05:00 17 Dicembre 2018
Uranio

Luce sulle vittime dell’uranio impoverito

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Tatiana Santi
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La chiamano “sindrome dei Balcani”: una serie di malattie, comprese quelle tumorali, riscontrate fra i militari e i civili causate dall’esposizione all’uranio impoverito. La quarta commissione parlamentare d’inchiesta rileva sconvolgenti criticità a cui sono stati esposti i militari italiani. Luce sulle vittime dell’uranio impoverito.

Proiettili all'uranio impoverito
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Proiettili all'uranio impoverito
L'uranio, utilizzato per costruire munizioni e pezzi di altre armi, rilasciato dopo l'esplosione contamina il terreno e se inalato risulta estremamente dannoso per l'organismo e in grado di provocare gravi patologie tumorali. A causa dell'esposizione all'uranio impoverito sarebbero centinaia i morti fra i militari italiani, migliaia gli ammalati.

A fare chiarezza in questo delicato problema è stata la relazione finale della Commissione parlamentare d'inchiesta guidata da Gian Piero Scanu (PD), documento ritenuto di estrema utilità anche dal parlamentare serbo Darko Laketic, presidente della Commissione Salute e Famiglia. Gli effetti dell'uranio impoverito, come il cancro ai polmoni, si riscontrano oggi, infatti, non solo fra gli uomini in divisa, ma anche fra i civili serbi, entrati in contatto con le sostanze nocive per via dei bombardamenti NATO del 1999.

La relazione italiana, presentata a febbraio 2018, riveste un ruolo importante per prestare la necessaria attenzione alla salute dei militari in Italia e in missione all'estero, un documento, che verrà inoltre riproposto anche in Serbia. Esprimendo l'auspicio che il prossimo Parlamento adotti le misure presentate nella relazione, Gian Piero Scanu, presidente della IV Commissione d'inchiesta sull'Uranio della XVII legislatura ha rilasciato in merito un'intervista esclusiva a Sputnik Italia.

— Gian Piero Scanu, quali sono i risultati della Commissione d'Inchiesta da lei presieduta?

— La nostra è stata una Commissione d'Inchiesta, quindi ha potuto lavorare utilizzando il potere della magistratura facendo ricorso agli esami testimoniali. La relazione conclusiva che la Commissione ha approvato lo scorso 7 febbraio contiene alcune evidenze che in quanto tali rappresentano il portato di verifiche oggettive fatte sul campo. Non sono state riportate le rispettive posizioni personali dei singoli, ma, com'era doveroso fare, è stata posta in votazione e inviata al Parlamento una sintesi ragionata del lavoro svolto ed effettivamente documentato.

Un risultato importantissimo raggiunto dalla Commissione è costituito dall'approvazione della legge sulla trasparenza nelle attività nei poligoni. Fino allo scorso 31 dicembre, infatti, all'interno dei poligoni non era prevista alcuna azione di controllo finalizzata al conseguimento di un'informazione puntuale, capillare sulle modalità di uso dei poligoni, sul tipo di munizionamento che veniva utilizzato e distrutto. Non si dava conto di nessun tipo di attività svolta anche dai cosiddetti clienti stranieri, perché la mentalità invalsa era che, di fatto, quelle fossero questioni riservate alla conoscenza oltre alla competenza delle forze armate. Quindi i comuni, le province e le regioni, la stessa opinione pubblica non erano informati.

Con la nostra legge cambia tutto, al punto che si dovrà dare contezza anche di ogni singolo proiettile che verrà sparato e delle modalità con cui esso verrà smaltito.

Purtroppo siamo stati sfortunati, non ci è stato possibile portare in votazione una vera e propria riforma che avrebbe permesso la parificazione del trattamento dei soldati rispetto a tutti gli altri lavoratori.

— A proposito dei militari italiani, quante sono le vittime e i malati a a causa dell'uranio impoverito? Si hanno delle cifre in merito?

— Le cifre ufficiali non esistono, perché di fatto di ufficiale fino alla vigilia della presentazione della relazione non esisteva niente. Esistono però dei rilievi effettivi da cui possiamo apprendere che i morti per l'uranio impoverito sono circa 400, quelli ammalati sono alcune migliaia. È una valutazione purtroppo generica, perché la partita è ancora aperta. Sarebbe limitativo e anche intellettualmente improponibile parlare solo di uranio impoverito quando i motivi delle malattie dei militari sono stati e sono molti altri. Abbiamo affermato il concetto della multifattorialità.

