18:47 16 Luglio 2018
Campo dei rom a Parigi

Campi rom, al di là delle polemiche il problema è tutto da risolvere

© AFP 2018 / Alain Jocard
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Tatiana Santi
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In queste ore si discute animatamente sulla proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini in merito al censimento dei rom nel Paese. Mentre si grida al razzismo, l’emergenza dei campi rom però continua ed è ancora tutta da risolvere. Al di là delle polemiche e delle etichette si passerà ad un piano concreto?

Molti hanno definito "schedatura etnica" la misura proposta dal vice premier Salvini riguardante i rom presenti sul territorio nazionale, definendo tale procedura anticostituzionale. Chi appoggia tale iniziativa parla di normale "censimento". Il vero problema, comunque lo si definisca, è che mancano informazioni e dati relativi agli abitanti dei campi rom in Italia. Condizioni di vita disumane, persone senza lavoro che non pagano le tasse, minori che non frequentano le scuole e sono ridotti a mendicare per le strade, questa è la realtà dei fatti.

Si creeranno delle politiche in grado di integrare i cittadini rom nella società? Com'è possibile risolvere il problema abitativo di queste persone sparse per tutto il Paese? Sarà possibile assoggettare alle stesse leggi e agli stessi diritti i rom di cui spesso non si conosce l'identità? Sputnik Italia ha approfondito il tema raccogliendo i punti di vista di Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio, che si occupa di diritti della comunità sinti e rom e Giovanni Nurra, coordinatore della Lega per il Nord Sardegna.

— Carlo Stasolla, perché ritiene sbagliata la proposta del Ministro Salvini sul censimento dei rom in Italia?

— Non sono io ad essere contrario, ma è la Costituzione ed una sentenza del Consiglio di Stato secondo cui in Italia non è possibile fare censimenti su base etnica. È una cosa estremamente grave. L'aveva già tentato di fare l'ex ministro, il collega di partito Maroni nel 2009-2010. È estremamente grave che un ministro della Repubblica abbia affermato cose simili.

— In Emilia Romagna vi è già stato un rapporto voluto dalla sinistra sulla popolazione sinti e rom presente sul territorio. Allora l'iniziativa non ha suscitato tutto questo scalpore, perché?

— Innanzitutto è un censimento su base sociale. L'Emilia Romagna ha fatto un censimento per mappare le persone rom e sinti che vivono in emergenza abitativa. Il censimento riguardava categorie che vivono in determinate condizioni con la finalità di inclusione. Una cosa è farlo invece, come dice Salvini, per motivi securitari, per cui chi è rom irregolare viene mandato via, chi è italiano, "purtroppo", come dice il ministro, dobbiamo sopportarlo.

Si tratta quindi di due approcci molto diversi: un conto è un censimento che analizza problematiche sociali, un altro conto è rivolgersi esclusivamente alle persone rom. Per capire la gravità di un censimento etnico dovremmo sostituire la parola "rom" con "ebreo". Che cosa accadrebbe se oggi si decidesse di censire tutti i cittadini ebrei? Con i rom siamo assuefatti a dire e a fare qualsiasi cosa. È grave e di fronte a questo ci opponiamo fermamente.

— Nel caso di persone rom apolide non ci sarebbe comunque un Paese dove espellerli, giusto?

— Esatto, i rom irregolari di cui parla Salvini sono scappati a suo tempo dalla ex Jugoslavia, hanno perduto la cittadinanza. In Italia a causa della burocrazia non hanno ottenuto alcun documento, quindi sono apolidi di fatto. Sono cittadini, contrariamente a quanto afferma il ministro dell'Interno, che non è possibile espellere.

— I campi rom, soprattutto le condizioni in cui vivono i minori che non frequentano le scuole, sono un problema evidente. Secondo lei come va risolto?

