03:53 16 Novembre 2018
A woman leaves a soft toy outside Alder Hey Children's Hospital in Liverpool, England, following the death of 23-month-old, Alfie Evans, Saturday April 28, 2018

Alfie e la sua lezione di vita

© AP Photo / Peter Byrne/PA
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Tatiana Santi
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Alfie, il bambino che ha commosso il mondo, ha chiuso gli occhi per sempre, ma ha fatto anche molto riflettere su un tema così importante come la vita. Effettivamente anche i malati inguaribili dovrebbero avere il diritto ad essere curati. Alfie e la sua lezione di vita.

In Inghilterra all'ospedale di Liverpool è venuto a mancare il piccolo Alfie Evans, affetto da una malattia degenerativa dopo che i medici e il tribunale hanno deciso di interrompere le cure, perché ritenute inutili. Nonostante la contrarietà dei genitori del piccolo e la cittadinanza italiana concessa ad Alfie per proseguire le cure al Bambin Gesù di Roma, il tribunale ha vietato il trasferimento del bambino.

Il caso di Alfie ricorda un precedente, la drammatica vicenda avvenuta sempre in Inghilterra al piccolo Charlie Gard. Staccare la spina, chi lo decide e perché? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Giuliano Guzzo, sociologo, collaboratore de La Verità, membro dell'Equipe Nazionale Giovani del Movimento per la Vita italiano.

— Giuliano Guzzo, che idea si è fatto della vicenda legata al piccolo Alfie?

Bambini a Gorlovka
© Foto : di Eliseo Bertolasi

— È una vicenda chiaramente drammatica nella quale vi sono diversi livelli di criticità. Colpisce più di tutto non soltanto me, ma anche tutta l'opinione pubblica, che il diritto dei genitori di curare come meglio credono il proprio figlio sia stato superato, per non dire calpestato dal diritto dello Stato. Il diritto dello Stato non solo entra in conflitto con i genitori, ma prevale in questo caso. È un passaggio molto critico, comunque la si pensi. È già successo anche nel caso di Charlie e di Isaiah. Si tratta di precedenti gravi.

— Nonostante la cittadinanza concessa dall'Italia non è stato permesso ai genitori di trasportare il figlio in Italia. Questo è un altro elemento strano della vicenda, no?

— È un aspetto più che altro giuridico. La magistratura britannica ha ritenuto ininfluente la cittadinanza italiana nella vicenda giudiziaria già approdata al capolinea. Di fronte a decisioni già prese il fatto che Alfi fosse diventato italiano non era influente. Non escludo che proprio la cittadinanza italiana possa avere innescato delle dinamiche di risentimento e di criticità ulteriore. È stata una scelta per ottimi fini, ma non si poteva prevedere le possibili reazioni che si andavano a suscitare. La magistratura riteneva di aver già detto tutto su quel che c'era da dire.

— L'Italia e gli italiani non sono rimasti indifferenti di fronte alla storia del piccolo Alfie. Dai social alle preghiere in piazza vi è stata una grande manifestazione di solidarietà da parte del popolo italiano. Che ne pensa di questo gesto?

— Non è un caso che il popolo italiano si sia mosso. Nonostante la secolarizzazione in Italia la religione continua ad avere una certa importanza, il popolo che si è mosso è quello "pro famiglia e pro vita", in gran parte cattolico. Questo ha inciso nel pathos che l'Italia ha riservato alla vicenda. L'altra nazione che si è mossa nell'ambito di questa vicenda è stata la Polonia. L'Europa attenta alle tradizioni e ai valori della famiglia, che molti considerano fanalino di coda, in realtà è il faro. Andrebbero ribaltati i pregiudizi su certi Paesi.

— L'opinione pubblica si è divisa sul tema, molti hanno criticato l'appoggio ai genitori di Alfie definendo il tutto come propaganda su un bambino affetto da una malattia degenerativa incurabile. Come risponderebbe a queste persone?

— Andrebbe fatta una precisazione importante innanzitutto. Il bambino può anche essere in uno stato inguaribile, un altro conto è che il bambino sia incurabile. La cura si poteva fare, non porta solo alla guarigione. Si possono curare le persone che non possono più guarire.

Chi critica questa scelta sparlando di accanimento terapeutico dovrebbe riflettere molto bene prima di sparare certe sentenze. Se c'è una propaganda su questa vicenda, è quella di alcuni opinionisti, anche autorevoli, che parlavano di bambino incurabile, quando al massimo era inguaribile. Inoltre la ventilazione meccanica non era sproporzionata, era un sussidio vitale per Alfie. I discorsi sull'accanimento terapeutico, sull'incurabilità… questa è propaganda.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Bambini, bambino, Morte, Gran Bretagna, Italia
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