22:28 20 Luglio 2018
Teatro di Donetsk

Nel Teatro di Donetsk vince la tenacia: Silenzio! Spettacolo in corso

© Foto : Maya Nogradi
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Eliseo Bertolasi
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Difendere la propria patria non significa solo imbracciare un fucile e recarsi al fronte, ma anche stringersi e fare quadrato attorno ai propri riferimenti culturali e artistici.

Questa è la storia del Teatro d'opera e balletto di Donetsk, che non ha mai chiuso, nemmeno durante i momenti più violenti della guerra. Mentre fuori cadevano le bombe, dentro si resisteva, si lavorava:

"Se il teatro rimane in attività allora significa che siamo vivi, ci siamo, e resistiamo.."

Il profitto scappa appena intravede una perdita, gli ideali rimangono e difendono qualcosa di più alto.

L'eroismo è anche questo: restare e non indietreggiare. Gli artisti, come tutto il personale del Teatro di Donetsk non solo non si sono arresi alla contingenza della guerra, ma l'arte è divenuta il loro baluardo, la loro ragion di vita per non cedere, una sfida alla guerra stessa.

Silenzio! Spettacolo in corso
© Foto : Maya Nogradi
Silenzio! Spettacolo in corso

Queste sono le premesse che hanno spinto due giovani cine-operatori a raccontare attraverso il cinema le gesta del Teatro d'opera e balletto di Donetsk: Luca Belardi e Maya Nogradi, co-registi di "Ticho! Idjet Spektakl" (Silenzio! Spettacolo in corso). Ambedue lavorano da anni nel campo del cinema e della televisione: Nogradi è laureata in fotografia e lavora per produzioni di film documentari, mentre Belardi è specializzato in disegno per il cinema.

Maya Nogradi e Luca Belardi
© Foto : Maya Nogradi
Maya Nogradi e Luca Belardi

Sputnik ha raggiunto i due artisti per un'intervista:

— Come siete arrivati all'idea di realizzare un film sul Teatro di Donetsk?

Luca Belardi: "La nostra epoca sembra stia accelerando pericolosamente verso scenari preoccupanti e il cinema "classico", a nostro parere, è ormai inadeguato contro i tempi serrati della guerra mediatica in atto. Il nostro film avrà perciò una struttura composta da una base fattuale, solida, con riprese dal vero, alternate tuttavia a ricostruzioni ed elementi di cinema tradizionale. La miccia, appositamente accesa dalla finanza internazionale, per innescare un conflitto mondiale, sembra essere stata preparata proprio in Ucraina.

Ma per il Teatro d'opera e balletto di Donetsk, stretto nella morsa degli interessi globali, l'arte è divenuta una trincea. Non si capisce neppure quali siano le motivazioni che spingono questi uomini e donne, giovani, vecchi e perfino bambini, a tenere in vita il "loro" teatro ad ogni costo, quando mancano di tutto il resto e devono ogni giorno rischiare la vita, per arrivare fin qui e tornare a casa.

Ancor più inspiegabile è il comportamento del pubblico, che nei mesi peggiori del conflitto attraversava la città buia, senza mezzi, e riempiva la platea, le gallerie, trattenendo il respiro ai boati più forti, ma senz'alzarsi né andarsene. È ancora incerto chi vincerà la guerra: la NATO, che arma gli ucraini, è incomparabilmente più forte del Donbass. Ma questo teatro ha già vinto la propria guerra, che è anche la mia e di noi tutti, senza neppure accorgersi di averla combattuta. Questo film è un omaggio a tutti coloro che, in ogni parte del mondo, resistono in nome dell'umanità".

Nel teatro di Donetsk
© Foto : Maya Nogradi
Nel teatro di Donetsk

Maya Nogradi: "Nel 2015 Luca ed io lavoravamo ancora in Inghilterra. Da tempo seguivamo con apprensione dapprima le manovre NATO nei paesi baltici e, successivamente, lo sviluppo degli eventi in Ucraina culminati con la guerra nel Donbass. La copertura britannica della guerra in Donbass non solo era soltanto insufficiente, ma aveva rispolverato l'abito da propaganda anti-russa e da guerra fredda. Tra i numerosi servizi giornalistici dal fronte e dalle città sotto assedio, ci siamo imbattuti in una notizia del Teatro d'opera e balletto di Donetsk, che continuava a lavorare sotto i bombardamenti. Questa storia di risoluta resistenza dell'arte contro la guerra non aveva raggiunto l'occidente, così pensammo di svilupparla. Ne siamo entusiasti. Ci siamo attivati immediatamente rivolgendoci al centro di Rappresentanza della Repubblica Popolare di Donetsk a Torino, che con grande gentilezza ci ha messo in contatto con le autorità di Donetsk".

— Come sta andando il lavoro?

L.B.: "Il Ministero degli Affari Esteri della DNR, il Ministero della Cultura e il Teatro hanno già approvato il progetto. Siamo appena tornati da una visita a Donetsk dove sono stati effettuati i sopralluoghi, girate le prime riprese per il "promo", contattati i protagonisti delle vicende che saranno narrate".

M.N.: "Prima di partire non avevamo dubbi che avremmo visitato un luogo speciale, animato da gente che in occidente è raro incontrare, eppure, una volta arrivati, l'ambiente e le persone che abbiamo conosciuto hanno superato ogni aspettativa. Non vediamo l'ora di poter ritornare. Ad ogni modo, presto, oltre al sito web, sarà disponibile online il promo del film con cui intendiamo contattare case di produzione, principalmente russe, ma anche occidentali. È proprio in Europa e nei paesi anglofoni dove, più di ogni altro luogo, vi è necessità di mostrare un'umanità diversa. È nostra intenzione portare il progetto al Festival Internazionale del Cinema di Mosca, dove speriamo potremo incontrare produttori interessati e adeguati al livello artistico e intellettuale del nostro film".

—  Qual è il ricordo, la storia che maggiormente vi ha emozionato?

L.B.: "Quello che ci ha colpito maggiormente sono le innumerevoli storie di piccoli eroismi quotidiani che hanno aiutato a tenere in vita la città: dalla bambina che i genitori portano tutti i giorni dal fronte, perché non perda le lezioni all'accademia di danza, ai ballerini che, viceversa, ogni mattina si recano al fronte, e tornano alla sera per le prove; della gente normale, che procura i viveri agli artisti, da mesi senza stipendio.

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Tutti assieme hanno determinato quella che forse è la storia che più ha dell'incredibile: una sera, durante lo spettacolo, i boati dei bombardamenti si fecero sempre più vicini; la sala era gremita di civili stremati e soldati e feriti, di vecchi e bambini. Un colpo d'artiglieria andò a schiantarsi accanto al teatro facendo oscillare il gigantesco lampadario sopra la platea. Il direttore d'orchestra trattenne il respiro, guardò i concertisti che ricambiarono lo sguardo. Così andarono avanti, e dai sedili della platea non si levò neppure uno spettatore. Rimasero tutti lì, dal pubblico ai musicisti, dai ballerini ai carpentieri, perché c'era uno spettacolo da finire e nessuno, neppure le bombe, gli avrebbe tolto ciò per cui tanto avevano sofferto e lavorato".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Crisi in Ucraina, Guerra, cultura, Arte, teatro, Eliseo Bertolasi, Repubblica popolare di Donetsk, Donetsk, Donbass, Ucraina
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