— Non esiste la bacchetta magica ed un'unica soluzione. Ci sono situazioni complesse in varie parti d'Italia, a situazioni complesse vanno date risposte complesse. Sicuramente non con la ruspa, come propone Salvini, ma con politiche di inclusione, così come è stato in alcuni Paesi, pensiamo alla Spagna, dove i rom sono 800 mila, molto più numerosi che in Italia. Negli anni '80 in Spagna sono state attuate politiche inclusive, per cui oggi la stragrande maggioranza dei rom abita in casa, lavora e paga le tasse. Occorre puntare sull'inclusione, sulla scolarizzazione e sulla formazione. Senza l'approccio del ministro che è esclusivamente securitario.


— Giovanni Nurra, qual è il suo punto di vista sulla proposta del ministro Salvini?

— Sono completamente d'accordo con il ministro Salvini. Le nazioni quando vogliono recuperare la propria sovranità hanno necessità di avere il controllo del territorio per la sicurezza. Non c'è nulla di razzista in questo, semplicemente parliamo dell'applicazione di una norma che vale per tutti gli altri italiani, deve valere per tutte le persone che abitano sul territorio italiano.

— Questo tipo di iniziativa è stato già attuato da altri partiti, anche di sinistra, in più regioni. Solo Salvini ha suscitato tanto sdegno, perché secondo lei?

— Perché noi come partito e Salvini in particolare come leader siamo sotto attacco in quanto sovranisti. Siamo contrari alle politiche mondialiste che hanno portato il mondo ad essere una specie di colonia di potenze finanziarie che non hanno nazionalità. Riteniamo che gli Stati nazionali debbano ritrovare la propria sovranità, riprendere a controllare i confini, debbano riconquistare sovranità nelle proprie politiche economiche.

Per quanto riguarda la misura in questione, finché lo propone il PD non vi è alcun problema, se lo proponiamo noi e Salvini si grida subito al razzismo e alla xenofobia. Le etichette di razzisti e xenofobi le usano perché vogliono spostare il dibattito politico dalla sostanza alla forma, impedendo così di andare al nodo del problema. Se io do del fascista a qualcuno sto impedendo che si vada a discutere sulla sostanza. La sostanza in questo caso è corretta e lo dimostra il fatto che anche altri partiti, pure di sinistra, hanno proposto misure del genere. Riteniamo inoltre che i concetti di destra e sinistra siano superati. Ormai il dibattito politico internazionale è formato da sovranisti da una parte e mondialisti dall'altra, fra il pensiero unico e il pensiero nazionale e popolare, che viene bollato come "populista".

— Censimenti o no, il problema dei campi rom e dei minori abbandonati al proprio destino è innegabile. Come andrebbe risolto secondo voi?

— Il problema principale da risolvere è proprio quello dei bambini. In quei campi non si rispettano i diritti umani. Qual è il diritto di un bambino? Di avere una famiglia, un'istruzione e di vivere la propria infanzia. Lo sanno tutti, a parte la narrazione ipocrita, che in quei campi spesso e volentieri si sfrutta il lavoro minorile. I rom spesso non censiscono i propri figli, non si sa quanti e chi siano, da dove arrivino, di che nazionalità siano.

Censimento significa semplicemente che loro devono essere iscritti all'anagrafe come gli altri. Devono essere soggetti alle nostre stesse leggi. Se mi nasce un figlio e io non lo censisco entro un termine prestabilito verrò sanzionato. Se io mando mio figlio a fare la carità in mezzo alla strada arrivano i servizi sociali e me lo portano via. Non capisco perché tutto ciò non valga anche per loro. Perché per loro le leggi non valgono? Con il nuovo governo noi diciamo che le leggi sono uguali per tutti, anche i diritti ovviamente.

— Secondo lei dopo le dichiarazioni e il polverone mediatico il governo passerà ai fatti in questo senso?

— Secondo me sì, perché fino a ieri sembrava impossibile che un governo italiano riuscisse ad impedire uno sbarco o comunque a scoperchiare il vaso di pandora della deportazione degli immigrati ad opera delle ONG. Non si sa chi controlla le ONG, battono bandiere diverse, non si sa chi le finanzi, forse Soros. Questo governo è riuscito a farlo, sono sicuro che si riuscirà anche ad agire sui campi rom e a fare un censimento generale delle persone di cui non si conosce l'identità.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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Rom, Matteo Salvini, Italia
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