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    Tanta confusione e poche certezze intorno al Caso Skripal

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    Germano Dottori
    Avvelenamento Skripal (116)
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    Del controverso tentativo di omicidio di cui il 4 marzo scorso sono state vittime a Salisbury l’agente doppio Serghei Skripal e sua figlia Julija si sa poco e mano a mano che passano i giorni la confusione tende ad aumentare anziché ridursi. Le conseguenze sono tuttavia già assai pesanti.

    Le autorità britanniche hanno avocato a sé ogni responsabilità concernente lo svolgimento delle indagini. Persino l'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche incaricata di monitorare il rispetto della Convenzione che ha messo al bando quella tipologia di armamenti, è stata a lungo tenuta lontana dai luoghi in cui si sono svolti i fatti: i suoi esperti si sono infatti potuti recare nel Regno Unito soltanto il 19 marzo, a ben due settimane di distanza dagli eventi.

    La circostanza merita di essere sottolineata, dal momento che la scena di un crimine che abbia contemplato l'uso di agenti chimici tende velocemente a modificarsi, riducendo rapidamente l'affidabilità e la credibilità dei rilievi, specie in un paese dal clima variabile e piovoso come l'Inghilterra. Non hanno potuto avere informazioni dirette e campioni dei reperti neanche i russi, malgrado le gravi accuse loro rivolte e le insistenti richieste inoltrate dal ministro Lavrov.

    Neppure quanto hanno reso noto gli investigatori inglesi ha fatto chiarezza, contribuendo piuttosto a intorbidire le acque. In un primo momento, infatti, hanno puntato la loro attenzione sul luogo in cui i due Skripal sono stati rinvenuti incoscienti — una panchina in un parco. Poi hanno allargato l'area delle loro ricerche al pub nel quale padre e figlia avevano consumato da poco il loro pasto più recente e quindi invitato i malcapitati avventori del locale a pulire al più presto i propri indumenti, invece di richiederli per condurvi analisi appropriate, con l'effetto di seminare il panico ed accrescere il consenso all'adozione di drastiche rappresaglie.

    Da ultimo, a reazioni ormai acquisite, gli inquirenti britannici hanno infine sostenuto che gli Skripal sarebbero entrati in contatto con il nervino già sull'uscio di casa, cioè diverse ore prima di essere trovati privi di sensi, un periodo durante il quale i due non avrebbero avvertito alcun malessere. Un agente approssimatosi alla casa degli Skripal si è invece sentito male nell'arco di pochi minuti. Le stesse indiscrezioni riguardanti l'uso del novichok, un aggressivo letale di natura militare, sono in effetti compatibili con il malore subito provato da quest'ultimo, mentre lo sono molto poco con la ricostruzione della giornata vissuta dagli Skripal prima della loro perdita di coscienza.

    Il tutto ruota intorno alla concentrazione del nervino nel luogo in cui ha effettivamente avuto luogo l'attentato, che ben difficilmente potrà ormai essere accertata da un organismo internazionale indipendente. Anche ammettendo che il gas sia giunto in un flacone di profumo utilizzato da Julija Skripal, come pure si è detto, appare difficile credere che la giovane se ne sia cosparsa più volte, dall'uscita di casa fino alla panchina, senza subirne immediatamente gli effetti. È di notevole interesse anche la circostanza che la ragazza si stia riprendendo.

    Londra sostiene che sono ragioni di sicurezza nazionale non meglio specificate ad aver imposto la riservatezza data alle indagini. Comprensibile. Tuttavia, questo concetto può essere definito in modo molto ampio, includendovi qualsiasi formulazione degli interessi britannici, che alcuni ad esempio considerano minacciati dall'eventuale successo della strategia di riconciliazione propugnata da Donald Trump nei confronti della Russia: un disegno che Theresa May ha sempre avversato, esattamente come ampi settori del sistema politico e di sicurezza statunitense.

    Non tutti condividono peraltro la linea dello scontro frontale finora prevalsa. Ha espresso dei dubbi ad esempio il leader laburista Corbyn, mentre debka, vicino ai servizi israeliani, ha evidenziato in una sua analisi come Gerusalemme abbia evitato di assumere iniziative contro l'Ambasciata russa.

    Le massicce espulsioni incrociate di diplomatici cui si è assistito in questi giorni di per sé non avvicinano alcuna guerra, al contrario di quanto tanti nostalgici dei tempi andati vorrebbero, anche perché questa sarebbe inevitabilmente nucleare e priverebbe di qualsiasi vantaggio persino l'eventuale vincitore. Ma sono un segno inquietante del rafforzamento di quegli "stati profondi" che cercano di riportare indietro le lancette della storia. La Casa Bianca ha ceduto, forse perché sottoposta a pressioni insopportabili sul versante del Russiagate. Ma non è ancora finita. Lo prova il fatto che poco prima di Pasqua, proprio Trump abbia confermato la sua intenzione di ritirare al più presto, non appena possibile, i militari americani dalla Siria. Contro questi orientamenti si sono scatenate forze oscure. Non è da escludere che Salisbury sia opera loro.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Avvelenamento Skripal (116)

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    Theresa May, Donald Trump, Sergej Lavrov, Regno Unito, USA, Russia
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