06:17 20 Novembre 2018
Veduta della lanterna di Genova

A Genova l'Italia s'interroga sul mondo

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Germano Dottori
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Per il 25° anniversario della nascita di Limes, la rivista italiana di geopolitica, a Genova dal 4 al 6 maggio in scena il quinto Festival di Limes, tre giorni di dibattiti e confronti aperti al pubblico, affidati a protagonisti e studiosi italiani e internazionali, dal titolo: Lo stato del mondo.

Dalla traiettoria geostrategica degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump alla questione coreana, passando per l'espansione strategico-commerciale cinese, i destini europei dopo il voto in Germania, la sempre presente questione migratoria, il ruolo fondamentale dell'Iran in Medio Oriente, in reportage per Sputnik Italia del partecipante del Festival, Germano Dottori, Docente di Studi Strategici alla Luiss-Guido Carli e Consigliere Scientifico di Limes.

Mentre la politica italiana rimane concentrata su se stessa ed i propri processi interni, spesso inconsapevole delle interconnessioni che ne legano le prospettive a quanto accade sulla scena internazionale, la Limes ha organizzato un Festival, con la partecipazione di importanti autorità del Governo nazionale ed analisti di chiara fama, fra i quali l'influentissimo George Friedman. Al cuore dei dibattiti, trasmessi anche in streaming, la ricognizione dello "Stato del Mondo".

  • Il quinto Festival di Limes
    Il quinto Festival di Limes
    © Sputnik . Germano Dottori
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    Il quinto Festival di Limes
    © Foto : Germano Dottori
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Il quinto Festival di Limes

Si è ovviamente parlato di politica estera italiana, innanzitutto, ma anche di equilibri globali, di Medio Oriente, di Europa, di Corea, di futuro geopolitico della Chiesa, di energia, del duello tra le diverse declinazioni del capitalismo, di migrazioni e dell'evoluzione della guerra.

Il Festival è stato aperto dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il quale, tra le altre cose, ha rivendicato la scelta di puntare sulla Francia per riformare un'Unione Europea che invece la Germania della Merkel vorrebbe conservare com'è. Lo stesso Trattato del Quirinale in corso di negoziazione — ha affermato il premier — servirebbe proprio a concertare al meglio le strategie per forzare la mano ai tedeschi, finora elaborate dai francesi senza alcuna condivisione delle informazioni. L'Italia riterrebbe necessario bilanciare con un'intesa tra i paesi dell'Europa del Sud la superiore forza contrattuale dei tedeschi. Non ci sarebbe però subalternità vera a Parigi, secondo Gentiloni, come ha dimostrato il ricorso alla cosiddetta golden share per intralciare pericolose scalate attuate proprio da gruppi transalpini nei confronti di alcune società strategiche italiane.

Il carattere oggettivamente antitedesco degli attuali orientamenti italiani dovrebbe essere gradito a Washington, anche se Gentiloni ha completamente ignorato Trump nel suo intervento. La narrativa del premier continua infatti a privilegiare riferimenti diversi, come la figura di John Kerry, di cui è condiviso l'impegno a salvare gli accordi di Vienna, dai quali gli Stati Uniti stanno uscendo. Va rilevato anche come l'affermazione di Gentiloni sul bisogno italiano di un maggior numero di migranti abbia gelato il pubblico, rimasto in silenzio, malgrado Genova sia una delle città più progressiste d'Italia.

A George Friedman è stato invece chiesto di spiegare l'attuale fase della politica americana, che starebbe attraversando un momento d'incertezza determinato dallo scontro tra i sostenitori dell'approccio imperiale e coloro che invece vorrebbero tornare ad un approccio più "repubblicano" agli affari del mondo. Trump sarebbe assediato — ha chiarito Friedman — e reagirebbe tatticamente agli impulsi che riceve, determinando incertezza tra i suoi interlocutori stranieri. Le cose potrebbero cambiare, però, se i repubblicani vincessero le elezioni di medio termine. Friedman ha altresì sottolineato come il capitalismo statunitense sia diverso da quello europeo, poggiando sulla sfiducia nei confronti delle autorità pubbliche, che indusse i legislatori a riconoscere costituzionalmente il diritto al porto d'armi per poter insorgere contro l'eventuale tirannide.

La prospettiva russa è stata invece rappresentata da Dmitry Suslov, vicedirettore del Centro di studi europei e internazionali alla National Research University di Mosca, che ha evidenziato come la capacità americana di plasmare il pianeta sia fortemente diminuita, anche se non c'è disponibilità ad accettare un assetto multipolare. Marco Carnelos, già ambasciatore d'Italia a Baghdad, ha insistito sullo stesso punto, ricordando come specialmente in Medio Oriente l'influenza americana sia davvero scesa al minimo.

Di energia si è parlato con il presidente dell'Eni, Claudio Descalzi, che ha richiamato le ragioni per le quali l'azienda italiana stia scommettendo sull'Africa, continente dalle prospettive enormi, ma che manca di tutto, a partire dall'elettricità, inaccessibile a centinaia di milioni di persone. Riflessioni importanti sono state fatte anche sull'avvenire della Chiesa, che starebbe mutando pelle, democratizzando la composizione del Sacro collegio incaricato di eleggere il Papa in un modo che potrebbe rendere difficile il formarsi di una maggioranza quando si tratterà di scegliere il successore di Francesco. Lucio Caracciolo ha osservato come di fatto dai tempi di Paolo VI i pontefici non governino più la Chiesa, mentre Massimo Franco ha rilevato come a Bergoglio siano state nascoste molte informazioni sensibili sul problema della pedofilia. Antonio Spadaro, direttore de la Civiltà Cattolica, e Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, hanno peraltro assicurato che la situazione è malgrado tutto sotto controllo, anche se i problemi ci sono.

Ha concluso il Festival un confronto molto interessante sui temi delle identità e dell'immigrazione, con il Ministro italiano dell'Interno, Marco Minniti, che ha ribadito la posizione secondo la quale una chiusura ermetica delle frontiere sarebbe impossibile, ma un governo dei flussi è indispensabile.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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festival, Genova, Italia
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