22:36 19 Ottobre 2018
Verona, Piazza dei Signori

“Se fai un figlio in Italia diventi povero”

© Sputnik . Konstantin Chalabov
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Tatiana Santi
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Stando ai dati Istat continua il calo delle nascite in Italia, per l’ennesimo anno i nati sono meno di mezzo milione, si tratta di un minimo storico che riflette un quadro preoccupante. Senza bambini non c’è futuro per nessun Paese, eppure creare una famiglia è sempre più difficile.

"Se fai un figlio in Italia diventi povero", va dritto al punto Gianluigi De Palo, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, che spiega come lo Stato non solo non incentivi le famiglie, ma metta in difficoltà chi decide di fare figli. I giovani hanno il desiderio di creare una famiglia e mettere al mondo dei bambini, ma mancano le condizioni minime per realizzare questo sogno.

Il vice ministro Salvini commentando i tristi dati Istat sul calo della natalità in un tweet indica il sostegno alla famiglia come una priorità del governo. Mettendo da parte gli slogan e le promesse, quali politiche concrete servirebbero per aiutare le famiglie? Sputnik Italia ne ha parlato con Gianluigi De Palo, presidente del Forum delle Associazioni Familiari.

— Secondo i dati Istat continua il calo delle nascite. Gianluigi, perché in Italia si fanno sempre meno figli?

— Questo fenomeno va avanti da 40 anni. La politica non fa nulla per il tema della natalità, perché si da per scontata la natalità, un po' come si da' per scontato il turismo. Il ragionamento è: tanto i turisti in Italia vengono, quindi non serve investire in alberghi, aziende per attirare nuovi turisti, per esempio dalla Cina, dai mercati emergenti, come il Brasile.

Lo stesso discorso vale per le nascite, da 40 anni la politica ritiene che in ogni caso la famiglia regge, non si fa quindi quello che fanno in altri Paesi europei, penso alla Francia, alla Germania e ai Paesi Scandinavi. In questi Paesi si attuano politiche per incentivare la natalità. Tutto ciò influisce anche su un approccio culturale. Quando metti i giovani nelle condizioni di non realizzare i propri sogni, quando poni dei limiti e rendi difficoltoso un percorso che dovrebbe essere semplice, cioè formare una famiglia, allo stesso tempo a livello culturale dici alle giovani generazioni che non hai a cuore i loro sogni e le loro aspettative.

— Molto spesso fare un bambino infatti equivale a disoccupazione o comunque si traduce in problemi economici. La famiglia con dei figli non viene per niente incentivata, anzi si ritrova a subire maggiori difficoltà, no?

— Non ci sarebbe nemmeno il bisogno di incentivare, c'è da non mettere in difficoltà. Il vero problema non è incentivare la natalità, ma il fatto che se tu fai un figlio in Italia diventi povero. I dati Istat dicono che la prima causa di povertà è la perdita del lavoro del capo famiglia, la seconda è la nascita di un figlio. È chiaro che non si tratta quindi di incentivare le nascite, ma semplicemente bisogna mettere chi fa un figlio nelle condizioni di non diventare povero.

Uno studio del professore Rosina, uno dei più grandi demografi italiani, condotto su 2 mila giovani, dice che i giovani fra i 18 e i 24 anni alla domanda "che cosa vuoi dalla vita?" rispondono: la famiglia, dei figli e un lavoro. Non sono desideri così complicati. Se chiedi ai giovani quanti figli vorrebbero, l'82% risponde di voler 2 o più figli. Il desiderio c'è, non si hanno le condizioni per realizzare questo sogno.

— I giovani vogliono fare figli, ma mancano le condizioni. C'è chi lo spiega attraverso dei motivi puramente economici, chi invece parla di un problema anche culturale. Tu che ne pensi?

— Le condizioni mancano, ma la voglia c'è. Molti giovani mi scrivono quotidianamente, spiegandomi che uno dei due partner non ha lavoro, non hanno un lavoro a tempo indeterminato, non possono quindi prendere il mutuo per la prima casa. Senza una casa e senza un lavoro cadono le premesse minime per fare un figlio. Io per esempio mi sono sposato quando avevo un lavoro precario, mia moglie non lavorava e non avevamo casa, però un conto sono le scelte che provengono anche da una visione della vita religiosa, un conto è la globalità. Io parlo a tutti quanti.

L'aspetto culturale e quello economico sono intrecciati. Molti in Italia si dividono fra chi ci vede solo una questione economica e altri che lo reputano solo un problema culturale. In realtà sono due facce della stessa medaglia. Se economicamente non mettiamo i giovani nelle condizioni di mettere al mondo un figlio anche a livello di mentalità stai dando un forte segnale. Il minimo indispensabile è difficile da avere in Italia.

— Con il nuovo governo è nato il ministero della famiglia e della disabilità. Quali politiche concrete servono per sostenere le famiglie?

— Innanzitutto ci vuole volontà politica, è una macro condizione. Le politiche della natalità si basavano sul concetto che la famiglia avrebbe retto comunque. Ci si concentra sull'emergenza e non si fa nulla per qualcosa che produca frutti nel lungo periodo, magari per i tuoi figli non per le prossime elezioni.

Con il Forum delle Associazioni Familiari da anni parliamo di una fiscalità che metta le famiglie nella condizione di non percepire lo Stato come un concorrente, il quale ti mette le mani in tasca per toglierti dei soldi, ma come un alleato. Oggi come oggi in Italia tu paghi le tasse non in base alla composizione familiare, ma in base al reddito. Una famiglia composta da due persone che ha 40 mila euro di reddito paga le stesse tasse di una famiglia con 6 persone con 40 mila di reddito. È profondamente iniquo.

Inoltre bisogna fare più attenzione al lavoro femminile, quando una donna è costretta a nascondere il pancione perché altrimenti viene licenziata è una cosa aberrante. Bisogna fare attenzione ai giovani, se un giovane non lavora è costretto ad andare all'estero a realizzare i suoi sogni familiari e lavorativi, quindi vengono esportati cervelli e pancioni. Servirebbe anche un aiuto ai giovani per l'acquisto della prima casa.

— Tu sei padre di 5 bambini. Senza figli non c'è futuro, secondo te i politici lo capiranno? Qual è il tuo auspicio?

— Tutto ciò che ho detto finora è triste, se vogliamo, ma c'è anche qualcosa di cui rallegrarci. Innanzitutto il desiderio c'è, dobbiamo ricordarci che è bello fare famiglia. Dobbiamo riscoprire il nostro petrolio, la famiglia. La famiglia fa risparmiare tanti soldi, è uno spreco enorme non investire sulla famiglia, perché ce n'è bisogno in Italia. È come se stessimo aspettando qualcosa che non arriva mai. Io invito a riscoprire questa bellezza, tutti noi veniamo da una famiglia, dobbiamo riscoprire quanto è bello. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
cultura, Intervista, ISTAT, Italia
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