20:31 18 Novembre 2018
Bandiera UE

Sanzioni alla Russia prolungate, dal governo italiano solo parole

© AFP 2018 / JOHN MACDOUGALL
Opinioni
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Tatiana Santi
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L’Unione Europea ha prorogato le sanzioni contro la Russia di altri 6 mesi con il beneplacito dell’Italia, sì, del Paese che più si è speso per sottolineare il danno economico delle misure antirusse. Il Made in Italy e gli imprenditori pagheranno come sempre il conto. Insomma, parole, soltanto parole.

Oscurata dall'accordo sui migranti raggiunto dopo una notte di negoziazioni al vertice europeo, nella stampa e nei telegiornali italiani la notizia è passata quasi inosservata. La decisione di prolungare nuovamente le sanzioni contro Mosca però ha un peso non indifferente. Nonostante gli appelli della Coldiretti, dei produttori e degli imprenditori l'Italia non ha posto il veto sulla proroga delle sanzioni, facendo dietrofront sulle proprie decisioni.

Lorenzo Valloreja
© Foto : fornita da Lorenzo Valloreja
Lorenzo Valloreja
Il premier Conte pochi giorni fa ha parlato esplicitamente al Parlamento di un cambio di rotta in merito alle sanzioni, il contratto di governo giallo-verde prevedeva l'abolizione delle misure antirusse. Perché l'Italia nel momento decisivo si è tirata indietro? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Lorenzo Valloreja, saggista, autore del libro "Al di là del pregiudizio".

— L'Unione Europea ha prolungato di altri 6 mesi le sanzioni antirusse. L'Italia, nonostante i preannunci di Salvini e le iniziative espresse nel contratto di governo, non ha posto il veto. Lorenzo Valloreja, l'Italia ha perso così una grossa occasione?

— Sì, ha perso un'occasione importante. Io oggi sui social ho paragonato Conte a San Pietro, che ha rinnegato Cristo nella notte fra il giovedì e il venerdì. Conte ha abdicato al rapporto stretto che l'Italia aveva con la Russia. Noi avevamo un rapporto privilegiato con Mosca e ci eravamo fatti carico di un impegno importante: togliere le sanzioni.

 Come al solito l'Italia si è messa supina nei confronti degli Stati Uniti, che hanno fatto delle pressioni. Questo governo però è nato per cambiare le cose, se la situazione rimane così com'è, forse non ha più senso avere questo governo. Bisogna rivedere il tutto, perché le sanzioni non solo vanno a ledere gli interessi economici italiani, ma è una questione anche di stabilità politica e di sicurezza nel Mediterraneo.

— Cioè?

— In Italia questi giorni non si fa che parlare di flussi migratori che passano dalla Libia, un Paese spaccato in due. L'Italia ha un rapporto con il governo occidentale di Tripoli, mentre Putin ha forti legami con il governo di Tobruk. Anche se l'Italia adesso porterà 12 navi in Libia rimane sempre la parte orientale che è separata, l'interesse dell'Italia è che il Paese sia solido e unito. Un interlocutore per un possibile riassetto futuro della Libia è proprio la Russia. L'Italia non può chiedere una mano alla Russia per unificare il Paese se poi si comporta come tutti gli altri Paesi, cioè da nemico.

— Secondo te perché l'Italia ha ceduto al vertice europeo sulla questione delle sanzioni?

— A metà luglio ci sarà l'incontro a Helsinki fra Putin e Trump, i due presidenti parleranno di diversi temi caldi, ma soprattutto di sanzioni. Se l'Italia avesse fatto "una guerriglia" in seno all'Ue ponendo il veto e convincendo gli altri Paesi a togliere le sanzioni alla Russia, gli Stati Uniti avrebbero subito un grande smacco. Invece stando alla situazione attuale gli americani avranno di nuovo la palla fra le mani, magari proporranno in quell'occasione di togliere le misure restrittive contro Mosca. Trump ha proposto di aprire il G7 alla Russia, il presidente americano trovò una sponda in Conte.

L'Italia adesso ha fatto purtroppo una figura tapina. L'America si presenterà ad Helsinki forte del fatto di avere le sanzioni contro la Russia, che è un'arma di ricatto nei confronti di Mosca. Conte ha fatto un discorso in merito alle sanzioni in Parlamento, nel momento in cui non passa ai fatti mette in discussione anche il governo stesso.

— La politica italiana nei confronti della Russia cambierà veramente solo dopo le elezioni europee del 2019 secondo te?

— A questo punto capiamo che al governo manca la chiarezza sugli scopi internazionali. Se ad Helsinki Trump ci farà la grazia di togliere le sanzioni alla Russia, può essere che l'Italia si sentirà più sicura a continuare in quella direzione. Noi non possiamo però essere a carico degli Stati Uniti. L'Italia aveva l'arma del veto, la doveva usare costi quel costi.

— L'Italia avrebbe potuto giocare così il ruolo fondamentale di ponte fra Europa e Russia?

— L'Italia avrebbe un ruolo importante, ma deve dimostrarlo nei fatti. Come italiano mi vergogno di certe situazioni, il governo giallo-verde aveva detto che avrebbe tolto le sanzioni, poi non lo fa, che figura ci facciamo?

— Evidentemente l'Italia non può agire di testa sua, dipende troppo dalla decisione di altri Stati?

— Evidentemente sì, ma anche a livello della stampa difficilmente passa il concetto che la Russia non è un Paese nemico. Non c'è ancora questa cultura, è tanto il lavoro da fare. Spero che Salvini raduni il governo e faccia il punto della situazione. Ai telegiornali italiani questa vicenda è passata quasi inosservata, ma è molto grave. Ripeto, la Russia non solo a livello commerciale, ma su più temi, compreso quello dei migranti e della stabilità nel Mediterraneo, è determinante.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Sanzioni, Sanzioni contro la Russia, Italia
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