06:44 20 Ottobre 2018
Angela Merkel e Horst Seehofer in Bundsetag

Un bluff chiamato Merkel

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Gian Micalessin
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Sembra un secolo, ma era meno di tre anni fa. Nel dicembre 2015 il faccione di Angela Merkel campeggiava sulla copertina di Time. La rivista statunitense le regalava il titolo di personaggio dell’anno.

Giornali e tv di tutto il mondo la celebravano come l'unico vero leader europeo. Lei, intanto, salutava l'arrivo di un milione di migranti e ripeteva "ce la possiamo fare". Ma è stato solo un grande bluff. Una farsa impostaci da una Cancelliera rivelatasi una mediocre calcolatrice incapace di prevedere le conseguenze delle sue scelte. A tre anni di distanza la convinzione di poter aprire le porte della Germania e dell'Europa a torme di disperati sta portando al tracollo l'Europa, la Germania e la stessa Angela Merkel.

E così del mito della Cancelliera convinta di potersi misurarsi con Donald Trump e Vladimir Putin resta oggi ben poco. L'ultimo a ridimensionarla è stato il suo ministro degli esteri Horst Seehofer. E lei pur di evitare una devastante crisi di governo ha dovuto rimangiarsi tutte le convinzioni di quel glorioso 2015. Pur di restare in sella la Cancelliera — paladina della liberta di movimenti e nemica giurata di chi pretendeva di bloccare alle frontiere quelle torme di disperati — si sta rimangiando tutte le sue convinzioni. Pur di soddisfare Seehofer ha proposto l'apertura di centri d'internamento per identificare i migranti fermati alle frontiere e respingere tutti i titolari di una richiesta d'asilo in altri paesi europei. Così si libererà di gran parte dei migranti arrivati al confine tedesco dopo esser entrati in Italia Grecia o Spagna, ma minaccia anche di far saltare Schengen e portare al tracollo l'Unione.

Ma queste sono solo le ultime conseguenze del colossale abbaglio che oltre a garantire la crescita esponenziale dei cosiddetti partiti "populisti" ha pesato anche sulla scelta degli inglesi di scegliere la Brexit nel 2016. Senza contare il solco scavato con Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, ovvero quel blocco di Visegrad contrario all'accoglienza e alla redistribuzione dei rifugiati. 

Ma la cantonata del 2015 sui migranti è solo una delle tante inanellate dalla tanto celebrata Cancelliera. E non avrebbe condizionato così pesantemente gli umori europei se non fosse stata preceduta dall'egoistica pretesa di Berlino di piegare il resto dell'Unione, Italia in primis, ai suoi diktat finanziari. Una pretesa apparsa crudele quando la Merkel impose il più severo rigore ad una Grecia che proprio in virtù di tanta durezza finì con il guadagnarsi l'immeritata simpatia di parte delle opinione pubbliche europee. Per non parlare della fallimentare rottura con Vladimir Putin decisa nel 2014 in ossequio alle politiche di Obama. In cambio dell'allineamento su Ucraina e sanzioni a Mosca la Cancelliera sperava d'incassare atteggiamenti più concilianti sul colossale surplus di una Germania le cui esportazioni negli Usa superano di 65 miliardi di dollari quelle americane. Anche quella strategia appare oggi fallimentare. Mentre Trump rimette il surplus tedesco al centro del contenzioso la Cancelliera deve far i conti con il malumore delle aziende tedesche preoccupate dal peso di quelle sanzioni a Mosca che rendono sempre più costose le importazioni di metalli russi. E mettono ulteriormente a rischio un settore automobilistico e metallurgico già minacciato dai dazi americani. 

Ma il peggio per lei deve forse ancora venire. Lo spregiudicato compromesso con Seehofer rischia infatti di sollevare la rabbia dell'elettorato socialdemocratico già indignato per la proposta di aprire gli "anker", i campi d'internamento considerati dalla sinistra delle vere prigioni a cielo aperto. La Merkel salvatasi dagli artigli del falco bavarese rischia così di ritrovarsi atterrata dalla retromarcia di un partito socialdemocratico pronto a far cadere il governo pur di non tradire il proprio elettorato. E da quella caduta la Merkel rischia di non risollevarsi più. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
politica, Vladimir Putin, Donald Trump, Horst Seehofer, Angela Merkel, Europa, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania
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