06:29 24 Ottobre 2018
La bandiera dell'UE

L’Europa della solidarietà è stata ufficialmente tumulata al vertice di Bruxelles

© Foto : Pixabay
Opinioni
URL abbreviato
Giulietto Chiesa
890

L’Europa solidale e cooperativa non c’è. E non c’è perché è stata ammazzata da Mastricht, che l’ha sostituita — senza che i popoli europei ne fossero consapevoli e coscienti — con ’Europa della competitività, cioè degli egoismi, a oltranza.

Il nuovo governo italiano giallo-verde era andato con le sue dieci proposte, ma era un'illusione anche soltanto pensare che sarebbero state discusse. Davanti aveva una babele di interessi, di egoismi, di miopie, di presunzioni, in mezzo alle quali si è perduto il senso della tragedia che sta per abbattersi sull'Europa.

In sintesi i "vincitori" sono stati quelli del blocco di Visegrad, capitanato da Polonia e Ungheria: nessun obbligo di ridistribuzione dei migranti che arriveranno in Europa. Nessuna revisione dell'accordo di Dublino. In altri termini nessun passo avanti in termini di accoglienza, ma nemmeno nessuna soluzione alla miriade di altre questioni connesse. Solo grandi dichiarazioni sui "principi" ma, in sostanza, nessuno è obbligato a fare nulla.

Certo, nei 12 punti del documento adottata dai 28 ci sono "anche i principi" del decalogo italiano. Per esempio quello secondo cui quando un emigrante attraversa la frontiera di uno stato europeo, quale che sia, egli "entra in Europa". Ma, in concreto? Possibilmente peggio di prima. L'Unione Europea "resterà a fianco dell'Italia e degli altri stati di prima linea (s'intende Grecia, Malta, Spagna, ma non s'intende, chissà perché anche la Francia); si daranno più mezzi alla guardia costiera libica, si rafforzerà l'operazione Frontex per impedire le partenze. Ma quanto agli "hot spot", nessuno se ne vuole fare carico. L'unanimità c'è solo nell'idea di farli fuori dai confini europei, perfino sganciando pacchi di milioni di euro, ma è ovvio che per farli ci vorrà il consenso degli stati extraeuropei, e questo problema è lasciato sospeso per aria.

Dunque i migranti che riusciranno a prendere terra nell'Unione Europea dovranno essere portati nei centri di sorveglianza e filtraggio creati dagli stati membri, ma "su base del tutto volontaria". Adesso si è aperto lo scontro in Italia tra governo (Salvini prima di tutto) e l'opposizione composta dai brandelli del Partito Democratico e da tutta la stampa "globalista", con tutte le tv in coro, per decidere chi ha vinto e chi ha perso a Bruxelles, e assegnare i voti al premier Conte. In realtà la posizione dell'Italia qualche punto a suo favore l'ha ottenuto: la battaglia contro le cosiddette ONG è divenuta europea.

Nel comunicato finale c'è scritto che "tutte le imbarcazioni che operano nel Mediterraneuo devono rispettare le leggi applicabili (ma esistono leggi non applicabili?,ndr) e non fare ostruzione nei confronti delle operazioni della guardia costiera libica". E il governo italiano, non essendo riuscito a ottenere altro, in termini di condivisione di responsabilità e impegni, risponde, sempre per bocca del Ministro dell'Interno, con la linea dura dell'autodifesa: non apriremo i campi e bloccheremo i barconi.

Alla schermaglia politica, in cui il presidente francese Macron si è mostrato particolarmente aggressivo contro le posizioni italiane e totalmente refrattario (peggio di quelli di Visegrad), ha fatto da contrappunto un'altra tragedia: oltre cento affogati a pochi passi dalle coste libiche. E cresce il timore che questo tipo di ecatombi diverranno di nuovo frequenti, magari organizzate dai trafficanti, per moltiplicare la pressione politica "umanitaria" sui governi dei paesi rivieraschi, tutti, dalla Grecia a Malta, alla Spagna e soprattutto all'Italia. È' evidente, infatti, che esistono forze diverse, ma organizzate e finanziate, cioè niente affatto spontanee, che puntano a destabilizzare la situazione politica all'interno dell'Europa.

Di fronte a questa evidenza, i 28 paesi sono riusciti a partorire il topolino del "rafforzamento" del partenariato con l'Africa, con 500 milioni di euro che verranno trasferiti dal Fondo Europeo di sviluppo al Fondo Fiduciario per l'Africa. Si può già scommettere che la gran parte di questi soldi resterà (o tornerà) in Europa e il poco che arriverà in Africa sarà la prebenda per i governi africani amici dell'Europa attuale. A questi andrà aggiunta la fetta più grande: tre miliardi di euro per confermare l'accordo con la Turchia affinché non riapra "l'autostrada dei Balcani".

Il problema non è chi ha vinto e chi ha perso. L'unica cosa certa è che questa Europa non ha futuro. Il picco della crisi è stato solo rinviato di qualche ecatombe. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Diplomatico russo a Bruxelles commenta sostegno di Atene a sanzioni
Rappresentate russo a Bruxelles commenta i risultati del vertice UE su immigrazione
Tags:
Gruppo Visegrad, Matteo Salvini, Emmanuel Macron, Italia, Germania, Ungheria, Polonia, Spagna, Malta, Grecia, Francia, Bruxelles, UE
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik