14:59 24 Giugno 2018
La bandiera statunitense viene bruciata durante le proteste a Teheran, Iran

Sanzioni all’Iran e le altre guerre economiche degli USA

© AFP 2018 / Atta Kenare
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Tatiana Santi
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Sanzioni senza precedenti contro l’Iran e contro tutti i Paesi che fanno affari con Teheran. Dopo l’uscita dallo storico accordo sul nucleare, Trump vuole colpire l’economia iraniana, danneggiando però le aziende europee presenti nel Paese, in primis l’Italia. Sanzioni all’Iran e le altre guerre economiche degli USA.

Non solo sanzioni alla Russia che danneggiano l'economia europea. Le brutte notizie non finiscono, i dazi americani mettono a rischio le esportazioni italiane: decine di miliardi di euro buttati secondo le stime della Coldiretti. Gli Stati Uniti sono il mercato principale dell'Italia al di fuori dell'Unione Europea, ma gli americani hanno lanciato una vera e propria guerra economica all'Europa.

Antonello Sacchetti
© Foto : fornita da Antonello Sacchetti
Antonello Sacchetti
In seguito all'uscita dall'accordo nucleare iraniano Trump ha annunciato il ripristino delle sanzioni contro Teheran, colpo durissimo per l'economia dell'Iran, ma anche per le numerose aziende europee presenti nel Paese. L'Italia, primo partner commerciale occidentale dell'Iran, potrebbe subire danni considerevoli a causa di un ennesimo conflitto economico voluto dagli alleati americani. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Antonello Sacchetti, giornalista, esperto di Iran, fondatore di Diruz, blog dedicato alle vicende del Paese.

— Antonello Sacchetti, che cosa significano per l'Iran le nuove sanzioni americane?

— Significano un'azione unilaterale di per sé molto pesante e molto grave. Ricordiamo che il famoso accordo del 14 luglio 2015 non è un accordo bilaterale fra Stati Uniti e Iran, ma ovviamente un accordo di un gruppo, 5 più 1, cioè i membri di sicurezza dell'ONU con la Germania e l'Iran. Il programma sul nucleare iraniano è stato uno dei casi diplomatici internazionali più scottanti degli ultimi 20 anni. Quando si ritira in modo totalmente autonomo la controparte più rilevante da un accordo come questo l'accaduto non può non avere un peso politico pesantissimo. L'agenzia internazionale per l'energia atomica ha smentito i sospetti degli Stati Uniti, sostenuti anche da Israele. Dall'entrata in vigore dell'accordo le ispezioni dell'AIEA si sono svolte regolarmente e non hanno mai rilevato violazioni. Nelle indicazioni di Trump inoltre non vi sono dati precisi, si tratta più di un umore.

Per l'Iran si tratta di un colpo pesante, perché danneggia un'economia che negli ultimi anni si era basata molto sull'accordo, è stato un investimento politico importante da parte del presidente Rohani, il quale nel 2013 e nel 2017 è stato eletto per uscire dall'isolamento internazionale e dall'isolamento economico. Da un punto di vista interno politico questa situazione ha ridato forza a chi era sempre contrario all'accordo sul nucleare, agli ultraconservatori che ora stanno mettendo in difficoltà Rohani. Dal punto di vista economico è un incubo: l'Iran già adesso è escluso dal mercato mondiale finanziario, questa decisione di Trump riobbliga Teheran a rispostare i suoi obiettivi.

— Le sanzioni degli Stati Uniti colpiscono anche le aziende europee che operano in Iran. È un duro colpo soprattutto per l'Italia?

— Esattamente. Le sanzioni americane si dividono in due gruppi, quelle primarie e quelle secondarie. Le primarie colpiscono i soggetti statunitensi e con queste sanzioni cambia poco la situazione, già adesso l'interscambio con gli Stati Uniti è abbastanza basso. Anche se alcune deroghe di questa decisione riguardavano il settore dell'aviazione civile, una commessa anche molto consistente della Boeing per rifornire l'aviazione civile iraniana.

