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    Silvio Berlusconi prima di una partita di calcio Serie A al San Siro Stadium a Milano.

    Berlusconi candidabile. E con questo?

    © AFP 2018 / Giuseppe Cacace
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    Mario Sommossa
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    Abbiamo sempre sostenuto che Berlusconi non ha mai avuto una vera "visione" politica poiché culturalmente alieno a potersela permettere.

    Nello stesso momento, però, gli abbiamo riconosciuto un'eccezionale capacità tattica che, pur mancando di precedenti esperienze nello specifico settore, gli ha consentito di mettere fuori gioco uno dopo l'altro tutti quelli che lo avevano sottovalutato o pensavano di prendere il suo posto. Indubbiamente è un uomo intelligente, con una buona cultura di base e fortemente motivato a emergere su chiunque altro, sentendosi "naturalmente" il migliore di tutti. La sua esclusione dal Parlamento, in ossequio alla legge Severino a seguito della condanna di terzo grado per frode fiscale, aveva fatto gridare a molti che la sua epoca fosse finita e che si era oramai nel "dopo Berlusconi".

    Probabilmente, per un qualche momento lui stesso lo aveva pensato ma, pur autocommiserandosi con gli intimi per l'"ingiustizia" subita, è subito ripartito in sella. D'altra parte, senza di lui Forza Italia sarebbe stata inesistente e il consenso che gli pseudo capetti da lui voluti a circondarlo potevano raccogliere, non avrebbe superato il quattro o cinque percento. Troppo poco per garantirgli la necessaria tutela per le aziende che lui stesso aveva creato dal nulla. Il pericolo che i troppi nemici, politici ed economici, approfittassero del suo essere fuori gioco per distruggere il suo lavoro di sessant'anni era verosimilmente reale. Eccolo dunque in gioco da outsider: non candidabile per sei anni ma pur sempre capo-partito, deus ex-machina e detentore dei cordoni della borsa. Il suo appeal verso i numerosi aficionado non era più quello di un tempo ma restava sempre così forte da valere, da solo, almeno un buon dieci per cento. L'uso intelligente dei suoi media e giornalisti compiacenti o ingenui hanno continuato a parlare di lui, a intervistarlo, a dimostrare che il "capo" di quella forza politica era sempre lui (chi altri avrebbe mai potuto esserlo avendo lui "ucciso" tutti i possibili delfini dopo averli nominati?).

    Altare della Patria, Roma
    © Foto : Pixabay
    Lo stesso Salvini aveva pensato di poterne fare a meno ed era perfino riuscito a superarlo nei consensi. Tuttavia nemmeno ciò è bastato a farlo uscire dai tavoli delle decisioni importanti. L'OPA della Lega sugli elettori di Forza Italia (o almeno sulla loro metà) è sempre possibile ma il momento non è ancora arrivato e anche il "padano" deve ancora fare i conti con lui. Lo si è ben visto nelle trattative per il Governo Lega — Cinque Stelle ove il nostro Matteo ha dovuto sudare sette camicie per ottenere l'autorizzazione al negoziato a due continuando ad aver riconosciuto il ruolo di "leader del centrodestra" senza rompere ufficialmente l'alleanza. Il fatto che Berlusconi lo abbia permesso dopo essersi fatto pregare molto a lungo non è casuale: qualcosa Salvini avrà dovuto concedere e, comunque, l'ex Cavaliere ha tenuto pubblicamente l'atteggiamento di chi lo ha fatto malvolentieri, riservandosi così la possibilità di tornare, all'occorrenza, sui suoi passi. Mai sottovalutare la sua astuzia!

    Adesso, un fatto nuovo che aggiunge un'altra importante freccia all'arco del carismatico ottuagenario: potrebbe ricandidarsi quando lo volesse, magari anche in eventuali elezioni suppletive. Ovviamente lui si nega all'ammetterlo o allo smentirlo e l'incertezza resterà, almeno sino a che si saprà se, e quale, un Governo sarà formato. Qualora questo dovesse dare l'impressione (improbabile) di poter durare a lungo, il Silvio non esiterà a candidarsi per rientrare in Parlamento, ma se, al contrario, si capirà immediatamente che la sua vita è destinata a durare solo pochi mesi è più probabile che decida di capeggiare la prossima campagna elettorale. Allora vorrà riappropriarsi del ruolo di leader della coalizione, cosa che considera sua per diritto divino. Magari approfittando del possibile logoramento dell'immagine di Salvini nel caso d'inconcludenza del prossimo Governo.

    Però, come si usa dire, "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi" e tutto può ancora succedere. 

    Ad esempio, il nuovo Governo potrebbe non ricevere i voti dalla base grillina o le trattative potrebbero fallire. O ancora, il Presidente della Repubblica potrebbe non accettare la lista dei Ministri proposta dai due partiti e la sua controproposta non essere accettata da uno dei due o da entrambi. In questo caso le elezioni si terrebbero quasi subito e a guidare la coalizione resterebbe Salvini, con quello che ne consegue in termini di scelta dei candidati. 

    Inoltre, la "riabilitazione" è stata decisa dal Tribunale di Sorveglianza ma il Procuratore Generale di Milano potrebbe farvi ricorso. In questo caso bisognerà vedere quale sarà l'esito finale perché, con l'annullamento del provvedimento in questione e in mancanza di un'eventuale sentenza favorevole a Berlusconi da parte della Corte di Giustizia Europea, l'interdizione varrà fino all'agosto del 2019.

    Non è finita. Sul suo capo pendono ancora due procedimenti: il Ruby-ter per "corruzione in atti giudiziari" (l'accusa è di aver pagato testimoni per tacere di possibili reati) e l'indagine sulle stragi mafiose del '93 ove lui e Marcello Dell'Utri sono sospettati di essere stati "mandanti occulti". Se quest'ultimo procedimento suona piuttosto ridicolo, il primo non è da sottovalutare per il suo possibile esito e per le conseguenze giudiziarie e d'immagine che potrebbe portare.

    Silvio Berlusconi ha precisato: Ho detto che sono fuori dalla politica intendendo la politica dei professionisti
    © AP Photo / Flavio Lo Scalzo
    Queste ultime ipotesi potrebbero obbligare Berlusconi ad anticipare i tempi, anche prima di quanto i suoi calcoli tattici suggerirebbero. In questo caso la sua candidatura potrebbe avvenire anche in ottobre. Come? Se un parlamentare di centro destra decidesse volontariamente di rinunciare al proprio scranno o ricoprisse un incarico incompatibile con quello di parlamentare, ecco che scatterebbero elezioni suppletive e per Berlusconi si riaprirebbero le porte del Parlamento. Un'altra occasione potrebbe essere la tornata elettorale al CSM, quando saranno eletti i membri laici. E' sufficiente che un azzurro sia eletto a Palazzo dei Marescialli per lasciare lo scranno a disposizione di qualcun altro. Perché non Berlusconi?

    Staremo a vedere.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    riabilitazione, candidato, governo, Elezioni politiche 2018 in Italia, Silvio Berlusconi, Italia
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