12:32 18 Luglio 2018
Le bandiere dell'Italia e dell'UE

In attesa del vertice europeo più difficile

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Opinioni
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Giulietto Chiesa
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Il triumvirato italiano (Conte, Salvini, Di Maio) si è presentato al pre-vertice di Bruxelles con una proposta forte, concreta e realistica. Dentro la quale non c’è la soluzione completa ai problemi delle migrazioni, ma c’è l’essenziale per cominciare a ragionare.

"Ce lo chiedono le nostre opinioni pubbliche", ha detto il premier Giuseppe Conte, e la cosa era così evidente da non ammettere repliche.

I "dieci punti" sono chiari e l'Italia si è presa la briga di scriverli prima del vertice europeo del 28-29. Si possono riassumere così: Chi sbarca in Italia sbarca in Europa. Cioè la responsabilità sui naufraghi sarà comune. Dublino dev'essere abbandonato come un documento che serviva, e male, solo all'emergenza. È in gioco Shengen. Secondo: occorrono investimenti collettivi in progetti per frenare l'emigrazione là dove essa comincia e parte. Per esempio nel Niger e in Libia. Occorrono centri di protezione internazionale nei paesi di partenza e di transito. Terzo: occorre dunque una iniziativa politica, diplomatica, economica dell'Europa in quanto tale nei confronti di un vasto numero di paesi, non solo africani (Afghansitan, Pakistan, Bangladesh, per esempio).

Si dovrà superare il criterio del "paese di primo arrivo" che deve farsi carico di troppe funzioni. E, infine, ogni stato europeo dovrà definire le quote di ingresso dei migranti "economici" (che sono la grande massa, oltre il 90%). Chi non lo farà dovrà essere sottoposto a penalità e dovrà rimborsare chi lo farà.

Questa la sostanza. L'Europa — che attraverso la diplomazia di Angela Merkel e la non diplomazia di Macron ha borbottato che ci penserà — non è pronta. Il prossimo vertice generale dell'Unione, del 28-29 giugno si annuncia burrascoso e cacofonico.

L'Italia, comunque, ha già dimostrato di non essere più sola. È ben vero che i suoi potenziali alleati sono a "geometria molto variabile", avendo ciascuno una propria agenda, diversa e in qualche caso incompatibile con quella di Roma. Per esempio il Gruppo di Visegrad, guidato da Orban non sembra incline ad accettare la sua quota di responsabilità in temi di emigrazione. Ed è altrettanto chiaro che il Ministro degl'interni tedesco è più interessato a indebolire Angela Merkel che non a manifestare solidarietà con Salvini.

Ma è evidente che la posizione italiana, assertiva e dura, sta scompaginando il quadro politico che, fino a ieri — e da decenni — era dominato da Berlino e Parigi. Il presidente Macron, con una certa dose di tracotanza, non aiuta a far quadrare il cerchio. Sembra piuttosto impegnato agli interessi "post coloniali" francesi che non a una qualche condivisione delle responsabilità europee. Basti pensare che a fine maggio, cioè pochi giorni orsono, ha convocato a Parigi una riunione di gabinetto sulla Libia, che, in sostanza, ha preparato un piano per "annettere" alla Francia la Cirenaica del Generale Haftar.

Ovvio che, se la discussione diventasse davvero calda, l'Italia avrebbe agio di chiedere conto delle responsabilità francesi proprio sui numerosi "punti di partenza" delle ondate migratorie. In ogni caso siamo alla vigilia di un dibattito in cui si dovranno misurare, uno ad uno, gli "europeismi ipocriti" che hanno contribuito a creare, in risposta, l'ondata cosiddetta sovranista.

Due parole ancora sul "triumvirato" italiano. Il "giovane" Conte se la sta cavando bene. Regge con dignità e acquista peso. Il che non è poco in un contesto così difficile e aspro. Anche gli altri due vertici, Salvini e Di Maio, reggono le tensioni internazionali che stanno creando. Per ora. Il test elettorale amministrativo di domenica 24 giugno (secondo turno) conferma l'avanzata imperiosa della Lega e qualche cedimento del Movimento 5 Stelle. Quest'ultimo a conferma dei sondaggi nazionali che vedono la Lega addirittura al primo posto dei consensi. Le difficoltà, per questo "triangolo", non mancheranno su numerosi altri temi del "contratto di governo" e sulla miriade di questioni che sono rimaste fuori da quel contratto, sulle quali Lega e M5S hanno posizioni tutt'altro che collimanti.

Per ora è così. Si naviga a vista, in attesa che i cosiddetti "mercati" si chiariscano le idee e comincino a sparare le loro bordate.

L'opinione dell'autore può non coincidere conla posizione della redazione.

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Vertice a Bruxelles, vertice, Gruppo di Visegràd, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Emmanuel Macron, Matteo Salvini, Viktor Orban, Angela Merkel, Germania, Bruxelles, UE, Ungheria, Italia, Francia
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