15:21 21 Settembre 2018
Le bandiere dell'Italia e dell'UE

L’Italia sottoposta a crescenti pressioni in vista della formazione del nuovo governo

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Germano Dottori
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L’Italia sta attraversando una delicatissima transizione politica. Una legge elettorale pensata per attribuire al Pd e a Forza Italia un numero di seggi sufficiente a permettere la formazione di un nuovo governo consociativo non ha prodotto l’effetto sperato.

La rivolta degli elettori contro l'establishment ha infatti travolto i due partiti che in Italia erano stati i pilastri della cosiddetta Seconda Repubblica. Che i Democratici di Renzi e Gentiloni potessero avere un risultato deludente era nella logica delle cose e proprio per questo il Rosatellum era stato congegnato in modo tale che il Pd potesse incamerare anche i voti dei suoi alleati più deboli. Alla conta, il 5 marzo mattina, a mancare non sono stati i seggi Dem, ma quelli di Silvio Berlusconi, la cui formazione ha subìto un autentico tracollo, perdendo anche la leadership della coalizione di centro-destra.

Sulle cause della grande emorragia di voti scontata da Forza Italia molto si è detto e anche tanto si è scritto. Ma due circostanze meritano di essere segnalate, perché difficilmente reversibili nel breve periodo.

Silvio Berlusconi prima di una partita di calcio Serie A al San Siro Stadium a Milano.
© AFP 2018 / Giuseppe Cacace
La prima è che Berlusconi non ha avuto la forza fisica di condurre la campagna elettorale ai ritmi che le hanno impresso Matteo Salvini da un lato ed il Movimento Cinque Stelle dall'altro. Ad un certo punto, gli sono mancate le energie. Pur avendo appena recuperato la cosiddetta "agibilità politica", che gli consentirebbe eventualmente anche di ricandidarsi al Parlamento, è quindi dubbio che l'anziano leader di Forza Italia possa tornare a misurarsi in futuro con avversari che hanno la metà dei suoi anni e godono apparentemente di eccellenti condizioni di salute.

La seconda è che il Sud ha voltato le spalle al vecchio architrave del centro-destra, preferendo scommettere sui grillini, probabilmente per via dell'attrazione esercitata dalle proposte sul "reddito di cittadinanza", ma forse anche a causa dell'interesse di alcuni centri occulti di potere a paralizzare per qualche tempo l'azione dello Stato centrale. In effetti, i due mesi di convulse trattative cui si è assistito hanno offerto l'impressione di un sistema politico incartato su se stesso ed incapace di uscire dallo stallo fino al momento in cui il Presidente della Repubblica ha messo sul tavolo l'opzione di un nuovo esecutivo tecnico dalle prospettive più incerte che mai.

Di qui, l'ultimo tentativo di negoziato che ha dischiuso le porte all'elaborazione di un programma di governo condiviso, la cui recente divulgazione ha suscitato scalpore e diffuse preoccupazioni all'estero per il carattere dirompente delle proprie proposte in materia economica e di allineamenti internazionali.

Cinque Stelle e Lega si sono accordati su una piattaforma che implica il tentativo di imprimere un impulso espansivo all'esausto sistema economico italiano, prevedendo una sensibile dilatazione della spesa pubblica e un significativo taglio alle tasse, da finanziare con forme surrettizie di copertura semi-monetaria, attraverso i cosiddetti mini-Bot.

Francesi e tedeschi hanno preso queste idee per quelle che sono, ovvero un'aperta sfida ai parametri di Maastricht e alle visioni ortodosse su cui si regge la divisa unica europea. In assenza di interventi correttivi che ne moderino la portata rivoluzionaria, queste misure possono effettivamente destabilizzare l'euro ed anticipare una sollevazione euroscettica ancora più ampia. Sembra quindi improbabile che la Bce rimanga inerte. E' anzi probabile che per prevenire questi sviluppi indesiderati la Germania ispiri un generalizzato rialzo dei tassi d'interesse, se non azioni punitive di altro genere, nell'intento di tagliare le gambe al governo che sta per vedere la luce a Roma.

Quest'azione italiana, di per sé molto rischiosa, esigerebbe probabilmente una concertazione con gli Stati Uniti che ne garantisse almeno la benevola neutralità nello scontro che si profila dentro all'Ue. Ma gli americani non hanno perso occasione negli ultimi giorni di far sapere quali diffidenze alimenti presso di loro l'avversione dimostrata da leghisti e pentastellati nei confronti del rinnovo delle sanzioni alla Russia, cui stanno per aggiungersi quelle, sicuramente più pesanti, all'Iran.

Di qui, la prudenza che ha suggerito le ultime limature apportate al testo del programma del cosiddetto "Governo del Cambiamento", da cui è stato espunto il riferimento all'immediatezza delle iniziative da assumere per archiviare le politiche sanzionatorie contro Mosca, fermo restando l'auspicio del loro superamento futuro.

Vedremo se sarà stato sufficiente. L'Italia, va tenuto presente, è un paese la cui sovranità è ancora sottoposta ad alcune limitazioni sostanziali e dipende altresì dai mercati finanziari internazionali per il servizio del proprio ingente debito pubblico. Attaccarla è fin troppo facile. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Lega, M5S, Forza Italia, governo, Beppe Grillo, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Germania, UE, Italia, Francia
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