19:17 12 Dicembre 2018
I greci protestano durante una marcia contro l'Unione Europea a Salonicco.

L'UE in macerie non per colpa dei populisti

© AFP 2018 / Sakis Mitrolidis
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Marco Fontana
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Sono in molti in Italia, tra i giornalisti e i politici di lungo corso,ad arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di difendere le ingerenze europee sulla formazione del governo “giallo-verde” e ancora di più nello sforzo di addossare sulla Lega e sul M5S la responsabilità del limbo istituzionale di oltre 80 giorni nel quale è precipitato il Paese.

Eppure sarebbe semplice per i media mainstream a cui è rimasta un po' di onestà intellettuale, provare a mutare punto di vista per comprendere che quell'Unione Europea che stanno faticosamente difendendo è ridotta in macerie per l'incapacità di autocritica dei suoi vertici, non certo per colpa dei cosiddetti populisti, tanto meno quelli italiani che sono rimasti per anni fuori dai governi. Qualche editorialista si è per caso domandato come mai quando c'erano leader come Helmut Kohl, Jacques Chirac o José Maria Aznar non si avvertivano tutte le tensioni che oggi invece scuotono ampie fasce di cittadini europei?

Suggeriamo che il motivo sia che all'epoca esistevano statisti e non isteriche primedonne o peggio ancora maggiordomi o comparse. Bisognerebbe ammettere che l'Unione è quotidianamente affondata dai boiardi che guidano i conservatorismi comunitari: e non si tratta di conservatorismo ideologico, bensì di lotta per la soppravivenza del proprio orticello fatta dell'alternanza tra destre e sinistre derivante dai demeriti accumalati durante le esperienze di governo. I "boiardi" non sono soltanto i grigi eurocrati che redigono direttive e regolamenti (spesso grotteschi nella loro distanza dalla realtà della vita delle persone), ma anche quei politici che attualmente sono al potere nella maggioranza degli Stati dell'Unione.

Questa lotta tende alla mediocrità, invece che al miglioramento della propria condizione o delle proprie capacità. Basti pensare alla banalità e alla volgarità con cui attaccano i propri avversari, usando sempre i medesimi epiteti: populista, ignorante, egoista, razzista, fascista. Chi attacca in questo modo scomposto e inelegante pensa forse di distinguersi così dagli avversari che denigra?

Si è assistito in particolare in questi ultimi dieci anni a un imbarbarimento complessivo sia della politica che del giornalismo, nonchè persino della satira. La politica che nasceva come arte del confronto è diventata una farsa o una stupida rissa verbale — e questo non riguarda solo l'Italia, ma tutto l'Occidente. C'è il disperato bisogno che nasca un nuovo statista, per non restare seppellitti da un odio spesso acefalo; magari vi fosse ancora un po' di ideologia in circolazione, almeno si avrebbero dei punti di riferimento per condurre uno scontro anche duro su piattaforme politiche ed economiche, su programmi e indirizzi di pensiero che siano degni di questo nome. Oggi invece si ha la sensazione che a dettare le decisioni siano le lobby, quelle che campano sugli interessi materiali: non importa che governino conservatori o progressisti, ognuno ha i suoi padroni ai quali rispondere e non sono certo i cittadini che (in taluni casi) li hanno eletti. 

E la vicenda italiana è pure grottesca. Mattarella ha bloccato la formazione di un nuovo governo non certo per soddisfare le richieste o gli interessi dei cittadini: dov'era il Presidente della Repubblica quando — giusto per fare un esempio — i risparmi degli italiani andavano in fumo per colpa dei fallimenti di Etruria, Montepaschi o Antonveneta? Chissà che le sue remore al governo giallo-verde non siano invece la risposta ai mugugni più o meno evidenti fatti pervenire da certi Paesi esteri. La scomunica di Mattarella contro l'economista Paolo Savona è poi incredibile, è figlia di una politica che ha veramente paura del diverso. Un popolo sempre più impoverito dalle ricette della Troika potrebbe recepire l'appello di un gruppo di economisti guidati da Lorenzo Bini Smaghi? 

La discussione politica di questi giorni ha assunto toni molto violenti che hanno investito il Presidente della Repubblica e il suo ruolo. È un fatto grave che non ha precedenti. Tali attacchi al Presidente sono tanto più ingiustificati quando si consideri che diverse dichiarazioni dei leader della coalizione gialloverde sui rapporti tra il nostro paese e la UE — e alcuni passaggi del Contratto per il governo del cambiamento — mettono a repentaglio il risparmio di tutti gli italiani.

In questi termini, assolutamente no. Sarà un caso che il popolo italiano non voglia più sentir parlare di "tecnici"? Anche da un recente sondaggio è uscito l'umore antieuropeista del nostro popolo. L'Italia ha già dato! E nonostante questo sta ancora bevendo l'amaro calice servitole di vari Monti e Fornero.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Populismo, politica interna, Helmut Kohl, Jacques Chirac, Sergio Mattarella, Italia, UE
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