02:47 25 Settembre 2018
Il ministero degli Esteri della Russia

L’Occidente, Italia compresa, in guerra diplomatica contro Mosca

© Sputnik . Viktor Tolochko
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Tatiana Santi
Avvelenamento Skripal (121)
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Il caso dell’ex spia russa avvelenata in Inghilterra è sfociato in un’ulteriore crisi nei rapporti fra Gran Bretagna e Russia. Sotto pressione del premier britannico Theresa May, gli Stati Uniti e diversi Paesi dell’Unione Europea hanno espulso oltre 100 diplomatici russi. L’Occidente, Italia compresa, in guerra diplomatica contro Mosca.

Seguendo i passi di Londra, che senza fornire alcuna prova condanna la Russia per l'avvelenamento dell'ex spia russa Serghei Skripal, gli Stati Uniti, il Canada e 14 membri dell'Unione Europea hanno cacciato circa 100 funzionari russi. Fra gli Stati ad avere adottato tali drastiche misure vi è anche l'Italia, il governo dimissionario si è accodato agli altri partner europei e americani in un nuovo capitolo di una grave crisi fra l'Europa e la Russia.

Gli unici leader politici italiani ad esprimere la propria contrarietà alla decisione di Gentiloni sono stati Matteo Salvini della Lega e Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. Il Paese alla fine, già colpito duramente dalle sanzioni antirusse, appoggia per solidarietà i partner dell'Alleanza Atlantica, tralasciando però i possibili effetti negativi di tale azione sugli interessi nazionali. Quali sono i rischi della guerra diplomatica in corso fra il cosiddetto sistema occidentale e la Russia? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges).

— Gli Stati Uniti e diversi Paesi dell'Unione europea, compresa l'Italia, hanno espulso diplomatici russi. Tiberio Graziani, come commenterebbe tale azione?

— Questo episodio della guerra diplomatica si inserisce a mio avviso in un contesto più ampio, cioè quello della strategia statunitense nei confronti della Russia. Questa strategia ha subito un'accelerazione negli ultimi anni, in particolare con le attività portate avanti dall'allora segretario di Stato Hillary Clinton. Questo fenomeno è proseguito nella destabilizzazione, nel discredito verso un attore molto importante della scena internazionale qual è la Russia.

Quest'ultimo episodio sembra essere capitanato dalla Gran Bretagna che, come sappiamo, non fa più parte dell'Unione Europea e quindi in politica estera sta cercando di attivare una prassi che risponda sempre più alle sue esigenze nazionali e non più a quelle europee. Questo è un fattore significativo perché va a rinsaldare la relazione speciale fra Stati Uniti e Gran Bretagna. L'espulsione di massa dei diplomatici russi dimostra da una parte l'egemonia angloamericana nelle relazioni internazionali con la Russia, l'altro aspetto da notare è la ricompattazione del cosiddetto sistema occidentale, il tutto capitanato dalla Gran Bretagna.

— Quali sono i rischi di questa guerra diplomatica?

— È un momento delicato, perché quando si vanno a toccare i diplomatici è come chiudere la porta in faccia al nostro potenziale competitore. L'Occidente, espellendo molti diplomatici, è come se dicesse di non voler parlare con Mosca. Questo, in realtà, dovrebbe essere proprio il momento del dialogo per chiarirsi guardandosi negli occhi. Quali sono i veri motivi del dissidio fra il sistema occidentale e la Russia? Soltanto un confronto sereno basato sul dialogo può portare ad una soluzione. La decisione di espellere i diplomatici russi mette il Cremlino in una posizione di difesa, Mosca non potrà che rispondere in maniera analoga. Questo non farà altro che peggiorare la situazione.

— Oltre 100 i diplomatici espulsi. Mosca ha annunciato misure di risposta. Dove vanno a finire i rapporti costruiti fino adesso fra l'Occidente e la Russia? È l'inizio di una guerra?

— Si stanno mettendo a punto alcuni elementi per configurare un'epoca non belligerante, spero, ma un'epoca critica molto forte fra sistema occidentale e Russia. Utilizzo espressamente il termine cosiddetto "sistema occidentale": alcuni Paesi non si sono ancora espressi sulla questione delle espulsioni, molti hanno preso la decisione di espellere i diplomatici, come ad esempio l'Italia.

— Qual è il suo punto di vista sulla posizione presa dal governo dimissionario italiano?

— In una situazione di assenza di un nuovo governo, il governo di transizione di mera gestione ha preso quest'iniziativa che in qualche maniera legherà le mani al prossimo governo. Non è che una volta cambiato il governo, il nostro interlocutore cambierà idea. La nostra capacità di essere diplomatici esperti in politica internazionale rimane offuscata, diventiamo poco credibili rispetto al Cremlino. Il prossimo governo si dovrà trovare degli escamotage per superare questo problema.

— Salvini si è immediatamente detto contrario alla decisione di Gentiloni, la Meloni a sua volta ha contestato la posizione del governo dimissionario. Con il prossimo governo non ritiene probabile un cambio di rotta, una rottura con le politiche ostili verso Mosca?

— La politica estera nei confronti della Russia sarà una politica che dovrà sempre tenere conto del posizionamento dell'Italia nell'ambito dell'Alleanza Atlantica e dell'Unione Europea. Le sanzioni statunitensi verso alcune figure economiche e politiche russe avranno delle conseguenze sul progetto South Stream 2, progetto importante per lo sviluppo delle economie europee, sia per l'Italia sia per la Germania. La guerra diplomatica e la guerra delle spie peserà molto sugli interessi nazional di alcuni Paesi membri dell'Unione Europea.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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