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    People are silhouetted as they pose with laptops in front of a screen projected with a Facebook logo, in this picture illustration taken in Zenica October 29, 2014.

    Facebook, il social più usato dagli italiani

    © REUTERS / Dado Ruvic
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    Tatiana Santi
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    Facebook conquista sempre più utenti anche in Italia, un social che ha cambiato anche il modo di fare e seguire la politica. Il caso di di Cambridge Analytica ha acceso la polemica attorno alla privacy dei dati personali. Facebook, il social più usato dagli italiani.

    Vincenzo Cosenza
    © Foto : Vincenzo Cosenza
    Vincenzo Cosenza
    Se Instagram è il social network più usato dai giovani e i giovanissimi, gli utenti di Facebook spaziano dai tredicenni fino alle persone più anziane. Secondo i dati elaborati dall'esperto di social media Vincenzo Cosenza, ad usare Facebook sarebbero oltre 30 milioni di italiani. Facebook inoltre è diventato un'utile piattaforma per i proclami dei politici che usano il social network di Zuckerberg come un canale televisivo personale indirizzato a milioni di utenti ed elettori.

    Facebook però è anche una piattaforma dove i dati personali, sotto autorizzazione spesso inconsapevole degli utenti, vengono acquisiti da terze parti per scopi commerciali e per propaganda politica. Ad accendere i riflettori sulla questione della privacy sui social è stato lo scandalo legato a Cambridge Analytica, società che avrebbe violato milioni di profili Facebook per influenzare le elezioni. Chi usa Facebook in Italia? Quanto è sicuro il social dal punto di vista della privacy? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Vincenzo Cosenza, esperto di social media e digital marketing, autore di Vincos Blog.

    — Vincenzo Cosenza, quanti italiani usano Facebook?

    — Sappiamo che oltre 30 milioni di italiani utilizzano Facebook almeno una volta al mese. 28 milioni di questi lo usano da un dispositivo mobile, negli anni è cresciuta molto la parte di persone che accede a Facebook in mobilità. Ogni giorno sono 24 milioni le persone che lo utilizzano, quindi quasi tutti lo utilizzano ogni giorno. Il 52% degli utilizzatori sono uomini, il 48% donne, le età sono abbastanza corrispondenti alla composizione demografica degli italiani, sono rappresentate tutte le età.

    All'inizio, cioè una decina di anni fa, erano sicuramente i più giovani ad utilizzarlo maggiormente, ormai il suo utilizzo è diffuso, per cui anche le fasce più avanzate della popolazione lo stanno usando. Si è assottigliata la fetta dei 13-18enni, si sta ampliando la parte di coloro che vanno dai 45 in su.

    — Facebook è uno strumento quindi usato dai più piccoli ai più anziani?

    — Assolutamente sì. I ragazzi fra i 13 e i 18 anni sono il 6% di tutti gli utenti, mentre quelli che hanno più di 56 anni sono il 15%. Aumentano sempre più gli utenti di età avanzata, probabilmente i più giovani si dirigono verso nuovi social network.

    — Per esempio?

    Instagram alla sovietica.
    © Sputnik . N. Rakhmanov

    — In Italia sicuramente i più giovani utilizzano Instagram, che fa sempre parte della galassia di Facebook. È un social che ha un linguaggio e uno stile completamente diverso e probabilmente più adatto ai giovanissimi, che si raccontano attraverso le immagini e i video. Instagram ha 14 milioni di utilizzatori, allo stesso tempo però è poco utilizzato snapchat, ovvero si tratta di circa 2 milioni di utenti.

    — Gli italiani quante ore passano su Facebook?

    — Nell'arco di un mese le ore sono 14 a persona. Questa è una media che deriva da dati della società Audiweb, mentre Facebook non da un'informazione precisa in merito. Mediamente in Italia ogni persona passa almeno 14 ore su Facebook. Sappiamo anche che quello di Facebook non è un utilizzo continuato, si utilizza per 10 minuti circa di ora in ora.

    — I social vengono sempre più utilizzati dai leader politici per le proprie campagne. Com'è cambiato il modo di fare e seguire la politica con Facebook?

    — I politici negli ultimi anni hanno capito che potevano avere un palcoscenico importante in Facebook, 30 milioni di italiani vuol dire la metà della nazione, una fascia magari più scolarizzata che poteva essere raggiunta da questo mezzo. I politici hanno costruito un vero e proprio canale informativo alternativo a quelli ufficiali, per parlare in maniera diretta con il proprio elettorato di riferimento.

    Per un politico Facebook è una sorta di canale televisivo personale, è una pagina che si usa per fare i proclami politici, ma in realtà il social non viene utilizzato come forma di comunicazione. I proclami politici non stimolano un dibattito, un dialogo con il proprio elettorato, ma si pensa soltanto a proporre i propri messaggi e a promuovere la propria missione politica. Il politico spera che i fan della propria pagina diventino dei megafoni dei suoi messaggi.

    Le persone in realtà hanno trovato in Facebook un modo alternativo di informarsi o comunque complementare. Si guarda meno la televisione, si leggono meno i giornali, alcune fasce di popolazione si informano attraverso le notizie che arrivano loro via Facebook. Mentre scorri Facebook ricevi già delle informazioni, senza andarle a cercare. Questo fenomeno ha dei pregi e dei difetti. Potrebbe essere un'informazione poco approfondita. C'è chi invece ritiene Facebook un modo di informarsi complementare in aggiunta ai canali tradizionali di informazione.

    — Il caso della Cambridge Analytica ha rimesso in discussione la sicurezza dei dati personali su Facebook. Che idea si è fatto in merito?

    — La vicenda di Cambridge Analytica, al di là di quello che molti media tradizionali hanno descritto, non rappresenta un'appropriazione di dati personali impropria da parte di Facebook e di terze società. In realtà si è trattato di sfruttare fino al 2014 una delle possibilità che Facebook consentiva alle terze parti: creare delle applicazioni che acquisivano dati personali degli utenti che utilizzavano quelle stesse applicazioni. Questi dati personali venivano richiesti, veniva data una concessione esplicita da parte dell'utente. Il grosso problema di fondo è la mancanza di consapevolezza dell'utente medio di Facebook su quello che avviene nella piattaforma. Nel momento in cui io gioco ad una applicazione, quando mi viene fuori la schermata con la richiesta dei dati io accetto e non mi rendo conto delle conseguenze. Questi dati potrebbero essere utilizzati per finalità diverse dal gioco stesso. Facebook non vende dati personali, ma fino al 2014 aveva consentito a terze parti di chiedere il consenso agli utenti per l'acquisizione di alcuni dati.

    Esistono società, le quali utilizzano questi dati per poi arricchirli con un'altra serie di informazioni che servono a creare dei profili molto specifici degli utenti da utilizzare per attività commerciali o propaganda politica. Sicuramente vi è stata una leggerezza di Facebook nell'aver consentito questo largo accesso ai dati, seppur sotto autorizzazione. Vedo che Mark Zuckerberg sta correndo ai ripari e sembra stia proponendo dei rimedi a riguardo. Un punto di miglioramento di Facebook potrebbe essere quello di consentire alle persone una maggior consapevolezza di quello che stanno facendo nel momento in cui concedono delle autorizzazioni.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    dati, social network, Cambridge Analytica, Instagram, Facebook, Mark Zuckerberg, Italia
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