17:40 24 Settembre 2018
Torino

TAV e grandi opere, il punto dolente dell’Italia

CC BY-SA 2.0 / Victoriano Javier Tornel García / Piazza San Carlo, Torino.
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Tatiana Santi
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Torna ad occupare le pagine dei giornali il progetto TAV, da decenni si discute dell’opera che dovrebbe collegare Torino e Lione, ma i punti di domanda sono tanti e ancora tutti da risolvere. Non è chiaro il destino del progetto, in dubbio la sua utilità. TAV e grandi opere, il punto dolente dell’Italia.

Il progetto che avrebbe dovuto connettere con treni ad alta velocità Torino e la città francese di Lione, negli anni mutato in un progetto di trasporto merci, è finito al centro del ciclone. Dopo lunghissimi anni di litigi e frizioni politiche si ritorna a dibattere sul TAV fra favorevoli e contrari.

Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e docente al Politecnico di Torino, uno dei promotori della campagna No Guerra No Nato.
© Foto : fornita da Massimo Zucchetti
Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e docente al Politecnico di Torino, uno dei promotori della campagna No Guerra No Nato.
Nel contratto di governo Lega-5 stelle si fa riferimento al TAV e al bisogno di rimettere in discussione il progetto. Non solo TAV, a fare dibattere comunque sono diverse grandi opere nel Paese, in primis il fatidico ponte sullo stretto di Messina. Ebbene, il TAV sarebbe davvero utile all'Italia? Perché le grandi opere sono sempre accompagnate da continui scandali e ambiguità? Sputnik Italia per approfondire il tema ha raccolto le opinioni di Massimo Zucchetti, docente al Politecnico di Torino, ingegnere nucleare,  membro del Movimento No TAV e Andrea Giuricin, docente di economia dei trasporti al Cesisp Universita Bicocca.

— Si torna a dibattere sul TAV. Massimo Zucchetti, lei è contrario alla realizzazione del progetto, perché?

— È dal 1989 che andiamo avanti con questo progetto, il quale è sempre "urgentissimo". Io conservo gelosamente alcuni estratti di giornale con le dichiarazioni dell'allora presidente di Confindustria: "se non si realizza l'alta velocità entro 10 anni, diceva, la linea di collegamento fra la Francia e l'Italia sarà satura". Tutte queste previsioni con il tempo si sono rivelate infondate. Visto che in realtà non è stato realizzato neanche un metro del tunnel di 52 chilometri, non si vede il motivo per cui occorra proseguire.

I costi sono cresciuti in maniera incredibile rispetto al progetto iniziale, sono stati realizzati alcuni tunnel esplorativi sia in Francia sia in Italia. Sono stati sprecati parecchi denari, ciò non giustifica il fatto di sprecare dieci volte tanto per un'opera inutile. L'unica cosa che giustificava quest'opera erano i traffici commerciali, ma ora non è più valida, perché questo traffico è diminuito nei decenni, l'economia si sta spostando verso una dimensione dematerializzata. Il traffico di merci che esiste passa per il Gottardo e altre vie.

— Oltre agli importanti costi di realizzazione, il progetto potrebbe provocare anche danni ambientali?

— Sicuramente ci sarebbero danni ambientali, anzi sono già stati fatti in parte con il tunnel esplorativo. Uno dei politici che sostiene quest'opera ha detto che il TAV ha un significato che va oltre il tunnel. Oramai è una specie di battaglia fra una fazione e l'altra che va vinta a tutti i costi. Dalla costruzione del TAV vi saranno vantaggi per i partiti politici che sostengono il progetto, per la Regione e per il governo. Scavando nel territorio della Val Susa verrà fuori l'uranio, l'amianto, si distruggeranno le fonti idriche, come è già successo al Mugello. Contando le tempistiche, tutto ciò vorrebbe dire avere la Val Susa in cantiere per mezzo secolo.

— Lei sostiene che questo progetto porterà dei vantaggi ai partiti e al governo, ma simili opere creano moltissimi posti di lavoro. Che cosa potrebbe rispondere alle persone che sostengono il progetto da questo punto di vista?

— Anche costruendo le piramidi o facendo una qualsiasi opera sicuramente si lavora, bisogna vedere chi pagherà questo lavoro, in questo caso saremmo noi. Penso ci siano modi più onesti e più utili per guadagnarsi da vivere. Potremmo per esempio avviare delle grandi opere necessarie, come la riqualificazione della rete ferroviaria nazionale e la messa in sicurezza del territorio. L'anno scorso in Valle di Susa abbiamo avuto degli incendi che hanno quasi raso al suolo una parte rilevante della valle, per non parlare dei terremoti e delle inondazioni. L'Italia ha bisogno di grandi opere, ma non di scavare un buco nella montagna per farci passare un treno, quando c'è già una ferrovia sottoutilizzata. Nessuno lo dice, ma questa linea ferroviaria esiste, è stata riammodernata recentemente, non è ad alta velocità, ma per le merci non ha importanza.

— Nel contratto di governo Lega-5 stelle si parla del bisogno di rimettere in discussione il progetto TAV. Lei è fiducioso, si metterà da parte il progetto o si continuerà a tirare la corda?

— Ogni partito politico ha le sue idee in merito. Il PD per anni ha fatto del TAV una delle sue battaglie. Ora il presidente della Regione Chiamparino afferma che se recedessimo dal TAV dovremmo pagare delle penali, ma non è vero, perché abbiamo analizzato gli accordi in vigore secondo cui si può tranquillamente mollare tutto senza avere un euro di danno. La Lega era inizialmente tiepida verso questa abolizione, ma il Movimento 5 stelle ne ha fatto una delle sue bandiere. Paolo Foietta, presidente dell'Osservatorio dell'asse Torino-Lione, l'architetto e il presidente della Nuova Linea Torino Lione, Mario Virano, si mettano il cuore in pace: saranno le prime poltrone a saltare non appena il governo avrà i poteri per agire. Si tratta di poche settimane.

Andrea Giuricin
© Foto : fornita da Andrea Giuricin
Andrea Giuricin
— Andrea Giuricin, che idea si è fatto del dibattito attorno al TAV?

— Il progetto TAV non è più quello che era tanti anni fa, cioè un'opera per creare l'alta velocità fra Italia e Francia, oramai la revisione del progetto ha fatto sì che si tratti di alta capacità per far circolare treni merci. Vi sono degli accordi fra Italia e Francia, circa un terzo dei finanziamenti sono dovuti alla Commissione Europea, si tratta di un progetto internazionale. Dal mio punto di vista bisogna capire se quest'opera è utile o meno al Paese. I treni ad alta velocità fra nord e sud hanno cambiato l'Italia e hanno portato un vantaggio enorme, va capito se anche quest'opera va nella stessa direzione. Quindi la domanda principale è se questi 3-4 miliardi di euro di investimento sono utili o no.

— Dopo tutti questi anni di trattative quindi il punto centrale è capire se il progetto serve o meno all'Italia rispetto ad altri progetti?

— Esatto, in generale i treni ad alta velocità hanno cambiato il Paese e tutti noi ne usufruiamo. Allo stesso tempo il progetto Torino-Lione è un'opera che non farebbe più treni ad alta velocità, come dicevo, bensì ad alta capacità. Molti economisti hanno seri dubbi che quest'opera possa realmente utile al Paese in termini di benefici e costi. Senza essere di partito preso, senza essere pro o contro il governo del cambiamento, va ammesso che ci sono tanti punti di domanda.

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© Foto : fornita da Maurizio Marrone

— A parte il TAV, torna in mente anche il fatidico ponte sullo stretto di Messina. Perché le grandi opere in Italia sono sempre accompagnate da contraddizioni e litigi?

— Questo forse è il più grave problema. Un'opera inizia e poi si blocca, uno stop and go continuo, più si rimanda più i costi del progetto aumentano. Stiamo parlando di un punto critico per l'Italia. A mio avviso non c'è chiarezza all'inizio dei progetti. Manca un chiaro decisionismo dopo un'analisi tecnico economica. Non avendo questa chiarezza, il governo non stanzia i fondi per portare a termine la costruzione dell'opera. È un grosso problema italiano nel settore delle infrastrutture e dei trasporti. L'abbiamo visto anche con la metro C di Roma, la stessa Raggi prima ha detto che non si sarebbe fatto il prolungamento, ora sembrerebbe di sì. Tutto ciò crea incertezze e rallenta i processi decisionali, i costi però continuano a lievitare…

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Treni, Intervista, Torino, Italia
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