Per quanto riguarda le sanzioni secondarie si tratta di tutti i soggetti non statunitensi e quindi europei, italiani in particolare. Nel 2017 l'Italia è stata il primo partner commerciale europeo dell'Iran, seguita poi dalla Francia e dalla Germania. È un interscambio importante, le sanzioni americane inevitabilmente colpiscono gli europei e gli italiani: di fatto continuare ad avere rapporti commerciali con l'Iran espone tutti i soggetti economici a rappresaglie da parte degli Stati Uniti. Chi ha relazioni commerciali con l'Iran potrebbe essere escluso dalle relazioni commerciali con gli Stati Uniti. Vista la grande interdipendenza fra il mercato europeo, già colpito dai dazi, e quello statunitense, gli europei subiranno un altro colpo forte. Va detto che anche quando sono state tolte le sanzioni, si era presentato un problema pratico.

— Cioè?

— Per dare il via agli investimenti stranieri in Iran c'è bisogno di capitali e quindi della partecipazione attiva degli istituti di credito, molti dei quali fanno affari con gli Stati Uniti. Non essendo mai venuto meno il veto degli Stati Uniti, di fatto, per tutti quelli che volevano investire in Iran c'è sempre stato un groppo problema di credito, nessuno apriva crediti per avviare attività nel Paese. Questa è stata una grande difficoltà per tutti i Paesi europei, l'Italia in particolare.

L'Italia è stato il primo Paese che ha accolto il presidente Rohani nel gennaio 2016 e l'allora presidente del consiglio Renzi ricambiò la visita nell'aprile successivo. Venne siglato un memorandum d'intesa per interscambi da decine di miliardi di euro. Il problema era sempre comunque quello di trovare crediti. Per ovviare a questo ostacolo lo scorso gennaio il governo italiano aveva varato un master credit agreement per 5 miliardi di euro a copertura dei contratti stipulati allora. Si tratta di una misura non ancora attiva, perché deve essere trasformata in decreto legge. Tutti i contratti importanti del memorandum ora rischiano di naufragare se non si interviene abbastanza rapidamente.

— L'Unione Europea secondo lei riuscirà a difendere le proprie aziende e i propri interessi in Iran?

— Credo sia un grande banco di prova per la politica e l'economia europea. Macron e la Merkel hanno provato a dissuadere Trump da questa decisione, ma non ci sono riusciti. Ci ricordiamo il famoso viaggio di Macron negli Stati Uniti, che alla fine si è rivelato un fallimento. Subito dopo l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Federica Mogherini si è espressa in modo molto negativo sulla decisione di Trump ed ha dichiarato che l'Europa ha tutta l'intenzione di mantenere vivo l'accordo. Adesso bisognerà vedere se l'Europa ha l'autonomia e la forza di portare avanti le proprie intenzioni.

Oltre alla questione economica vi è una questione politica. La decisione di Trump è manifestazione di una strategia politica diversa dall'Europa. Mentre l'Unione Europea in questi anni ha manifestato di credere nell'Iran come in un partner razionale con cui dialogare sui vari dossier del Medioriente, Trump sembra essere tornato al vecchio schema: comportarsi nella regione seguendo i dettami degli interessi dei principali alleati, cioè Israele e Arabia Saudita.

— Sanzioni all'Iran, sanzioni alla Russia, dazi…gli Stati Uniti conducono diverse guerre economiche. Alla fine a pagare è sempre l'Europa, no?

— Sono senza dubbio atti di guerra economica. Nel caso dell'Iran la guerra economica può portare alla conseguenza di una guerra vera e propria. Cercare di strangolare l'economia di un Paese come l'Iran significa cercare o di provocare una reazione in Medioriente o di scatenare altre risposte, come la ripresa del programma nucleare. Quale potrebbe essere il motivo per non riprendere il programma nucleare se dall'altra parte c'è questo atteggiamento?

Riguardo al comportamento complessivo degli Stati Uniti si tratta di azioni di assoluta guerra, di conflitto e di contrasto. È assolutamente il contrario di quello che dicevano molti analisti alla vigilia delle elezioni americane. Si diceva che un'elezione di Trump sarebbe stata auspicabile, perché avrebbe tolto le sanzioni alla Russia, perché in Medioriente sarebbe stato incline ad un disimpegno degli Stati Uniti. Tutto sommato gli analisti concludevano che Trump avrebbe condotto una politica isolazionista che sarebbe convenuta all'Europa. Nei fatti ora sembra però esattamente il contrario. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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relazioni Italia-Iran, accordo sul nucleare iraniano, Sanzioni Iran, Sanzioni, dazi, Coldiretti, Donald Trump, UE, Europa, Italia, USA, Iran
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