03:37 23 Luglio 2018
Altare della Patria, Roma

Primo round niente governo

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Giulietto Chiesa
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Le consultazioni di Mattarella hanno prodotto il fumo nero che tutti si aspettavano.

Si tratta della più bloccata e inestricabile situazione degli ultimi decenni della politica italiana. Non per niente è ormai moneta comune la constatazione della fine della Seconda Repubblica, ma che siamo di fronte alla nascita della Terza Repubblica è ancora faccenda da districare.

Mattarella è stato scarno di parole: "Nessuna intesa per formare un nuovo governo. Serve tempo". Dunque si passerà al secondo giro. Ma le possibilità che il secondo giro sia diverso dal primo non sono nemmeno all'orizzonte. Di Maio, il leader 5 Stelle ha fatto due aperture, parlando, con toni da navigato statista, di una "soluzione tedesca". Che sarebbe un dialogo simultaneo con il Partito Democratico e con la Lega. Una specie di governissimo, guidato da lui stesso, che esclude dalla partita Forza Italia di Berlusconi.

Possibilità di un successo di questa ipotesi: del tutto nulle poiché né l'uno né l'altro dei due "interlocutori" non l'accetta. E, secondo ogni futura previsione, non le accetterà né domani, né dopodomani. Non si può dire "mai" solo perché nella politica italiana il "mai" è escluso per definizione. Salvini è andato da Mattarella con la coalizione ben stretta al cuore. Cioè non vuole rompere con Berlusconi e sembra pensare di poter convincere Di Maio a trattare anche con lui. Forse Salvini ci crede, sebbene ci sia da dubitarne. Ma certo non ci crede Berlusconi, che ha sparato a zero contro Di Maio, dicendosi indisponibile a "governi di pauperisti e populisti, in cui prevalgono invidia, odio sociale e giustizialismo".

Così si è arrivati alla fermata e tutti sono scesi dal tram che si chiama desiderio di un governo qualsivoglia. Il Partito Democratico ha deciso, per il momento, di stare a leccarsi le ferite: fuori dal gioco. Ma, dietro queste manfrine, dettate dai numeri impietosi, che una legge elettorale del tutto assurda ha squadernato di fronte all'elettorato, ci sono i calcoli dei due vincitori. Sia Di Maio che Salvini hanno certamente compulsato con molta attenzione i sondaggi di opinione di questa settimana appena passata. E sono, per entrambi, un messaggio inequivocabile. Se si votasse domani il Movimento 5 Stelle andrebbe oltre di più del 2% rispetto al voto del 4 marzo. E la Lega di Salvini addirittura guadagnerebbe il 3% in più. I due sconfitti sarebbero il PD e Forza Italia, che ne uscirebbero decimati. Il PD sarebbe superato dalla Lega, e finirebbe in terza posizione.

Matteo Salvini
© Foto : fornita da Eliseo Bertolasi

E' chiaro che il guadagno ulteriore di Salvini sarebbe interamente a carico di Forza Italia, che subirebbe una frana verso la Lega. Mentre un'altra fetta del PD andrebbe a rafforzare i 5 Stelle. Dunque entrambi i vincitori sanno che, tenendo duro e non cedendo nulla, si rafforzerebbero. Ma le cifre di oggi dicono che per entrambi il calvario non sarebbe finito, perché nessuno dei due potrebbe comunque formare un governo da solo. Se si tornasse al voto, in nuove elezioni parlamentari, solo con una nuova legge elettorale che concedesse un premio di maggioranza inferiore al 40%, diciamo un 35%, si potrebbe arrivare a un governo 5 stelle. Altrimenti Lega e 5 Stelle si troverebbero di fronte a un abbraccio obbligato. E in esso Salvini dovrebbe dire addio al sogno di diventare primo ministro.

L'elettorato, con le sue preferenze attuali (sempre stando ai sondaggi), sembra convinto che la spallata ai vecchi partiti sia indispensabile portarla a compimento, costi quello che costi, confermando in questo modo che l'esasperazione contro la Casta politica ha ormai superato il limite di guardia. Peccato soltanto che i nuovi arrivati, impegnati a prendere il potere, e pur di afferrarlo, stanno stemperando le loro differenze, mescolando i colori, annacquando le discriminanti. Insomma non si capisce più quali sarebbero le caratteristiche programmatiche di un governo che si formerebbe tra posizioni di partenza che erano estremamente diverse. In questa notte tutti i gatti diventano bigi e il piatto finale diventerà immangiabile per gli elettori.

Su questo versante il Movimento 5 Stelle dovrebbe affrontare problemi ben più difficili di quelli della Lega. Il suo elettorato è infatti molto variegato, con una parte non indifferente di votanti che provengono dalla vecchia sinistra. Delusi, certo, ma non felici di andare a un abbraccio con la destra di Salvini. E questo potrebbe produrre sorprese.

Ma, ciò detto, la probabilità che si vada a un nuovo voto ravvicinato è ora cresciuta di molto. Dunque bisognerà cominciare a capire quale legge elettorale dovrà essere approvata nei pochi mesi che pare ci separino da un nuovo voto. Le carte principali nel nuovo parlamento le hanno comunque la Lega e i 5 Stelle. E nessuno dei due vorrà regalare all'altro il "piatto" con l'intera posta in gioco. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Elezioni politiche 2018 in Italia, Italia
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