16:25 15 Agosto 2018
Un gruppo militare della Resistenza a Milano durante la Seconda guerra mondiale

Buon 25 aprile a tutti (o quasi)

© Sputnik . РИА Новости
Opinioni
URL abbreviato
Riccardo Pessarossi
211510

L’Italia festeggia oggi il 73° anniversario della Liberazione. Perché questa festa nazionale non unisce più lo stivale? Forse ci vorrebbero meno politica ed una rinnovata memoria storica, anche a beneficio delle nuove generazioni.

Per cercare di mettere un po' d'ordine nel focolaio di voci contrastanti che puntuali si alzano alla vigilia di questa ricorrenza e capire perché — ad esempio — questo non succede in Russia in occasione del 9 maggio, Sputnik Italia ha intervistato Giovanni Savino, storico e professore associato di Storia contemporanea presso l'Istituto di scienze sociali dell' Accademia presidenziale russa dell'economia nazionale e del servizio pubblico.

 Giovanni Savino
© Sputnik . Александр Натрускин
Giovanni Savino

— Quello di oggi è il 73° anniversario della liberazione: quale significato assume oggi questa festa?

— Oggi si è perso un po' il significato della Festa. Uno storico italiano, molto più bravo di me, Sergio Luzzatto, scriveva nel 2004 un libro che si chiama "La crisi dell'Antifascismo" e secondo me inquadrava quel problema, che forse 10 anni fa non si vedeva, ma che oggi è sempre più evidente, di come cioè ci sia uno svuotamento della Liberazione.

— "Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dal regime fascista" è troppo lungo da dire o troppo complicato da ricordare?

— Oggi parlare di antifascismo alla gente crea dei problemi. Per alcuni si tratta di qualcosa di proiettato nel passato, altri la vedono come una contrapposizione per cui antifascismo  significa comunismo, anche se poi la lotta di liberazione in Italia, dove pure il Partito Comunista ha dato un grande contributo di sangue e organizzativo è stata anche la lotta dei socialisti, dei cattolici, persino dei monarchici. Perciò si è persa anche l'idea della contrapposizione "fascismo-democrazia" cioè se c'è la democrazia non c'è il fascismo e viceversa. Spesso quello che accade, e a me da storico preoccupa, è la codificazione delle cose. In Italia ci sono delle leggi che vietano l'apologia del fascismo, ma io credo poco agli strumenti legislativi nel piano della memoria storica, perché significa dare una verità di Stato che è sempre qualcosa di pericoloso. C'è una legge che ti dice che non devi prendere la svastica o fare il saluto romano, se no sei cattivo. Ovviamente questo non ha nessun effetto educativo, perché, e lo abbiamo visto anche nei regimi totalitari, ci sono sempre forme disobbedienza per cui poi ognuno fa come si sente. Questa festa cade in un momento in cui si dovrebbe ripensare al significato dell'antifascismo nella repubblica italiana ed a quelli che sono i valori della Resistenza, perché tali rimangono, dei valori.

— Sul Resto del Carlino è apparso ieri un articolo in cui secondo un sondaggio fatto a degli studenti delle scuole superiori, solo 2 su 10 sanno esattamente che il 25 aprile è la festa della liberazione dal nazifascismo. Qualcuno la confondeva con il 2 giugno, altri con il Giorno della Memoria, altri pensavano a dove trascorrere il ponte. Lei che insegna, come si spiega questo fatto?

— Io credo che il problema è globale perché alla discussione storica si è sostituita la memoria. Che non è un male di per sé, in quanto le due cose se accompagnate vanno bene, ma ci sono memorie differenti e possono nascere delle lacune. Anche noi se ci capita qualcosa di brutto tendiamo a rimuoverlo. Poi ci sono dei meccanismi nelle riforme dell'istruzione — e questo accade in tutto il mondo — in cui le ore di storia vengono ridotte a favore dei programmi di "indirizzamento al lavoro". I nostri nonni e i nostri padri studiavano nozioni più teoriche ma lavoravano molto meglio di noi ed avevano più opportunità. Questa è la situazione di fondo, perché se avessero chiesto agli studenti di parlare in inglese o di risolvere delle operazioni matematiche avremmo avuto gli stessi risultati.

