20:17 23 Ottobre 2018
French President Emmanuel Macron speaks during a media conference at an EU summit in Brussels on Thursday, June 22, 2017

Il protagonismo di Macron contro gli interessi italiani

© AP Photo / Olivier Matthys
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Tatiana Santi
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Dalla Libia alla Siria e alla questione dell’immigrazione, gli obiettivi francesi e italiani viaggiano a velocità totalmente diverse. Macron, il leader europeista che tutti si aspettavano, persegue la propria politica alla faccia di Roma e di un’Unione Europea sempre più divisa. Il protagonismo di Macron contro gli interessi italiani.

Emmanuel Macron in visita negli Stati Uniti ha voluto mostrare il suo ruolo da protagonista in Europa, sfruttando il vuoto lasciato dagli alleati europei, in primis l'Italia, tuttora senza un governo. Alla Casa Bianca si è discusso di Medioriente, dell'accordo sull'Iran e degli scambi commerciali con l'Europa, un'Europa però praticamente assente e debole.

Negli ultimi giorni è salita la tensione ai confini fra la Francia e l'Italia, anche sul tema immigrazione il presidente francese a parole esprime solidarietà a Roma, ma allo stesso tempo respinge i migranti. La cooperazione italo-francese sulla questione migratoria è totalmente in crisi, ma analizzando più in generale i maggiori dossier in politica estera si nota come i rapporti fra Parigi e Roma siano arrivati ad uno stallo. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Michela Mercuri, autore di "Incognita Libia", docente di storia contemporanea dei Paesi Mediterranei all'Università di Macerata.

— Gli obiettivi strategici dell'Italia e della Francia spesso non coincidono. Michela Mercuri, in Libia per esempio gli interessi fra i due Paesi quanto sono contrastanti?

— Sono estremamente contrastanti. Ricordiamo che l'intervento in Libia è stato voluto dalla Francia nel 2011 per gli interessi nazionali, per il petrolio, ma non solo. Gli interessi dei due Paesi sono rimasti contrastanti fino alla fine, perché l'Italia ha continuato a sostenere Sarraj, mentre la Francia sostiene Haftar. Parigi, sostenendo Haftar, oltre a vendere armi ha voluto mettere un piede in Cirenaica per assicurarsi di poter trivellare e scoprire le risorse petrolifere dell'area. Haftar è malato o addirittura morto, è stato trasportato d'urgenza a Parigi, che sembra aver "sequestrato" Haftar per poter deciderne le sorti, per decidere quando staccare la spina e comunicare al mondo che il generale non è più in grado di governare la Cirenaica. Sembra che la Francia prenda tempo per decidere il successore di Haftar e garantirsi così un posto in Cirenaica. È la dimostrazione di quanto la Francia continui a perseguire il proprio interesse nazionale, anche a discapito di una linea unitaria con l'Italia.

— Anche dal punto di vista della questione migratoria fra Italia e Francia la tensione è alta, l'abbiamo visto in questi ultimi giorni, no?

— È un altro tema contrastante che riguarda anche i flussi migratori dalla Libia. La Francia ha promesso più volte sia al vertice di Taormina dello scorso anno sia durante il recente incontro di Roma con Gentiloni di aiutarci e di rafforzare la partnership italo-francese nella gestione dei migranti. L'ha fatto a parole, ma non l'ha dimostrato con delle azioni concrete, perché continua a respingere i migranti: con un piede entra a Bardonecchia per controllare i migranti che sono in Italia, ma con l'altro piede li respinge dalla Francia. Non c'è una linea comune neppure in tema migratorio fra la Francia e l'Italia, questo dimostra quanto gli interessi siano divergenti e quanto gli interessi francesi prevalgano su quegli italiani, specialmente in un momento in cui l'Italia ha un governo estremamente debole.

— La Francia durante il recente attacco alla Siria si è mostrata in prima fila. L'intervento a guida americana va verso un inasprimento dei rapporti con Mosca, quindi anche sul fronte siriano gli interessi di Roma e Parigi divergono?

— Anche qui gli interessi fra i due Paesi non coincidono, l'Italia si è dimostrata da un lato fedele all'Alleanza Atlantica tramite le parole di Gentiloni, d'altra parte sia Salvini sia altri possibili leader del futuro governo italiano hanno chiaramente espresso la loro contrarietà a quest'intervento.

