10:15 21 Ottobre 2018
Ufficio di un centro ricerche militare a Barzeh distutto nel raid, provincia di Damasco, Siria

Bombe sulla Siria, verso un’escalation USA-Russia?

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Tatiana Santi
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Dopo i tweet sono partiti i missili: americani, inglesi e francesi hanno attaccato la Siria in risposta ad un presunto attacco chimico. L’Italia sembrerebbe rimanere fuori dalla nuova guerra voluta dall’Occidente. Bombe sulla Siria, verso un’escalation USA-Russia?

Bocciata la risoluzione russa all'ONU, testo che denunciava i raid occidentali e chiedeva la cessazione immediata dell'aggressione contro la Siria. Washington al contrario si dice pronta ad un eventuale ulteriore attacco, mentre gli americani hanno il colpo in canna, nessuno si preoccupa di fornire le prove del presunto utilizzo di armi chimiche da parte di Assad.

Mentre la Francia e l'Inghilterra si sono affiancate felicemente agli americani per bombardare un Paese in guerra da 7 anni, l'Italia sembra rimanere fuori dal conflitto. È bene tener conto però che le basi americane di Sigonella vengono utilizzate già adesso per i voli da ricognizione sulla Siria. I bombardamenti dell'Occidente, oltre a provocare destabilizzazione e vittime, rischiano di portare ad un'escalation fra americani e russi? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari.

Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
© Foto : fornita da Mirko Molteni
Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari

— Le basi americane, in primis quella di Sigonella, potrebbero rimanere coinvolte nell'intervento occidentale contro la Siria. Mirko, in questa delicata situazione quale ruolo potrebbe giocare l'Italia?

— In questo caso a differenza delle crisi degli anni scorsi, l'Italia potrebbe riuscire a mantenere un ruolo più limitato per varie ragioni. Prima di tutto essendoci ancora un governo uscente, la classe politica italiana preferirebbe non mettere il Paese in una situazione del genere quando vi è incertezza nella leadership. La posizione che sta emergendo e che probabilmente verrà confermata settimana prossima, dopo che il governo uscente di Gentiloni sarà andato a riferire in Parlamento, è di consentire il decollo di aerei da ricognizione da Sigonella, come sta avvenendo in questi giorni. Voli del genere infatti non necessitano del permesso del Parlamento italiano. Mentre invece se si trattasse di decolli di aerei da combattimento per missioni di guerra, in quel caso dovrebbe essere il Parlamento di Roma a dare l'assenso agli americani.

Dai partiti del centrodestra allo stesso Movimento 5 stelle è probabile che non si vada per l'approvazione dei voli di combattimento da basi italiane. Infine, mentre Francia e Gran Bretagna si sono subito schierate a fianco degli Stati Uniti, un altro grande alleato, come la Germania ha già manifestato la sua opposizione ad una campagna militare. L'Italia potrebbe facilmente mettersi all'ombra della Germania e del Giappone che, pur essendo lontanissimo, ha preso una posizione politica di contrarietà sull'aggressione contro la Siria.

— Un tweet stravolge gli equilibri mondiali. Come commenteresti la reazione immediata di Francia ed Inghilterra? Come si spiega una voglia di bombardare simile?

— Per ora abbiamo visto una replica di quanto era successo già nell'aprile 2017, quando già Trump, da solo, lanciò una cinquantina di missili da crociera sulla Siria in una notte. Questa volta, cambia che al suo fianco ci sono anche Francia e Gran Bretagna, ma il quadro generale è simile. Certamente questa rapidità nella presa di posizione di Londra e Parigi fa pensare a qualcosa di preconfezionato. Nel caso di Londra potrebbe essere una conseguenza del misterioso dossier sull'avvelenamento di Serghei Skripal e di sua figlia Julia attribuito con troppa facilità alla Russia, anche in quel caso senza fornire prove. Nel caso di Parigi potrebbe avere contribuito in questi giorni anche il fatto che è stato in visita nella capitale francese il principe ereditario Bin Salman del trono saudita. Tutti conosciamo come l'Arabia Saudita sia indirettamente coinvolta nel conflitto siriano per il fatto di sostenere molti ribelli di ispirazione salafita e wahabita. Sappiamo bene come l'Arabia Saudita sia contrapposta all'Iran, il quale è alleato di Bashar al-Assad. Non stupisce che inglesi e francesi abbiano preso posizione quasi automaticamente a fianco di Trump dando adito alla formazione di questa alleanza che potrebbe scontrarsi anche con la Russia in Siria.

Sono anche emerse fonti secondo cui gli stessi servizi segreti inglesi potrebbero avere contribuito a creare l'incidente del gas a Douma, come sostiene il Cremlino.

— Una guerra condotta dall'Occidente contro la Siria potrebbe portare a nuovi profughi verso l'Europa e a un passo indietro nella lotta al terrorismo. A chi giova questa guerra alla fine?

— Gioverebbe agli Stati Uniti, perché non hanno molto da perdere sentendosi protetti dall'Oceano, mentre invece creando problemi all'Europa gli americani potrebbero continuare a presentarsi come l'alleato indispensabile senza cui l'Europa occidentale affonderebbe. Un altro effetto sarebbe minare i rapporti fra l'Europa occidentale e la Russia. Non è un caso che questa crisi arrivi pochi giorni dopo le ultime approvazioni in Germania per la seconda tratta del Nord Stream. Sembra tutto combaciare in questo senso.

Inoltre un altro effetto dell'intervento in Siria è limitare l'espansione dell'Iran tramite le milizie sciite come Hezbollah. Si apre un'altra parentesi, cioè quella di Israele, che ha effettuato pochi giorni fa un attacco con missili lanciati da F15. Per quanto riguarda l'attuale crisi Israele sarà a favore di qualsiasi intervento che vada a colpire militari iraniani in Siria.

— L'attacco missilistico a guida americana contro la Siria può portare ad un'escalation fra Stati Uniti e Russia? Sei più ottimista o pessimista in merito?

— Non è forse un caso che l'attacco sia stato deciso mentre si veniva a sapere che lunedì 16 aprile si sarebbe tenuta l'udienza per interrogare l'avvocato di Trump, Cohen, implicato nel caso della relazione del presidente con la pornostar Stormy Daniels, quale migliore occasione che far passare in secondo piano problemi di politica interna?

Per certi aspetti sono ottimista: potrebbe disinnescarsi la crisi, come è avvenuto già nel 2011 quando Obama era sul punto per attaccare la Siria e le strutture del governo di Assad. All'epoca fu dissuaso dalla pronta reazione di Putin. Russi e americani si staranno parlando per canali segreti per evitare errori di valutazione. Il problema in questo tipo di crisi è quando si fanno errori di valutazione sulle intenzioni dell'altra parte. Spesso si attribuiscono agli altri intenzioni più minacciose di quanto esse non siano. Sia russi sia americani devono continuare a parlarsi per canali segreti indipendentemente dalla facciata che passa sui telegiornali. Credo che le classi dirigenti di entrambi i Paesi siano molto preparate per lanciarsi i segnali giusti.

L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

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Intervista, Crisi in Siria, Consiglio di Sicurezza ONU, Bashar al-Assad, Vladimir Putin, Donald Trump, Regno Unito, Francia, Russia, USA, Italia, Siria
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