17:05 18 Dicembre 2018
Donald Trump ed Emmanuel Macron

Macron a Washington: il fumo e l'arrosto

© REUTERS / Kevin Lamarque
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Germano Dottori
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Si consolida un asse franco-americano?

Emmanuel Macron ha restituito la visita che Donald Trump fece a Parigi in occasione del 14 luglio dell'anno scorso, ottenendo onori trionfali. Sono stati scomodati precedenti illustri, in particolare un viaggio del generale De Gaulle, cui venne concesso nel 1960 di rivolgersi al Congresso esattamente com'è capitato all'attuale Presidente francese.

La stampa internazionale si è concentrata soprattutto sugli aspetti più frivoli della trasferta di Macron, senza lesinare il sarcasmo per alcuni atteggiamenti che hanno contraddistinto il contatto tra il leader americano ed il suo collega transalpino. Tanti si sono concentrati sulle first ladies e sul loro stile, peraltro sorprendentemente simile, mentre ha ricevuto poche attenzioni il protocollo che ha regolato ogni aspetto della presenza del Presidente francese a Washington. Eppure, nelle relazioni tra Stati più che altrove, la forma è sostanza. Sarà presto possibile verificarlo in occasione dell'arrivo in America di Angela Merkel, mentre già si sa che al viaggio del Presidente statunitense in Gran Bretagna non verrà riconosciuto il consueto livello di ufficialità.

Il rapporto tra Stati Uniti e Germania si è in effetti da tempo deteriorato e sotto Trump le cose non sono certamente migliorate. Quanto a Theresa May, la Signora Primo Ministro si trova alla testa di un paese che si sta separando dall'Unione Europea, ha un'opinione pubblica fortemente ostile a Trump ed ospita al proprio interno elementi dei servizi di sicurezza che hanno contribuito non poco ad alimentare l'inchiesta sul cosiddetto Russiagate, ai cui sviluppi si legherebbero molte delle oscillazioni fatte registrare dal dialogo tra il Presidente americano e quello russo.

La prima conclusione che si può trarre da quanto precede è che la Francia ed il suo giovane Presidente sono riusciti a conquistare grande importanza agli occhi dell'Amministrazione americana. Le dichiarazioni rese al margine dei colloqui fanno intuire un livello d'interlocuzione che rappresenta un elemento di novità nelle relazioni recenti tra Washington e Parigi. Trump e Macron hanno discusso di fondamentali problemi concreti.

Il discorso tenuto dal Presidente francese a Capitol Hill non deve ingannare: non è alla difesa dell'ambiente e, probabilmente, neppure al futuro del commercio mondiale che sono stati principalmente dedicati i colloqui tra gli inquilini della Casa Bianca e l'Eliseo. Quei temi sono stati utilizzati nel Congresso americano per altre ragioni: tanto per sollecitare gli istinti profondi dei parlamentari americani, quanto per soddisfare le esigenze della platea televisiva francese.

Si è trattato quindi di null'altro che fumo. Macron è infatti cosciente della circoscritta influenza del suo paese sull'agenda globale degli Stati Uniti e non sembra uomo avvezzo a disperdere le proprie energie in esercizi vani.

L'arrosto, ciò che conta, è stato invece al centro degli incontri svoltisi a porte chiuse, quando si è verosimilmente parlato di Medio Oriente ed Europa, con particolare attenzione al futuro degli accordi sul nucleare stretti con l'Iran, alla soluzione da dare al conflitto siriano e alle prospettive dei rapporti con la Germania.

A quanto è stato dato di capire, anche Macron accetta ormai l'inevitabile distacco degli Stati Uniti da quanto venne concordato a Vienna nel 2015, ma esisterebbe già un'intesa di fondo sul fatto che con Teheran si deve tornare a trattare. Sia per inserire nel contesto di una nuova intesa norme che limitino l'arsenale missilistico iraniano, sia perché dal giorno della firma degli accordi vigenti manca un format con il quale i Cinque Grandi possano discutere insieme alla Repubblica Islamica dei principali temi d'interesse comune.

Non sarebbe quindi in gestazione un altro conflitto — anche perché Trump non è stato eletto per far nuove guerre ma per porre fine all'interventismo a tutto campo degli Stati Uniti — quanto piuttosto un nuovo schema di dialogo, finalizzato a ridimensionare il futuro potenziale militare iraniano e a definire un percorso di pacificazione per la Siria.

Da un'eventuale intesa che privasse l'Iran dei suoi missili a più lunga gittata trarrebbero vantaggio non soltanto gli americani, gli israeliani e i sauditi — pertanto certamente favorevoli a questi propositi — ma anche gli europei ed i russi. Questi ultimi, infatti, in caso di successo, potrebbero esigere — e probabilmente anche ottenere — la rinuncia di Washington all'installazione delle difese antimissilistiche sul suolo del nostro continente, rassicurando decisivamente Mosca, che le considera destabilizzanti e minacciose. Trump recupererebbe allora tutta la credibilità compromessa dalle incertezze e dagli insulti degli ultimi mesi.

Macron, a dispetto di tutto, è dal suo lato. Chi l'avrebbe detto un anno fa?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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incontro, Emmanuel Macron, Donald Trump, Francia, USA
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