14:57 24 Giugno 2018
le modifiche costituzionaliche disegnano il nuovo Senato appena varato dal governo Renzi, sono la pietra tombale per la sovranità popolare in Italia

Corsa a ostacoli per l'avvio della Terza Repubblica

© AFP 2018 / ATTILA KISBENEDEK
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Marco Fontana
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E così la Terza Repubblica, quella di Salvini e Di Maio, che è in verità è più gialla che verde leggendo attentamente il “contratto di governo”, sembra destinata a partire.

Il Colle ha scelto, alla fine, di affidare l'incarico per la formazione di un governo a Giuseppe Conte: ma la corsa del nuovo esecutivo appare già dalle prime battute come una corsa a ostacoli. Non devono trarre in inganno le parole del commissario europeo per gli affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici che ha affidato a un tweet questo pensiero: Mi auguro che l'Italia conservi la fiducia in sé stessa e nell'Europa. Il fatto che Giuseppe Conte si sia pronunciato in favore di un dialogo con le istituzioni europee va nel senso giusto. A prima vista sono parole dolci, ma Bruxelles non farà sconti al futuro presidente del Consiglio. Ci aveva già pensato il vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis, a mettere in chiaro la situazione:

L'Italia è sostanzialmente in linea con le regole del Patto di Stabilità e Crescita. Nel caso dell'Italia, l'analisi suggerisce che il criterio del debito debba essere considerato come rispettato. Abbiamo deciso di non aprire una procedura per debito per l'Italia. Nel 2019 L'italia dovrà invece ridurre il deficit strutturale dello 0,6%, quantificando quindi lo sforzo in circa 10,6 miliardi.

Si tratta di un rinvio della resa dei conti, che ha un sapore squisitamente politico: i vertici dell'Unione Europea, che fino a qualche mese fa minacciavano il governo Gentiloni parlando di manovre correttive, ora sembrano voler riabilitare quella classe dirigente perché più affine ai loro interessi e alla loro stessa sopravvivenza. È realmente difficile credere che a fronte di un rallentamento della crescita economica italiana, rilevato sia da Istat che da Ocse, non sia necessario un aggiustamento dei conti pubblici come previsto in precedenza. La sensazione è che l'Unione Europea intenda scaricare sul nuovo governo i debiti pregressi, per l'esattezza un ammontare di 3,5 miliardi di euro. 

Sarebbero altrimenti prive di senso le parole espresse dalla Commissione nel novembre 2017:

si rileva una deviazione significativa dai percorsi di aggiustamento verso il rispetto degli obiettivi di medio termine e quindi l'Italia è uno dei Paesi a rischio di non rispetto delle regole.

È noto infatti che in quel periodo i tecnici dell'euroburocrazia si erano accorti che la manovra italiana non arrivava a coprire la riduzione del deficit strutturale (pari allo 0,3% del Pil): lo sforzo strutturale prodotto dal Governo Gentiloni non andava oltre lo 0,1%, ossia 1,75 miliardi. Mancavano quindi all'appello tre miliardi e mezzo, che sono stati magicamente sanati dall'UE. Qualche dubbio pare legittimo, anche per le dichiarazioni di fuoco che hanno accompagnato la stesura del contratto di governo tra Lega e M5S. 

L'ultima dichiarazione ostile e inopportuna, in ordine di tempo, è quella pronunciata da Jean Claude Juncker mercoledì scorso: 

Siamo vigili per salvaguardare i diritti degli africani che sono in Italia. Non vorrei che africani e europei pensassero che la migrazione sia l'unico problema da risolvere tra l'Africa e l'Ue. Lo giudicherei ingiurioso per il continente africano, che ha altre potenzialità, al di là del problema posto dalla migrazione.

L'Italia si sta dotando di un nuovo governo uscito dalle urne, dalla volontà popolare, ma dal suo eremo san Claudio Juncker ci ammonisce di pensare ai poveri immigrati! Oltre alla consueta supponenza morale degli euroburocrati con l'aureola sulla testa, pronti a intervenire su qualunque argomento manco dettassero encicliche papali, vi è anche implicita non la difesa dei diritti di qualcuno, ma l'odio verso una parte politica che non si adegua ai dettami del politically correct. 

Giuseppe Conte
© REUTERS / Alessandro Bianchi
E allora la formazione del governo Conte sarà soltanto il tassello più facile da comporre per l'avvio della Terza Repubblica: resteranno da superare tutti gli altri ostacoli che verranno posti sul percorso dai vertici dell'UE e perché no anche dagli altri Stati membri. E vedremo se non vi sarà pure l'ostracismo dello zio Sam, qualora l'Italia si esprima in modo fermo contro le sanzioni alla Russia. Attendiamo il fuoco di fila dei media mainstream, che scaveranno nel torbido di coloro che hanno sconfitto il rottamatore Renzi e il suo nefasto renzismo. La strada verso il cambiamento è tutta in salita e piena di curve, anche per via degli inevitabili difetti dei nuovi arrivati, che si sono proposti come i duri e i puri dimenticando che secondo il proverbio si trova sempre uno più puro che ti epura. Dunque non sarà più sufficiente la narrazione utilizzata fino ad oggi, quella del "noi onesti, tutti gli altri no": occorrerà anche saperci fare con leggi e con le circolari ministeriali, coi regolamenti e le direttive europee. È giunta l'ora della verità, per impedire che alla Terza Repubblica ne succeda rapidamente una Quarta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Economia, governo, Giuseppe Conte, Italia
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