— Eppure in molte delle nostre città ci sono monumenti, storie di martiri, di persone uccise in questi giorni di 73 anni fa. Forse se banalmente si portassero i giovani a leggere una lapide e vedere che sono morti ragazzi della loro età, la situazione potrebbe migliorare?

— Ci vuole una memoria che faccia capire — e che esisteva negli anni '50 e '60 ed è riprodotta da libri come "Il Partigiano Johnny" o "I 200 giorni della città di Alba" che quelli che erano andati a morire erano giovani di 17-18-19 anni. Questa è una memoria interessante. E' vero che l'insurrezione c'è stata nel Nord Italia, ma questa memoria è assente anche nel sud. C'è un lavoro curato dallo storico Isabella Insolvibile — "L'Atlante delle stragi nazifasciste in Italia" — grazie al quale ho scoperto che anche nella zona da cui vengo ci sono state fucilazioni di civili, dopo le quattro giornate di Napoli e solo in un raggio di 3 chilometri sono state fucilate 100 persone. Noi di queste cose non sappiamo nulla. Sappiamo soltanto la retorica che andava bene negli anni del dopoguerra, ma che oggi non spiega nulla e non crea un contatto con gli studenti o con i giovani.

— Al contrario in Italia il 25 aprile di anno in anno ci si concentra sulle provocazioni, sui cortei, sul tornaconto politico che perseguono esponenti dell'una e dell'altra parte. Non si rischia di stancare la gente in questo modo?

— Per il tornaconto politico si usa qualsiasi cosa. Stranamente la divisione è avvenuta negli ultimi 25 anni, quando sono finiti i grandi partiti politici frutto di quella lotta di liberazione, dalla DC al PCI o che ne erano stati trasformati come il PSI. E' strano vedere come questi partiti che si definiscono post ideologici (Forza Italia, il PD, o la Lega) di volta in volta usino il 25 aprile per dire la loro. Se ne sentono di tutti i colori, da che i partigiani erano "quattro ragazzini" al soldo degli americani o ai paragoni tra l'Unione Europea di oggi e l'Europa di 73 anni fa. I cortei è giusto che ci siano, è parte della normale dialettica, meno che ci siano alcuni che utilizzano i cortei per fare polemica contro, o amministrazioni comunali che neghino l'autorizzazione.

— Perché il 9 maggio, Giorno della Vittoria, in Russia è la festa di tutti e il 25 aprile in Italia no?

— Per due motivi, almeno. In Russia le stime dicono che sono morte da 25 a 27 milioni di persone. Il 9 maggio in Russia tocca milioni di famiglie che hanno avuto morti, vittime, partecipanti alla grande guerra contro il nazifascismo. In Italia il paese era diviso, anche nelle famiglie. Io ho avuto una famiglia di sinistra, ma il padre di mia nonna era fascista. Quella che è accaduta in Italia era una guerra civile. Per questo resto convinto che il 25 aprile sia vissuto diversamente a Marzabotto che a Milano, perché a Marzabotto c'è stata una strage nazista dove sono morti migliaia di civili. Un altro aspetto è il carattere sociale che è stato dato al 9 maggio. In Russia c'è un'iniziativa come il "Bessmertniy Polk" (Reggimento Immortale) che spesso viene vista come una cosa iniziata per volontà dello Stato, ma non è così. E' nata a Tomsk, quindi lontano dai centri di potere, ma è riuscita ad avere quel tipo di partecipazione e di consenso perché tocca le emozioni semplici della gente. Le persone sfilano con il ritratto del nonno o di un familiare che è caduto in guerra. Questo è importante perché crea un legame col tempo e mette in luce quello che erano le persone. Le persone spesso sono fatte di vari aspetti. Le cose spesso hanno grandi sfumature. La Guerra in Russia è stata una grande guerra di popolo. Il 9 maggio da un lato è un mito di fondazione per la giovane Federazione Russa, dall'altro è pur sempre "Il giorno della Vittoria, una festa con le lacrime agli occhi".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

L'Italia insegna come mettere al verde la Russia
L’Italia e il Kuban hanno intenzione di sviluppare la cooperazione economica
Un attore che potrebbe “dividere” l’Italia e modificare gli equilibri internazionali
Volker avverte l'Italia: ci saranno conseguenze se revocate le sanzioni contro la Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik