15:36 21 Settembre 2018
I parlamentari italiani salutano l'elezione del presidente Sergio Mattarella

Presidente Mattarella, questo psicodramma era proprio necessario?

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Marco Fontana
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Tralasciamo per un attimo la questione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica e concentriamoci invece sulle conseguenze e sugli scenari che si aprono dopo il "nein" opposto da Mattarella all'economista Paolo Savona.

Al garante della Costituzione viene spontaneo domandare: era proprio necessario far vivere alla nazione questo psicodramma? Il popolo italiano merita di essere trattato in tal modo? Infatti era evidente che i mercati finanziari avrebbero nuovamente bruciato i soldi dei risparmiatori di fronte alla bagarre provocata dal naufragio di un governo giallo-verde.

La responsabilità verso i contribuenti italiani, brandita come giustificazione per porre il veto al nome di Savona, è alquanto originale. Se prendessimo per buone le parole di Mattarella, ragionando per assurdo, sarebbe allora da discutere su dove fossero nascosti i vari Napolitino, Padoan, Bersani, Renzi (e altri) mentre fallivano Banca popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Etruria, Banca Marche, Banca Chieti e Banca Ferrara. Per non parlare del Monte dei Paschi… Forse che all'epoca i diritti dei risparmiatori non esistevano? L'interesse degli investitori o delle aziende era solo un inutile accessorio? E lo spread se ne stava lì buono e tranquillo. Ma dov'erano i baldi difensori degli italiani quando il debito pubblico lievitava con Letta, Renzi e Gentiloni nonostante le cospicue iniezioni di liquidità fornite dal governatore della BCE Mario Draghi, che avrebbero dovuto arginare i rialzi dello spread e l'instabilità politica? Per inciso, il debito pubblico sotto i governi Letta-Renzi-Gentiloni è  aumentato rispettivamente di 202, 119, 309 milioni di euro al giorno. E mettiamoci pure il governo Monti, l'uomo scelto dalla Troika per salvare l'Italia da sé stessa: con lui si sono avuti aumenti di 242 milioni di euro al giorno. Il presidente Napolitano che faceva, intanto? Da buon Presidente della Repubblica perché non si impegnava a difendere gli interessi degli italiani nel modo mostrato oggi da Mattarella?

La sensazione sempre più diffusa è che dietro al no a Paolo Savona si manovri una strategia partitica che non ha niente che fare con una scelta di alto senso istituzionale. Si è vista una cosa differente dal garantire la Costituzione nel momento in cui Mattarella, subito dopo aver cassato un governo dotato di una buona maggioranza, ha affidato l'incarico a Carlo Cottarelli, uomo del Fondo Monetario Internazionale. La priorità del Presidente della Repubblica appare quella di mantenere ad ogni costo l'Italia sotto l'amorevole guida degli enti sovranazionali. Mattarella ha compiuto scelte strettamente partitiche: prima ha negato a Salvini, leader della coalizione vincitrice delle elezioni, la possibilità di costruire un governo di minoranza, poi ha rifiutato la medesima chance a Di Maio, leader della prima forza politica del Paese, infine ha bocciato un governo di piena maggioranza numerica, per affidare subito dopo l'incarico a un tecnico di estrazione sovranazionale e che non procederà neppure a consultazioni. Qualcosa sta scricchioliando nel sistema democratico italiano.

È lecito infatti porre un quesito: se si tornasse a votare fra qualche mese, magari anche fra un anno, e se come prevedibile la Lega o il M5S raggiungessero la maggioranza per poi proporre un ministro con le medesime idee di Savona, Mattarella rimanderebbe il Paese alle urne finché gli italiani non voteranno nel modo a lui gradito?

Con parole prudenti ed equilibrate, ma chiare, Valerio Onida, professore emerito di Diritto Costituzionale ed ex presidente della Corte Costituzionale, ha dichiarato a Milano Finanza:

La scelta di Mattarella di impedire la formazione di un governo dopo una lunga trattativa tra i due partiti mi ha sorpreso, mi sembra abbastanza impropria. Nel nostro sistema la formazione dei governi dipende essenzialmente dalla presenza o meno di una maggioranza in Parlamento. Il governo non è una dipendenza del capo dello Stato, bensì una dipendenza del suo Parlamento, della sua maggioranza. Non dare vita a un governo per la presenza di una persona e le possibili idee politiche che potrebbe portare avanti, mi sembra andare al di là di ciò che dice la Costituzione quando parla della formazione di governo.

Per quanto tempo ancora reggerà la capziosa narrativa dei novelli difensori della Carta Costituzionale, gli stessi che la volevano smontare pochi mesi fa? Lo spread improvvisamente sale, il debito pure, la Borsa è in affanno e si mettono a gridare: aiuto! aiuto! esperti del FMI venite a salvarci da noi stessi! Il copione comincia ad essere ripetitivo persino per gli italiani più intossicati dalle verità propinate dai quotidiani autorevoli. Qualora poi dovessero svegliarsi dal torpore, a rimetterli docili interviene subito l'Eurocrazia con le minacce. Pardon, sono solo indicazioni, consigli, pareri. Date voi la definizione giusta per la frase del commissario europeo al bilancio Gunther Oettinger:

I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta. La chiosa perfetta arriva da un altro eurocommisario, Pierre Moscovici, che avverte così Cottarelli: Ha il destino nelle sue mani.

Sempre più invadenti, sempre più sfacciati: continuate così, gentili eurocrati! 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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governo tecnico, Costituzione, governo, Sergio Mattarella, Italia
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