00:30 12 Dicembre 2018
Il presidente italiano Sergio Mattarella

Perché al presidente italiano non piace l’Europa più forte, seppur “diversa”

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Mario Sommossa
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I motivi per i quali il Presidente ha voluto (dovuto?) insistere nel rifiutare la nomina a Ministro dell’economia di Paolo Savona, Mattarella li ha spiegati esplicitamente nel discorso tenuto dopo che il Presidente incaricato Conte ha rimesso il mandato.

Si tratta, ha detto, della speculazione finanziaria scatenatasi contro i titoli di stato italiani e contro la Borsa davanti alla possibilità di un'uscita dell'Italia dall'euro. Non era bastata la precisazione di Savona che il nostro debito pubblico dovesse comunque essere ridotto e che lui non era contrario all'Europa ma la voleva più forte, seppur "diversa".

Considerati oggettivamente i contenuti del "contratto", la possibilità che un governo 5 Stelle e Lega potesse mettere in discussione i nostri rapporti con l'Europa e gli impegni assunti da tutti i precedenti Governi e dallo stesso Parlamento (vedi la modifica costituzionale a favore del Fiscal Compact) era reale. Anche se una cosa sono le intenzioni e un'altra la realizzazione delle stesse, le speculazioni finanziarie, nazionali e internazionali, non badano a queste sottigliezze: chi pensa di poter guadagnare vuole approfittarne.

Mattarella si è riservato di prendere una decisione in breve tempo e, probabilmente, darà vita a un governo "tecnico" che quasi sicuramente sarà bocciato dal Parlamento e porterà a elezioni anticipate.

A questo punto è necessario fare alcune considerazioni.

1 — La Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica in carica il compito di nominare i ministri e le proposte a lui avanzate dal Presidente incaricato, chiunque esso sia, restano, appunto, solo proposte. Non è la prima volta che esse subiscono dei cambiamenti importanti: più precisamente e in tempi recenti è la seconda volta che una possibile maggioranza rifiuta le decisioni del Presidente diverse da quanto proposto. Capitò dopo la caduta del primo governo Berlusconi, quando l'allora Presidente Scalfaro modificò drasticamente la lista dei ministri portatagli da Lamberto Dini. Il governo si fece comunque ma il centro destra, che aveva proposto lo stesso Dini, rifiutò di appoggiarlo e lui ottenne la fiducia dai partiti che non avevano vinto le elezioni e dalla Lega che, nel frattempo, aveva rotto con Forza Italia. Quella di oggi non è dunque una totale novità e bisogna aggiungere che, probabilmente, nei colloqui riservati tra i Presidenti della Repubblica e l'incaricato di turno molti cambiamenti possono essere avvenuti Lo stesso Padoan, Ministro dell'Economia uscente, fu imposto a Renzi da Napolitano e il giovane toscano fece buon viso a cattiva sorte (per lui). Qual è ora, dunque, la differenza? Semplicemente il fatto che in altre circostanze il dissidio tra le cariche istituzionali non fu esplicitato mentre questa volta è diventato di dominio pubblico.

2 — Nessuno può obiettare sulla correttezza formale di Mattarella ma il problema esiste dal punto di vista politico. Le obiezioni sul nome di Paolo Savona non hanno riguardato né la personalità, né il passato comportamento della persona né, tantomeno, la sua competenza. Si è trattato di una scelta d'indirizzo politico fatta dal Presidente della Repubblica. E' evidente che qui nasce la contraddizione: che a ciascuno di noi piaccia o non piaccia, in questa legislatura le uniche forze disponibili a comporre una maggioranza avevano fatto una scelta precisa di politica economica che Mattarella, di fatto, non ha condiviso.

Chi ha ragione? Le regole sono indispensabili in ogni Paese, e la Costituzione è una legge suprema cui tutti, partiti e cittadini, devono riferirsi. E' altrettanto vero però, come recita la stessa Costituzione, che sovrano è il Parlamento. Com'è possibile negare a quest'ultimo il diritto delle scelte politiche, siano esse più o meno condivise dal Presidente?

3 — Ogni italiano dovrebbe poter pensare di essere cittadino di un Paese sovrano, ma troppo spesso non è così. Da un lato ci sono limiti espliciti, quali i trattati internazionali liberamente sottoscritti. Dall'altro ci sono quelli non dichiarati. Nel primo caso è evidente che, avendo noi aderito all'Unione Europea e avendo i Parlamenti che si sono succeduti ratificato i vari Trattati, non si può immaginare di far finta di nulla. Occorre tuttavia precisare che il cercare attraverso le previste procedure di modificare quegli stessi Trattati è più che legittimo.

I limiti non ufficiali sono invece i più odiosi perché violano nettamente la volontà democratica dei cittadini. Nel mondo globalizzato del libero commercio e della libera circolazione dei capitali, il peso delle grandi forze finanziarie è qualcosa da cui non si può prescindere. Il loro potere di condizionamento è spesso più forte della volontà dei Governi e lo abbiamo visto in modo inequivocabile con l'ultimo Governo Berlusconi. Allora, la speculazione internazionale portò a livelli inaccettabili gli interessi da pagarsi sul nostro debito e Berlusconi fu costretto a dimettersi.

Quelli finanziari non sono, tuttavia, gli unici limiti "nascosti". Poiché siamo membri della NATO, qualcuno pensa che non sia necessari0o avere l'approvazione degli Stati Uniti per la nomina del nostro Ministro della Difesa? E dato che siamo anche un Paese che si dichiara cattolico, qualcuno immagina che il Vaticano non interferisca sulle nostre scelte, sia nel Governo sia in Parlamento?

4 — Se il dissidio tra il Presidente della Repubblica e la volontà di Lega e 5 Stelle fosse rimasto all'interno delle stanze del Quirinale, probabilmente, un compromesso avrebbe potuto raggiungersi. Nel momento in cui la cosa è diventata pubblica, la questione ha assunto immediatamente implicazioni più pesanti. Le dichiarazioni contro "l'intromissione" del Presidente della Repubblica, da parte del Di Battista e di altri, hanno reso lo scoglio insuperabile. Che Presidente della Repubblica sarebbe (e non parliamo di Mattarella ma dell'alta carica istituzionale) quello che cede a pressioni scomposte quasi a livello di minaccia? In quale Repubblica vivremmo se la Costituzione cedesse il passo alle urla scomposte di qualche prepotente? D'altra parte, un cedimento di Salvini e Di Maio avrebbe loro fatto perdere la faccia davanti ai loro sostenitori. Senza contare che, trattandosi di una scelta politica e non puramente formale, il rinunciarvi avrebbe significato dover attuare poi una politica economica ben diversa da quanto i due avevano promesso ai propri elettori.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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