02:59 18 Luglio 2018
Il premier dell'Italia Giuseppe Conte parla al Senato

Il governo del cambiamento…ma la strada è lunga

© REUTERS / Alessandro Bianchi
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Tatiana Santi
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Lotta contro il business dell’immigrazione, difesa del Made in Italy, abolizione delle sanzioni alla Russia. Il governo giallo-verde fin da subito attraverso un programma ambizioso combatte a favore degli interessi nazionali, ma sarà veramente possibile farli valere?

In Italia la musica è cambiata e se ne sono accorti anche al di fuori del Paese. Non appena il governo ha messo in chiaro che le navi ONG con migranti a bordo non sbarcheranno più solo nei porti italiani, l'Italia è stata subito attaccata dagli alleati francesi e spagnoli. La posizione del governo italiano è chiara, ma è difficile dire se in seno all'UE vi saranno cambiamenti concreti a favore di Roma, visto un clima sempre più teso fra i leader europei alla vigilia del Consiglio Ue.

Sono tanti i segnali di rottura rispetto ai governi precedenti: il ministro dell'Agricoltura Centinaio ha detto "no" all'accordo commerciale con il Canada (CETA), per una mancata tutela su tutti i prodotti italiani e sul Made in Italy. Rimane per ora ignoto il futuro dell'accordo a livello europeo. Nonostante l'intenzione di abolire le sanzioni alla Russia, che provocano enormi danni all'economia italiana, è tuttora poco chiaro l'iter per raggiungere l'obiettivo a Bruxelles.

Una cosa è certa: quella che difende i propri interessi è un'Italia "egoista" secondo i partner europei. Anche se il programma del governo giallo-verde segna una rottura con il passato, la strada sembra lunga e tutta in salita. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Giuseppe Palma, avvocato esperto di diritto costituzionale, opinionista per "Libero" e "Scenari economici".

— Il Ministro delle Politiche Agricole Centinaio ha detto "no" al CETA. Giuseppe Palma, che cosa ne pensa di questa presa di posizione e soprattutto ora potrebbe saltare l'intero accordo?

— Credo che il ministro Centinaio abbia fatto benissimo a fermare il processo di ratifica, perché il CETA in realtà era stato approvato dal Parlamento europeo, si attendevano soltanto le ratifiche dei parlamenti nazionali. L'Italia attraverso il precedente governo sostenuto dalla maggioranza PD aveva annunciato che avrebbe ratificato il contratto. Ora, dopo le elezioni del 4 marzo la musica è cambiata e per bocca del ministro dell'Agricoltura Centinaio il governo ha fatto sapere che non ratificherà il trattato.

Ora, se questo significherà bloccare completamente il trattato non lo so, credo che altri Paesi come la Germania siano interessati a ratificarlo. Non so se il trattato troverà una battuta d'arresto, ovviamente se l'Italia fermasse il processo di ratifica ciò significherà un ritardo anche da parte degli altri Paesi.

— Il governo giallo-verde a più riprese si è detto aperto al dialogo con Mosca, già nel contratto di governo si parla dell'abolizione delle sanzioni antirusse. Secondo lei sarà possibile togliere le sanzioni, l'Unione Europea lo permetterà all'Italia?

— È positivo l'atteggiamento distensivo del nuovo governo italiano nei confronti della Russia. Farebbe bene il governo a togliere le sanzioni, credo allo stesso tempo che l'Unione Europea darà battaglia su questo. Il governo dovrà andare in Europa a dire di togliere tutti insieme le sanzioni alla Russia, ma qualora trovasse un'opposizione, soprattutto da parte della Germania e della Francia, l'Italia dovrebbe toglierle autonomamente.

Tuttavia credo che si attenderanno per questo passaggio le elezioni del Parlamento Europeo di maggio 2019. Laddove il Partito Popolare Europeo e il Partito Socialista Europeo insieme non raggiungessero la maggioranza assoluta dei saggi, e questo rischio c'è, sarebbe un aspetto positivo e lì cambierebbe la politica nei confronti della Russia verso la fine delle sanzioni, che ritengo assurde.

— Secondo lei la Germania, nonostante gli importanti danni subiti, non appoggerebbe la proposta italiana di abolire le sanzioni antirusse?

— Prima del maggio 2019 credo di no, perché il governo tedesco soffre in questo momento una presenza un po'più forte del partito di Schulz. Benché abbia preso una forte legnata alle ultime elezioni, in questo governo ha ripreso fiato il partito socialdemocratico tedesco. Questo determina le scelte in politica internazionale, come ad esempio quella di rallentare la distensione dei rapporti fra la Germania e la Russia. La chiave di svolta è nelle elezioni europee del 2019.

— Sul tema dell'immigrazione da subito il nuovo governo italiano ha segnato una vera e propria rottura con il passato. Possiamo dire che ora l'Italia verrà più ascoltata in Europa?

— Tutto quello che il governo italiano sta facendo sull'immigrazione ha determinato due aspetti. La Germania immediatamente è corsa incontro all'Italia dicendo che è necessario parlare, dialogare e accantonare la bozza. La Francia di Macron è andata in escandescenza, il presidente francese addirittura ha detto che abbiamo la lebbra. Tutto ciò ha provocato un forte scossone all'interno dell'Unione Europea, che poi noi dovessimo giungere ad un accordo vantaggioso in sede europea dal punto di vista dell'immigrazione è tutto da vedere.

Certamente le intenzioni che già si sono tradotte in fatti concreti da parte del governo italiano, ovvero nessuna ONG già da 15 giorni sta sbarcando sulle coste italiane, sono un segnale molto forte. Il business dell'immigrazione dietro le ONG non avrà più spazio in Italia. Quello che avverrà a livello europeo lo vedremo con le elezioni europee, che faranno da spartiacque.

— Per tirare le somme, possiamo dire che si tratta di un vero governo del cambiamento per il Paese?

— Dopo 25 anni di strada del pensiero unico dominante, ora si propone un governo diverso che prima di raggiungere obiettivi importanti dovrà far conto con la resistenza dell'establishment. Io personalmente ho fiducia che ci sarà un cambiamento, che però deve passare attraverso tutta la governance europea, dalla politica monetaria, dal fiscal compact e dall'euro. Se non avviene una sterzata da questo punto di vista sarà difficile un cambiamento, ma io nutro una fondata fiducia, certe rivoluzioni non si fanno in poco tempo. Benché l'establishment non abbia più dalla sua parte il popolo, ha però alle spalle i mercati e la finanza. La lotta inizia adesso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Sanzioni contro la Russia, governo, relazioni Italia-Russia, Economia, Trattato Ceta, governo, Europa, Germania, Canada, Italia
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