La Francia anche in Siria vuole agire in maniera totalmente svincolata da quelli che sono gli interessi italiani, vediamo però anche un vuoto europeo: la Gran Bretagna è uscita con la Brexit, la Germania sta pensando ad una politica più concentrata sulle questioni interne. Quindi la Francia nello scacchiere siriano sembra voler cogliere la palla al balzo per porsi come attore egemone anche all'interno dell'Europa. L'azione in Siria sicuramente è emblematica: la Francia agendo in questo modo ha chiaramente attuato una linea in contrasto con la Russia e quindi ha acuito le tensioni fra gli attori in causa.

In questo momento a mio avviso è necessario intavolare un dialogo fra tutti gli attori del teatro siriano per cercare di discutere del futuro del Paese in maniera sinergica. Abbiamo assistito a massacri e anni di guerra, sicuramente questo è stato un atteggiamento irresponsabile da parte francese.

— Tutti i riflettori sono puntati sulla visita di Macron alla Casa Bianca da Donald Trump. L'Europa è davvero unita o assistiamo come ogni Paese, in primis la Francia, prosegue sulla propria linea politica? Che cosa ne pensi del protagonismo di Macron?

— La Francia sfruttando il vuoto e il disinteresse dei vari attori europei vuole porsi alla guida dell'Europa e lo fa in maniera totalmente individuale per il perseguimento del proprio interesse nazionale. Macron vuole porsi a pivot di un'Europa debole e divisa. La visita negli Stati Uniti ne è un esempio, Macron sembra voler stabilire una politica bilaterale con gli americani. In questo contesto è molto importante la questione iraniana su cui la Francia sembra poter segnare il goal diplomatico del secolo, cioè addirittura cercare di ammorbidire le posizioni di Trump sull'Iran. La Francia lo fa per seguire e tutelare i propri interessi nazionali, Parigi è il terzo fornitore dell'Iran dopo la Germania e l'Italia, che in questo momento sono molto deboli e assenti. Nel 2015 gli scambi tra la Francia e l'Iran sono aumentati tantissimo e a crescere è stato soprattutto l'import petrolifero da parte francese.

Macron con questa visita, soprattutto sul dossier iraniano, vuole cercare di continuare a perorare i propri interessi nazionali, in particolare quelli energetici. Sfruttando il vuoto degli altri Macron vuole partire dall'agenda nord africana e mediorientale per diventare il nuovo pivot dell'Unione Europea.

Inoltre l'interesse di Macron in Medioriente lo vediamo attraverso le visite in Francia dei leader come Bin Salman e il re del Marocco. Macron sembra voler instaurare delle politiche B2B. Un altro schiaffo della Francia all'Italia è arrivato anche con la missione in Niger, missione dalla quale attraverso le autorità del Paese i francesi hanno voluto tenerci fuori.

— Che cosa dovrebbe fare l'Italia in questo contesto?

— A mio avviso l'Italia dovrebbe ripartire dalla questione libica, quella più vicina e impellente. L'Italia si trova in Libia con la propria ambasciata e con 300 uomini della missione Ippocrate. Minniti aveva cercato di lavorare in Libia per riportare l'Italia ad una primacy almeno diplomatica. D'altra parte Minniti aveva fatto degli accordi con le tribù che poi non hanno retto nel lungo periodo, c'era comunque un impegno da parte italiana.

Ora l'Italia dovrebbe rafforzare la propria agenda estera, dovrebbe mandare avanti certe missioni portate avanti dal precedente governo seppure a legislatura conclusa. In un periodo in cui non si riesce a formare un governo sicuramente l'Italia è debole. Nonostante tutto questo la Francia continua indisturbata a fare shopping in Italia, secondo i dati della Kpmg, diramati di recente, negli ultimi 10 anni la Francia ha fatto 214 acquisizioni in Italia per un valore di 32 miliardi di euro davanti ad un Italia che è stata semplicemente a guardare. Credo che i rapporti italo-francesi siano davvero ad uno stallo, Macron è venuto in visita in Italia a gennaio, sembrava aprirsi una nuova era, si parlava di un trattato di cooperazione rafforzata al Quirinale. Tutto ciò è caduto nel dimenticatoio, soprattutto perché in Italia adesso non c'è un governo e il Paese è particolarmente esposto. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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crisi in Siria, crisi in Libia, Donald Trump, Michela Mercuri, Emmanuel Macron, Italia, Francia
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