06:30 24 Ottobre 2018
Stretta di mano tra Trump e Macron

Sempre più duro il confronto tra Italia e Francia

© REUTERS / Philippe Wojazer
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Germano Dottori
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L'Eliseo ha sostanzialmente cercato di destabilizzare il quadro politico italiano. Si fosse limitato alla narrativa, poco male.

Italia e Francia appaiono ormai ai ferri corti. A determinare le tensioni sono soprattutto gli effetti dell'ascesa al potere di un nuovo governo sovranista a Roma, che ha già modificato alcuni aspetti essenziali della politica estera italiana in una direzione ostile agli interessi francesi. A rimescolare le carte è stata soprattutto la scelta, formalizzata dal premier Giuseppe Conte al G7 svoltosi in Canada, di schierare l'Italia al fianco di Trump non appena questi ha fatto cenno all'opportunità di restaurare il G8, riammettendovi la Russia, che ne era stata espulsa dopo la controversa annessione della Crimea.

Si è trattato in effetti di una mossa magistrale, dalle finalità molteplici. In primo luogo, con il proprio appoggio a Trump, Conte è riuscito a dimostrare come le recenti aperture italiane nei confronti di Mosca non nascondano alcun intento eversivo nei confronti della Nato. Tendono invece a facilitare il dialogo che lo stesso Presidente americano intende promuovere con i russi, a dispetto della forte opposizione che incontra su questo terreno da parte degli avversari interni.

In secondo luogo, con questo riposizionamento l'Italia ha vanificato la portata dell'apertura fatta da Macron allo stesso Trump un anno fa, in coincidenza con le celebrazioni della presa della Bastiglia. Gli equilibri si sono quindi modificati, rendendo possibile lo stabilimento di un nuovo asse tra Roma e Washington. Si intravedono importanti sinergie e vale la pena di rilevare come, nel suo viaggio europeo di preparazione al vertice russo-americano del prossimo 16 luglio, il Consigliere per la sicurezza nazionale Bolton non sia andato a Parigi ma abbia visitato Roma, incontrandovi il Presidente del Consiglio, il Ministro della Difesa ed il Ministro dell'Interno.

Le foto che ritraggono l'arcigno diplomatico statunitense sorridente con i suoi interlocutori italiani sono eloquenti indizi della corrente di simpatia creatasi tra il nuovo governo italiano e la Casa Bianca. L'invito rivolto a Conte a recarsi a Washington il 30 luglio è un'ulteriore conferma del nuovo clima, che nuoce alla Francia. Ed anche se Bolton sembra aver chiesto all'Italia di non porre veti al rinnovo delle sanzioni, poi effettivamente prorogate in sede di Consiglio Europeo, questa chiusura potrebbe venir meno nel caso in cui il prossimo incontro tra Trump e Putin avesse successo.

L'inquilino dell'Eliseo deve aver compreso le potenziali implicazioni della mossa italiana: la fine della sua luna di miele con Washington e l'inizio di quella tra l'Italia e l'America possono dischiudere le porte alla rivalutazione americana del ruolo di Roma nel Mediterraneo e, forse, ad un più attivo concorso della finanza statunitense alla difesa di alcuni settori dell'economia del Bel Paese da tempo presi di mira dagli imprenditori transalpini.

Di qui, la reazione emotiva che si è osservata, con un Macron intento strumentalmente a ritrattare le sue richieste di maggior rigore all'Italia nel controllo dei flussi migratori e nei rimpatri dei cosiddetti migranti economici, per farsi sponsor di una politica dell'accoglienza polemicamente contrapposta alla postura più intransigente adottata dal governo giallo-blu nei confronti delle Ong che pescano profughi nel canale di Sicilia.

L'Eliseo ha sostanzialmente cercato di destabilizzare il quadro politico italiano. Si fosse limitato alla narrativa, poco male. Ma Macron ha fatto di più, incontrando segretamente a Roma proprio Giuseppe Conte e facendo visita ufficiale al Papa ed alla Comunità di Sant'Egidio.

È forte la sensazione che il Presidente francese abbia provato a mobilitare il cattolicesimo progressista in favore di Parigi, facendo altresì leva sui rapporti intrattenuti dal premier con la diplomazia vaticana per aprire un cuneo tra le forze politiche che lo sorreggono ed addomesticare l'Italia.

I risultati ottenuti da Macron con questa controffensiva non sembrano però aver interamente soddisfatto le aspettative transalpine. Un'interpretazione dell'accordo raggiunto a Bruxelles favorevole agli interessi francesi data dallo stesso Macron è già stata infatti respinta da Conte, anche se il compromesso raggiunto appare veramente molto ambiguo e contiene non pochi punti oscuri.

Il confronto è quindi destinato a proseguire, con ripercussioni internazionali che potranno essere avvertite tanto dentro l'Europa quanto in Libia e nel Sahel. Con l'appoggio americano, per proteggersi dai flussi migratori che la raggiungono, l'Italia potrebbe infatti persino tentare di penetrare nel pré carré africano della Francia, come già successe ai tempi della guerra d'Algeria. Per Parigi, questa è una linea rossa. Riflettendo preoccupazioni geopolitiche solide, il nervosismo di Macron è quindi del tutto comprensibile.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Emmanuel Macron, Donald Trump, Giuseppe Conte, Francia, Italia
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