— Cioè?

— Ad esempio per l'esposizione all'amianto sono morte più di mille persone, per lo più impegnate nell'ambito della Marina Militare. Sono morte molte persone per l'esposizione al radon, un gas naturale rispetto al quale si dovrebbe prendere le opportune precauzioni, cosa che non è stata fatta, com'è stato stabilito ad un processo a Padova. Si può morire a causa del torio, che è stato spesso utilizzato nei poligoni.

Le cosiddette nano particelle, quelle che si sviluppano a seguito di una esplosione la quale raggiunge temperature sopra i 3 mila gradi, possono essere generate non soltanto dall'uranio impoverito, ma anche da altre sostanze cancerogene. Abbiamo affermato la necessità che l'Inail integri le proprie valutazioni ferme al 2008 relativamente al nesso di causalità fra i tumori e l'uranio impoverito. Nel 2008 l'Inail ha riconosciuto questo nesso esclusivamente al tumore all'apparato urinario.

Nel frattempo vi è stata una forte produzione giurisprudenziale, oltre che una letteratura di tipo epidemiologico. Inoltre ci sono state più di 70 sentenze che hanno affermato il nesso di causalità fra uranio impoverito e malattie. Oggi nessuno, anche fra i migliori esperti, si azzarda a sostenere che questo nesso di causalità non esista. Credo che abbiamo dato un grosso contributo alla chiarezza e alla verità delle cose.

— Avete avuto anche un incontro importante con i colleghi serbi. Come è andato questo confronto?

— Il presidente della Commissione Salute e Sanità del Parlamento serbo mi ha rivolto un invito nel loro Parlamento per illustrare le risultanze dell'attività della nostra Commissione da lui esplicitamente ritenute di straordinario valore. Essendo intervenuta la fine della legislatura non ho potuto cogliere quest'invito, mi sono permesso di invitarlo io a Roma. Abbiamo potuto approfondire i rispettivi punti di vista. In estrema sintesi il presidente della Commissione serba ha ritenuto di adottare la relazione del nostro Paese in vista di una proposta al Parlamento serbo negli stessi termini conseguiti dalla commissione italiana.

— In questa delicata questione, di cui già si parla poco, non si ricordano mai le vittime e gli ammalati civili serbi, no?

Kosovo
© Sputnik . Natalya Grebenyuk

— Per quanto la Serbia non faccia parte dell'Unione Europea, abbiamo inviato la nostra relazione all'intero Parlamento dell'Ue, in modo tale che diventi un patrimonio ragionevolmente condiviso. Ci auguriamo ciò possa costituire un'opportunità per porsi il problema anche per tutti quei morti non in divisa che vi sono stati nei vari anni e purtroppo ci saranno in futuro. Certe patologie esprimeranno il proprio acme nei prossimi anni.

— Lo Stato Maggiore della Difesa ha reagito alla relazione definendo il vostro lavoro come delle "accuse inaccettabili". Qual è il suo punto di vista su questa reazione?

— Nessun ambito della pubblica amministrazione, neppure quello militare, può permettersi di definire come "inaccettabile" l'azione del Parlamento. Si può contestare, chiedere un terreno di confronto per mettere in discussione le conclusioni, ma se c'è una cosa che non si può dire quella è: inaccettabile. In una democrazia compiuta non c'è niente di inaccettabile quando si esprime la volontà del Paese.

— Secondo lei si farà qualcosa a riguardo da parte del Parlamento che verrà? Si farà più attenzione alla salute dei militari? Qual è il suo auspicio?

— Io credo di sì, credo la salute sia già diventato un problema affrontato con maggiore serietà. Lo abbiamo visto anche nel corso dei due anni di attività della nostra commissione. Molte cose sono cambiate da una praticamente totale distrazione preesistente. Per quanto riguarda gli auspici li esprimo con un consapevole ottimismo. Nel nuovo Parlamento ci sono sensibilità nei vari partiti di non poco conto. Non credo sia necessaria una quinta commissione, se venisse attuato tutto ciò che abbiamo indicato nella relazione potremmo diventare un Paese civile, cosa che evidentemente ancora non siamo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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avvelenamento, Uranio, NATO, Balcani
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