17:58 24 Settembre 2018
Migranti in Italia

Italia, l’asilo nido dei migranti

© AP Photo / Antonio Calanni
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Mario Sommossa
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Il tema dei flussi migratori e della loro conseguenza in Italia è stato un lei motiv durante la campagna elettorale ed è uno dei punti cardinali nel “contratto” stilato tra Lega e 5 Stelle.

Giungono a proposito, dunque, le analisi sull'argomento elaborate all'inizio del mese di Maggio da ISPI (Istituto per gli studi di Politica Internazionale) e ISMU (Iniziative e Studi Sulla Multietnicità). I due Enti (privati) non intendono esprimere né giudizi né ricette ma si limitano alla raccolta di dati statistici, utili a chi dovrà (se potrà) decidere sull'argomento.

E' chiaro a tutti che il mondo attuale si trova di fronte a numerose e sempre più frequenti migrazioni di massa, ma è altresì evidente che, proprio a causa dei numeri molto elevati, tali spostamenti di persone hanno un impatto rilevante nei Paesi e tra le popolazioni di arrivo. Nessuno pensa che sia possibile eliminare totalmente il fenomeno ma tutti, di qualunque parte politica, rilevano che in qualche modo vada disciplinato.

Veniamo ai numeri.

Per quanto riguarda l'Italia, è indubbio che gli accordi sottoscritti dal Ministro degli Interni uscente Marco Minnitti con il governo e alcune tribù libiche abbia contribuito a ridurre notevolmente la quantità degli sbarchi. Se nel 2015 i migranti arrivati sulle nostre coste furono 153.842 e nel 2016 ben 181.436, nel 2017 si sono ridotti a 119.369. Anche nel primo trimestre del 2018, pur in costanza di diminuzione, ci sono stati nuovi arrivi e, paragonando solo le cifre dei primi trimestri, ne abbiamo avuti 22.590 nel 2016, 37,915 nel 2017 e 18.916 nel 2018.

Occorre però notare che è invece aumentato il numero dei minori non accompagnati e che la maggior parte di loro ha presentato richiesta di asilo.

Tali domande sono aumentate sia per i maggiorenni sia per i minori (forse per la consapevolezza del sicuro rifiuto alle frontiere di chi intendeva soltanto "passare" per l'Italia) e sono state 83.970 nel 2015, 123.600 nel 2016, e perfino 130.119 nel 2017. Durante i rispettivi anni le richieste esaminate sono state 71.117, 91.102, e 81.527.

In tutta l'Unione Europea, l'Italia è il secondo Paese per numero di domande per protezione internazionale dopo la Germania ma noi abbiamo il primato in Europa tra i minori stranieri non accompagnati che richiedono asilo.

Nei tempi necessari per l'esame delle domande ci sono variazioni significative che sono andate crescendo nel corso degli anni. Mentre nel 2015, probabilmente in ragione di un numero inferiore di richieste, da noi erano necessari mediamente dieci mesi per una decisione di prima istanza, in Svezia ne servivano 13 e in Germania 16 mesi, nel 2017 il tempo necessario per una decisione in Italia è diventato superiore ai 18 mesi, in Germania sono sceso a 15 e in Svezia a 12.

Occorre notare che esiste un'enorme differenza nella nazionalità dei migranti che arrivano in Italia rispetto agli altri Paesi europei: mentre in Germania le prime tre cittadinanze riguardano siriani, afgani e iracheni, in Francia l'ordine è afgani, siriani, sudanesi.

Nel nostro Paese, invece, il maggior numero di migranti richiedenti asilo è costituito da nigeriani, seguiti dai bengalesi e dai pakistani.

Nonostante la diminuzione degli arrivi, è notevolmente aumentato il numero dei migranti ospitati nelle strutture di accoglienza italiane (con relativi costi a carico dei contribuenti): erano meno di 100.000 nel 2015 e sono diventati quasi il doppio nel 2017.

Tra le ragioni del malessere dei cittadini italiani verso il fenomeno migratorio che assedia le nostre coste si evidenziano due aspetti:

  1. Davanti all'impegno di ricollocamento in altri Paesi UE di circa 35.000 individui (sui 350.00 circa arrivati ufficialmente tra il 2015 e il 2017) assunto da tutti i Paesi dell'Unione, solo 12.614 sono stati realmente accettati prima del 18 aprile 2018. Nel frattempo, le spese italiane per la cosiddetta "emergenza migranti" nel 2017 sono state di 4 miliardi e 363 milioni e gli aiuti arrivati da Bruxelles non hanno superato i 77 milioni. Il costo del loro mantenimento resta quindi pressoché tutto sulle nostre spalle.
  2. Nell'anno 2016 su 22.832 richieste di asilo esaminate nel primo trimestre, ben 15.266 (cioè il 66,9%) sono state rifiutate. Nel 2017 il diniego ha toccato il 58,3% dei richiedenti e nel 2018 il 61,4%. In questo stesso ultimo periodo in Francia le domande con risposta negativa sono state ben il 72 percento.

Quest'ultima questione, quella riguardante la comprovata insussistenza dei motivi per concedere l'asilo, è quello che più suscita preoccupazione nel comune sentire della popolazione italiana. Il problema è che, nonostante si sia appurato il loro nessun diritto a rimanere in Italia, sono pochissimi quelli che realmente lasciano il nostro Paese. 

Mentre in Germania su 280.885 ordini di rimpatrio emessi tra il 2013 e il 2017 ben 219.470, sono stati eseguiti, in Italia non si è dimostrata la stessa efficienza. Su un totale di 145.155 ordini di rimpatrio, soltanto 28.600 sono avvenuti.

Gli studi dei due Enti identificano il motivo della discrepanza tra ciò che fanno i tedeschi e ciò che succede da noi nel Paese di provenienza dei respinti: chi ha una domanda rifiutata della Germania appartiene solitamente a Paesi con cui Berlino ha accordi di rimpatrio, mentre i respinti dall'Italia sono per la maggior parte africani e cittadini di Stati con cui tali accordi non esistono o non sono rispettati. Dove finiscono e cosa fanno tutti coloro che non hanno alcun diritto a restare ma continuano a farlo? Qualunque sia il motivo per cui ciò accade, il problema è che aumenta costantemente il numero degli illegali che, di conseguenza, non possono trovare lavoro ed entrano spesso nell'economia nera o in quella criminale. Per finire, occorre notare anche che ogni migrante che arriva in Italia ed è ospitato all'interno del "sistema di accoglienza" costa allo Stato italiano circa 11.000 euro all'anno per ciascun individuo. Basta confrontare tale cifra con l'ammontare mensile di quanto riceve dallo Stato un cittadino italiano che goda (per ragioni d'indigenza o di scarsa quantità di contributi versati) di una "pensione sociale" per capire come tale sistema non possa reggere a lungo senza far nascere malcontento. O peggio.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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immigrazione, Migranti, Europa, Francia, Germania, Italia
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