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00:32 21 Settembre 2019
Donna sepolta nell’Alto Medioevo

Donna sepolta nell’Alto Medioevo: raro caso di trapanazione cranica e parto post mortem

© Foto: Pasini et al. 2018 / World Neurosurgery
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Una scoperta unica che apre uno sguardo nuovo sulla medicina e sulla gravidanza nelle epoche passate. Il ritrovamento nei pressi di Imola di uno scheletro appartenente ad una donna dell’Alto Medioevo ha sorpreso i ricercatori che hanno riscontrato due rari fenomeni: la trapanazione cranica e l’espulsione del feto post mortem.

"La donna di Imola", nel laboratorio di archeo-antropologia dell'Università di Ferrara chiamano così i resti rinvenuti nei pressi di Imola in una sepoltura particolare: lo scheletro di una giovane donna dal cranio trapanato e con il feto fra le gambe, espulso dal corpo dopo la morte. Si tratta di due rari fenomeni riscontrati in un unico caso.

Lo scheletro ritrovato è una grande testimonianza degli interventi chirurgici già esistenti nell'Alto Medioevo, come la trapanazione cranica, usata in casi di eclampsia. Che cos'è esattamente la trapanazione cranica e che cosa ci racconta lo scheletro della donna di Imola? Sputnik Italia ne ha parlato con Alba Pasini, antropologa, coautore della ricerca.

 Alba Pasini
© Foto : Alba Pasini
Alba Pasini

— Alba Pasini, ci parli per favore del ritrovamento dello scheletro di una donna vissuta nell'Alto Medioevo, rinvenuto nei pressi di Imola e soprattutto dello studio condotto da lei e dai suoi colleghi?

— Gli scavi sono stati condotti nel 2010 da un nostro coautore indicato nella pubblicazione, il dottor Gonzalez- Muro, il quale ha scavato per l'università di Bologna. Dopo il ritrovamento ha consegnato i resti al nostro laboratorio di archeo- antropologia e antropologia forense dell'Università di Ferrara del Dipartimento di Scienze Biomediche.

Questo complesso di tombe si è presentato da subito abbastanza atipico. Per quanto riguarda la tomba della donna di Imola, come l'abbiamo chiamata in laboratorio, a prima vista si notano due evidenze rarissime da trovare separate, a maggior ragione in uno stesso caso.

— Avete quindi riscontrato due fenomeni interessanti per l'epoca, ce ne può parlare?

— I due fenomeni sono interessanti di per sé: trapanazioni in epoca altomedievale sono quasi inesistenti, il parto post mortem in bara è un'evidenza ancora più rara. Ritrovare un caso simile a livello archeologico su reperti scheletrici molto fragili è ancora più difficile. Per l'epoca in questione, quando c'era un rifiuto di qualsiasi applicazione del pensiero scientifico, trovare un intervento chirurgico su una donna incinta è stata una sorpresa incredibile.

Sicuramente andrebbe riscritta la storia dei piccoli centri in cui probabilmente venivano comunque applicate delle pratiche, che magari la Chiesa riteneva sconvenienti o anticristiane. Il ritrovamento è quindi estremamente interessante, ho analizzato personalmente gli scheletri, nella fattispecie la trapanazione. All'inizio era stata catalogata come trauma generico, un'analisi micro e macroscopica ha evidenziato che, anche a livello di analisi differenziale, escludendo tutte le altre ipotesi, si trattava propria di una trapanazione cranica. La stessa tecnica con cui è stato effettuato questo foro ci indica che è stato eseguito con una sorta di "drilling", cioè una continua pressione in rotazione sullo stesso punto. A livello osseo in caso contrario avremmo trovato molte più fratture. Inoltre intorno a questa lesione sono stati trovati dei segni di guarigione molto evidenti.

— La trapanazione e la gravidanza erano due fenomeni correlati?

— Non possiamo esserne certi, la nostra ipotesi è che date due evidenze così rare può esserci una correlazione fra i due fenomeni. Le sindromi ipertensive da gravidanza sono estremamente diffuse anche al giorno d'oggi, sono state la prima causa di morte fino ai primi anni del novecento. Non è assurdo ipotizzare che anche in questo caso si potesse trattare di una sindrome ipertensiva, come ad esempio l'eclampsia e la preeclampsia, dato anche lo stadio molto avanzato della gravidanza. Tutti i sintomi dell'eclampsia venivano curati, stando alla letteratura scientifica, tramite trapanazione cranica frontale. La probabilità di una correlazione fra i due fenomeni è stata confermata da alcuni neurochirurghi della rivista World Neurosurgery.

— Qual è stata la sua emozione quando avete preso in mano questo caso?

— Mi sono laureata a marzo e questo studio mi è stato assegnato poco prima dell'estate. Essendo il mio primo caso l'emozione era già fortissima, poi il fatto che fosse un'evidenza così particolare riguardante la maternità in una certa epoca è stata un'ulteriore grande emozione. Casi del genere non capitano molto spesso. Vedere come a livello medico potesse essere trattata una situazione simile è stato abbastanza particolare. Arrivare alle conclusioni non è stato facile, c'è stato un importante lavoro dietro, sia di analisi micro e macroscopica sia di confronto fra i colleghi. È stata una soddisfazione impagabile. Ora penso solo a quando mi ricapiterà un caso del genere! Vorrei ringraziare in primo luogo la professoressa Gualdi dell'Università di Ferrare, è stata lei a scegliere di assegnarmi questo caso.

— Questi resti verranno esposti un museo? Quale sarà i loro destino?

— Per ora si trovano nel nostro laboratorio. Appartengono alla Sovrintendenza dell'Emilia Romagna, non sappiamo ancora il loro destino…

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
antropologia, scavi, Archeologia, Italia
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