07:32 24 Ottobre 2018
Monete in euro

Oggi una vittoria contro la Сasta, domani una sconfitta per tutti i pensionati

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Opinioni
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Mario Sommossa
102210

Voglio scrivere, qui e ora, qualcosa che provocherà un’improvvisa orticaria a qualcuno dei nostri lettori. Alludo al tema dei vitalizi dei Parlamentari, sovente rilanciato da molti politici in cerca di popolarità e da colleghi giornalisti pieni d’istinto, demagogico e non solo. Sull’argomento si sono dette tante cose, a volte vere, a volte no.

E' vero, per esempio, che fino a qualche legislatura fa bastava aver "servito" per due anni e mezzo, aver integrato i contributi per altri due anni e mezzo e si maturava il diritto a riscuotere (all'età' prevista dalle normative di allora) quella che, impropriamente, si chiamava "la pensione dei Parlamentari".

E' falso, invece, che bastassero pochi giorni di presenza per ottenerla: il caso spesso citato riguarda un Parlamentare che, regolarmente votato, si vide sostituito per errore da un "collega" che non ne aveva titolo. La Commissione competente della Camera ci mise dei mesi per appurare la verità e vi arrivò soltanto pochi giorni prima della fine della legislatura stessa. Va da sé che al mal(ben?)capitato fu riconosciuto tutto il periodo pregresso, anche se non aveva potuto esercitare la sua funzione. Naturalmente gli furono trattenuti i contributi dovuti ma gli si versò l'intera indennità.

Nel vecchio sistema, l'ammontare del vitalizio era proporzionato al montante dell'indennita' percepita dal Parlamentare in carica (metodo "Retributivo"), esattamente come si faceva per le pensioni dei lavoratori dipendenti prima dell'entrata in vigore della legge Fornero nel 2011. Anche in Parlamento, dal gennaio 2012, il sistema è stato modificato, adeguando la cifra percepibile al livello dei contributi versati (metodo "Contributivo").

Quando, pertanto, si parla oggi di "taglio" o "abolizione" dei vitalizi non ci si riferisce a coloro che lo potranno percepire in futuro, bensì a chi gia' ne fruisce col vecchio metodo. Si tratta cioè di intervenire sui cosiddetti "diritti acquisiti". Occorre notare che sia la riforma Dini del 1995 che la Fornero del 2011 non toccarono le pensioni gia' erogate, limitandosi a intervenire sui "diritti futuri". Quella scelta non fu un volontario atto di generosità verso qualche milione di cittadini, bensì il semplice rispetto di ciò che impone lo stato di diritto in ogni moderna democrazia.

Anche la Corte Costituzionale (così come le varie Corti europee) ha più volte ribadito che la certezza del diritto vuole che le leggi non abbiano effetti retroattivi a meno che non esistano motivi eccezionali, di pubblico e vitale interesse e non riguardino solo qualche tipologia di cittadini. In realtà, la Fornero qualche eccezione la fece e, guarda che caso, riguardava la categoria cui appartengo: i giornalisti.

Nel caso di questi professionisti, l'entrata in vigore del metodo "contributivo" e la relativa età per ottenere la quiescenza non entrarono in vigore subito come per tutti gli altri lavoratori, ma fu posticipata al gennaio 2017. In questo caso non furono la Corte Costituzionale o altri Organi giudiziari a suggerirlo ma, probabilmente, la semplice necessità del Governo di allora di ottenere una qualche complicità di quella che si auto-definisce "opinione pubblica".

Torniamo però ai vitalizi percepiti in base alle vecchie regole. Secondo i differenti scenari di calcolo elaborati dagli uffici studi di Camera, Senato o di terzi, il risparmio che potrebbe derivare dalla trasformazione del metodo di calcolo retributivo a quello contributivo andrebbe da 14 (ipotesi minimale) a 80 milioni di euro (ipotesi massima). Se si considera che, per il semplice evitare l'innalzamento di un punto di IVA (obiettivo dichiarato dal Governo e condiviso da tutti i partiti), siano necessarie risorse per ben 12 miliardi, si capisce che siamo di fronte ad un'inezia. Almeno in termini di bilancio pubblico.

Vale quindi la pena intaccare il principio della non retroattività delle leggi (con il rischio che la Corte Costituzionale dichiari la sua illegittimità) per una cifra che, economicamente, non servirebbe a nulla?  Certamente sì, dirà chi si richiama alla lotta contro i privilegi della "casta". Tuttavia, anche costoro non oserebbero mai dire che un eletto dal popolo debba essere" punito" con un trattamento addirittura più basso di quello di qualunque altro cittadino. Tra l'altro, la Costituzione attribuisce alla funzione del Parlamentare un ruolo "speciale" e nega che le indennità percepite siano omologabili a un salario o a uno stipendio e il vitalizio fu considerato parte integrante delle garanzie per la sua indipendenza.

Coppia di anziani
© Fotolia / Oneinchpunch
Ma eccoci al punto. Se le cifre coinvolte nei vitalizi gia' goduti dai Parlamentari non più in carica sono irrisorie per il bilancio dello Stato, se ciò che si vorrebbe fare nei loro confronti non ha intento punitivo bensì solo equiparativo, se per ottenerlo occorrerebbe comunque violare un principio base del diritto, perché tutta questa enfasi sul tema? Che sia pura demagogia?

Confesso di sperarlo. Se così fosse, non sarebbe la prima volta che qualche politico, appoggiato da certa stampa, gonfi volutamente problemi di secondaria importanza per lasciare in ombra cose ben più rilevanti.

D'altra parte, si trova sempre qualche obiettivo fasullo su cui dirottare rabbie e malcontento delle masse.

La mia vera preoccupazione è però un'altra: che dietro la volontà di toccare il principio dei diritti acquisiti per uno sparuto numero d'individui Parlamentari si voglia creare il precedente da applicarsi anche con tutti i milioni di italiani gia' pensionati e con coloro che attendono di percepire la pensione con il sistema pro-rata (metodo retributivo per gli anni maturati fino al 2011 e contributivo per i successivi).

In altre parole, se si riesce a rendere retroattiva la legge per i Parlamentari gia' percettori di vitalizio, Corte Costituzionale permettendo, come non farlo poi anche per quei milioni di concittadini (dipendenti pubblici e privati) che contano sulle pensioni che gia' stanno percependo?

Purtroppo il mio dubbio diventa certezza quando sento che uno dei più accesi sostenitori della volontà di intervenire sui vecchi vitalizi è quel Boeri Presidente dell'INPS che nulla ha a che vedere con gli stessi, poiché essi non sono pagati da lui ma direttamente da Camera e Senato.  Cosa gliene importerebbe se non puntasse a fare la stessa cosa con tutte le pensioni erogate dal suo Istituto?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
pensione, Parlamento, Italia
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