05:20 21 Ottobre 2018
Il patriarca Kirill e il papa Francesco

Si va verso il secondo incontro tra Papa Francesco e Patriarca Kirill?

© AFP 2018 / Adalberto Roque
Opinioni
URL abbreviato
Marina Tantushyan
10121

Sono passati oramai due anni dallo storico abbraccio tra Papa Francesco e Patriarca di Mosca e tutte le Russie Kirill. L'incontro che le Chiese cristiane d'Oriente e Occidente aspettato dal 1054, anno del grande scisma, si è concretizzato nel 2016 a Cuba.

In questo breve periodo le due Chiese hanno fatto i passi successivi per un ulteriore avvicinamento. Basta ricordare la visita del Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin (2017) a Mosca e il "pellegrinaggio" in Russia della reliquia di San Nicola che per la prima volta dopo più di 900 anni ha lasciato la basilica omonima di Bari ed è stata accolta con solenne cerimonia nella cattedrale di Cristo il Salvatore di Mosca. 

Inoltre, si stringe la cooperazione ecumenica delle Chiese con l'obiettivo di sostenere i cristiani del Medio Oriente e di venire incontro alle loro esigenze e alle loro attese di pace.

A due anni dalla vis a vis storica tra Francesco e Kirill è giunto il momento di fare un bilancio. Come si svilupperanno i rapporti fra Vaticano e Mosca nei prossimi anni? Riusciranno le Chiese a superare le differenze? E dove si svolgerà il secondo incontro tra Papa e Patriarca?

Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista don Stefano Caprio, in passato missionario in Russia e ora docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma.

— Don Caprio, i rappresentati di chiesa cattolica e quella ortodossa si sono recentemente incontrati alla conferenza a Vienna per celebrare i due anni dall'incontro all'Avana tra il Papa Francesco e il Patriarca Kirill. Come valuterebbe il dialogo attuale tra le due Chiese? Quali conseguenze ha avuto questo disgelo storico su loro rapporti?

— Ci sono stati parecchi incontri negli ultimi mesi, non solo a Vienna, ma anche diverse delegazioni che sono venute direttamente a Roma si sono incontrate con papa Francesco, guidate dai massimi collaboratori del patriarca Kirill come i metropoliti Ilarion e Tikhon. In particolare, incontrando il metropolita Ilarion lo scorso 30 giugno, il papa ha sostenuto le ragioni del patriarcato di Mosca nella delicata questione del conflitto con la Chiesa ucraina, in cui diversi settori spingono per la separazione da Mosca. Segno che davvero la collaborazione è tornata molto attiva, con programmi che si svolgono in due direzioni: la prima, quella "caritativa", è l'aiuto e l'assistenza ai cristiani perseguitati e in generale alle vittime delle guerre, e la seconda è la dimensione culturale, con varie mostre e conferenze. A Mosca hanno portato i documenti dell'Archivio Vaticano relativi ai rapporti con la Russia nel Seicento, a Roma è arrivata la mostra sui nuovi martiri, che si chiuderà il 13 giugno al Palazzo Lateranense. Le commissioni storiche hanno lavorato l'anno scorso e quest'anno, sulle questioni dell'Ostpolitik vaticana e delle missioni di pace nel secolo XX.

I rapporti si erano bloccati all'inizio degli anni Duemila, nel periodo di Giovanni Paolo II, con le accuse russe ai cattolici di proselitismo e uniatismo, e hanno attraversato una lunga pausa sotto il pontificato di Benedetto XVI, durante il quale si è tentato di parlare del primato nella Chiesa primitiva, argomento rifiutato dai russi. Con il papato "pastorale" di Francesco si è passati a una relazione molto più accettabile per il Patriarcato di Mosca, senza toccare questioni dottrinali e senza cercare artificiose riunificazioni, ma rispettandosi e collaborando nelle questioni comuni più importanti e interessanti.

— L'anno scorso il Segretario di Stato del Vaticano Pietro Parolin ha visitato Mosca "per costruire ponti, per capirsi e dialogare". A che cosa è dovuto l'interessamento della Santa Sede e di questo Papa in particolare verso la Russia? Quali sono le origini di sua nuova Ostpolitik del Vaticano?

— Questo è l'altro aspetto della ritrovata armonia tra russi e cattolici, quello politico. Già l'incontro dell'Avana nel 2016 aveva un chiaro riferimento alla questione degli interventi in Siria; papa Francesco decise di opporsi ai piani americani e di "benedire" quelli russi. Lo stesso patriarca Kirill ha dichiarato che quello fu il motivo principale che lo spinse a concordare l'incontro a Cuba, per evitare una catastrofe umanitaria e addirittura un nuovo conflitto mondiale. Da allora la politica estera russa e vaticana si sono ritrovate molto vicine sulla maggior parte degli argomenti, come ha dichiarato di recente l'ambasciatore russo presso la Santa Sede, Aleksandr Avdeev. È davvero una nuova "Ostpolitik" vaticana, in cui i vertici della Chiesa Cattolica hanno deciso di sostenere la linea politica della Russia, favorevole a un multilateralismo che non si sottomette alle leggi mercantili e finanziarie della globalizzazione, per cercare nuovi equilibri internazionali.

Inoltre, la visita di Parolin ha sancito una definitiva sistemazione delle strutture della Chiesa Cattolica in Russia, che ha ormai raggiunto i suoi obiettivi, ridimensionandosi secondo i desideri del Patriarcato ortodosso, senza cercare di svilupparsi ulteriormente.

— La Siria, insieme ad altre situazioni del Medio Oriente, è stata più volte citata nella lunga dichiarazione comune che il Pontefice argentino e il patriarca russo hanno firmato congiuntamente all'Avana. La visione politica comune tra le due Chiese si era delineata nel comune obiettivo della protezione dei cristiani, vittime di persecuzioni e massacri in tutto il mondo. Quali passi concreti sono fatti per raggiungerlo?

— La Santa Sede comprende da sempre l'importanza della Russia nello scenario del Medio Oriente, sia per gli storici motivi geo-politici, sia per questioni confessionali: in quelle terre la maggioranza dei cristiani è ortodossa, e la Chiesa Cattolica non può pensare di fare da sola. C'è stato un importante sforzo comune per assistere i cristiani perseguitati di tutte le confessioni, per proteggere e restaurare gli antichi monumenti cristiani minacciati o distrutti dalla guerra, per favorire l'integrità territoriale della Siria, dove si conserva la memoria della "terza corrente" della Chiesa antica, quella appunto di lingua siriaca, insieme a quella greca e latina. È un obiettivo imprescindibile di entrambe le Chiese, e ci sarà un grande lavoro comune da svolgere negli anni prossimi.

Segue

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Lukashenko propone incontro Papa Francesco Patriarca Kirill a Minsk
Tags:
religione, incontro, Chiesa Ortodossa, Chiesa Cattolica, Patriarca Kirill, Papa Francesco, Cuba, Vaticano, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik