere felici insieme.Per questo molte domande tipo "che fate rimanete in Russia o ve ne andate?" restano tutte col punto di domanda. Grazie a lei credo di essere non solo fan della cucina russa, ma di riuscire a comprendere e a vivere qui con più spensieratezza e felicità. Lei mi aiuta in tutto qui in Russia, e spesso il suo aiuto è di fondamentale importanza. Si, ho conosciuto la cucina russa ed è buonissima! A maggio sono venuti a trovarmi mio padre e mia sorella e tutti e due sono rimasti piacevolmente colpiti non solo dalle zuppe, ma anche da altri cibi.

La cucina in Russa rispecchia la sua società: ovvero piatti di diverse culture ma senza fare un miscuglio disomogeneo come sta avvenendo in Europa. L'oliviè ha fatto furore, a mio padre è piaciuta moltissimo la solyanka, a mia sorella invece gli shashliki di pollo con la salsa adzhika soprattutto.

 Consiglieresti ai giovani stranieri di venire in Russia a studiare e lavorare? Gli stipendi qui non sono molto alti, esclusa Mosca e alcune altre grandi città.

 Se pensiamo all'immigrazione tradizionale la Russia non rappresenta il paradiso, stipendi non paragonabili a quelli italiani; però pensando al nuovo tipo di immigrazione, fatta di giovani senza lavoro e/o laureati in cerca di riscatto allora consiglierei vivamente la Russia! Gli stipendi possono anche essere bassi, ma questo perché il costo della vita anche è decisamente più basso rispetto all'Italia.

Antonio insieme a suo padre a Chelyabinsk
© Foto : fornita da Antonio Campa
Antonio insieme a suo padre a Chelyabinsk

Credo che conoscere il russo e la Russia, in quanto realtà economica emergente con una lingua difficile ma parlata da circa 300 milioni di persone, possono essere delle qualità importanti per trovare lavoro; allo stesso modo il bagaglio culturale italiano/europeo qui in Russia è molto preso in considerazione; posso dire che essere italiani in Russia significa essere cittadini privilegiati. Credo che qui in Russia ci siano molte più possibilità rispetto all'Italia. Consiglierei sia di studiare che di lavorare, poi se uno se ne vuole andare è sempre libero di farlo, però un'esperienza in Russia ti da un bagaglio di conoscenze secondo me unico. A tal proposito se a qualche lettore servissero delle informazioni più dettagliate, domande o consigli, se posso essere utile mi metto a completa disposizione.

 Come descriveresti Chelyabinsk in tre parole?

 Lavoro, inquinamento, freddo.

E se mi dai la quarta parola vorrei aggiungere "Prospettiva".

 In un'intervista hai detto che secondo tuo padre Chelyabinsk è molto simile a Milano. Però Chelyabinsk è una città industriale severa piena di fabbriche. Secondo te, Chelyabinsk ha il potenziale per diventare una destinazione turistica?

 In quell'intervista dissi che per mio padre Chelyabinsk è la Milano di quarant'anni fa, chi ha vissuto nella Milano degli anni 70 sa a cosa si riferisce mio padre. I fumi delle fabbriche in funzione, i tram come dice squadrati, le strade larghe, i condominii a 10 piani e via dicendo. Credo che mio padre si riferisce di più a quell'interland milanese degli anni 70 che creò tanto benessere, penso alle fabbriche e al lavoro che ne deriva.

Oggi Chelyabinsk è questo, una classica città industriale, però posso dire che nasconde anche molta storia che secondo me è sottovalutata dai russi. Anche se a volte mi prendono per pazzo qui, credo che Chelyabinsk possa cercare di sviluppare il settore turistico, non dico di diventare una meta ma per lo meno di poter sviluppare anche questo settore.

Il padre di Antonio Campa in visita a Chelyabinsk
© Foto : fornita da Antonio Campa
Il padre di Antonio Campa in visita a Chelyabinsk

 Forse hai sentito parlare di qualche mito su Chelyabinsk? Dicono per esempio che sotto il monumento di Lenin sulla Piazza della Rivoluzione c'è un sistema di gallerie abbandonate che, secondo i digger, vengono protette dagli spiriti?

 Sulle gallerie protette dagli spiriti mi parlò una volta un collega, zittito a sua volta da altri colleghi perché a loro avviso erano tutte idiozie. So anche delle fabbriche nel rione ChTZ abbandonate dove durante la Seconda Guerra Mondiale vennero fabbricati i famosi carroarmati che permisero all'Unione Sovietica di vincere la guerra dopo 27 milioni di morti; per questo motivo Chelyabinsk è soprannominata la città carroarmato anche se oggi a me sembra che questo soprannome accentua di più l'idea della città come classico polo industriale.

So pure che in passato sulla Prospekt Lenina* (la via Roma di ogni comune italiano tanto per intenderci) c'era in passato una cattedrale cattolica costruita durante il regno di Ekaterina II che però venne smantellata subito dopo la rivoluzione d'ottobre. Secondo me la cosa più interessante è che agli abitanti di Chelyabinsk tutte queste storie non potrebbero essere considerate interessanti dai "forestieri", e quindi si stupiscono tutti quando chiedo invece maggiori spiegazioni.

* Dopo la caduta dell'URSS vie in alcune città sono state rinominate nel corso di desovietizzazione

 

Tags:
studenti, Economia, Chelyabinsk, Italia, Russia
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