22:31 15 Novembre 2018
Dimostrazione contro il conflitto in Siria

Giusto bombardare la Siria? Gli italiani dicono no

© AP Photo / Matt Dunham
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Giulietto Chiesa
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È stato recentemente pubblicato un sondaggio di rilevante importanza che dice, senza alcun equivoco interpretativo che la maggioranza degli italiani è stata (e presumibilmente è tuttora) contraria al bombardamento della Siria da parte della coalizione Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia.

Il sondaggio — realizzato da IPSOS — è tanto più significativo in quanto è stato realizzato su iniziativa di due istituzioni palesemente e costantemente filo-atlantiche come la RAI (Rainews) e come l'ISPI (Istituto Italiano per gli Studi di Politica Internazionale).

Il campione è anch'esso significativo essendo stato effettuato mediante 1000 interviste nell'arco di tempo tra il 17 e il 19 aprile, cioè subito dopo il bombardamento. Le domande sono state sette in tutto, ma qui ne prenderemo analiticamente in esame dolo alcune. Delle altre diamo la sintesi. Le risposte sono tutte interessanti, alcune molto interessanti. A cominciare dalla prima ("L'intervento in Siria è giustificato?"), che ha ricevuto la risposta negativa del 54% degl'intervistati. Il 43% dei quali con l'argomento che una tale azione "rischia di allargare il conflitto", mentre il 12% ritiene che "il vero nemico sono i terroristi islamici."

Dove si coglie subito che il pubblico italiano è sconcertato dalla scoperta che esistono, in Occidente (e sono nostri alleati) leader politici che prendono decisioni pericolose per la pace. Per giunta sbagliate perché non individuano "il vero nemico". Ma le risposte alla seconda domanda sono ancora più significative. Essa riguarda la credibilità della motivazione dei bombardamenti, basata sul presunto attacco chimico del regime siriano contro la sua stessa popolazione. Qui risulta che il 39% dei rispondenti definisce l'attacco chimico un "pretesto per intervenire contro Assad e la Russia". A questo si aggiunge un 27% che invoca il giudizio di una commissione internazionale per decidere se c'è stato un attacco chimico, visto che non sono ancora state portare prove, né convincenti né di altro tipo.

In sostanza il 66% circa dei rispondenti non ha creduto alla storia "chimica". E questo è tanto più significativo se si tiene conto che la versione dei tre paesi aggressori è stata ripetuta, come automaticamente vera, un'infinità di volte, da tutti i media occidentali e da tutti i leader occidentali. Incluso il capo del governo ad interim Gentiloni che l'ha usata per giustificare l'appoggio logistico dato dall'Italia all'operazione bombardamenti. Qui il mainstream ha decisamente fallito l'obiettivo. Solo il 17% riconosce l'attacco chimico come una causa reale: poco davvero se si tiene conto del massiccio tentativo di convincere il pubblico proprio in questo senso.

Quasi la metà degl'intervistati (il 47%) è convinto che ora "aumenteranno i rischi di un conflitto più ampio". E, per questo, il 74% ritiene che "l'Italia ha fatto bene a non intervenire". Qui l'operazione di "distrazione" del pubblico ha avuto un relativo successo. Risulta accettata dall'opinione pubblica italiana la versione fornita da Paolo Gentiloni nel suo intervento alla Camera dei deputati. E rimane in ombra il fatto che egli ha ribadito la nostra "fedeltà" in quanto alleati dei bombardatori.

Ma, nel complesso, le risposte confermano la preoccupazione di una larga fetta dell'opinione pubblica italiana. La quale, tuttavia, è in maggioranza (51%) convinta che l'Unione Europea sia ancora il punto di riferimento principale a cui aggrapparsi in caso di incertezza, mentre manifesta diffidenza nei confronti di Marcon, le cui intenzioni risultano poco comprensibili.

Più netto, addirittura il giudizio negativo su Donald Trump, che viene percepito come un "fattore di instabilità mondiale". La cifra di coloro che la pensano in questo modo è straordinariamente alta (71%) e conduce a una singolare e contraddittoria conclusione statistica. L'Europa — in cui ancora crede la maggioranza, seppure risicata, degli italiani — è infatti guidata da un'America che è considerata addirittura pericolosa; è trascinata da una Gran Bretagna che non ne fa più parte; ed è influenzata da una Francia incomprensibile e fastidiosa. Resterebbe solo, a tranquillizzarci, la signora Angela Merkel, che ha deciso di non partecipare ai bombardamenti.

Ultima notazione, nello stesso tempo curiosa e interessante, che emerge dal sondaggio, è che la "Russia di Putin" è considerata dall'11% dei rispondenti come un "riferimento" positivo dell'Italia. Cioè in posizione migliore dell'"America di Trump", che raccoglie il consenso soltanto del 9% degli italiani.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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