09:28 22 Agosto 2018
In this Aug. 10, 2017, file photo, a man watches a television screen showing U.S. President Donald Trump and North Korean leader Kim Jong-un during a news program at the Seoul Train Station in Seoul, South Korea.

Anche se vuole incontrare Trump, Kim non è pazzo

© AP Photo / Ahn Young-joon
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Mario Sommossa
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Trump ha annunciato che accetterà di incontrare Kim Jong Un per discutere la possibilità di trovare un accordo sulla de-nuclearizzazione della Corea del Nord. Fa seguito alla dichiarata volontà del dittatore nord coreano di “stabilire normali relazioni diplomatiche fino all’apertura dell’ambasciata americana a PyongYang”.

Chi pensasse che la crisi in quella parte del mondo sia sulla via di trovare una soluzione e che il rischio di guerra sia superato potrebbe però illudersi. In realtà, non sarebbe la prima volta che entrambe le parti si incontrano e che la pace sembri vicina. Purtroppo, ogni tentativo è sempre finito in nulla. Almeno fino ad oggi.

Ripercorriamo insieme i fatti salienti della vicenda.

Tutto comincia con la guerra di Corea del 1950-1953 quando il nord comunista attacca il sud, alleato degli Stati Uniti. Dopo alterne fasi che videro gli eserciti contrapposti entrare nel territorio controllato dagli altri, il generale Eisenhower chiese a Washington di poter usare la bomba atomica, già sperimentata a Hiroshima e Nagasaki. Per il timore di allargare il conflitto a Unione Sovietica e Cina, allora alleate tra loro e sostenitrici del regime di Pyongyang, l'opzione venne esclusa. La guerra finì con lo stabilire una linea di confine sul 38° parallelo grazie a un armistizio che mai si trasformò' in un vero e proprio trattato di pace. Teoricamente, quindi, nord e sud sono ancora in guerra.

Nel 1958 gli Usa iniziarono a schierare le loro armi nucleari in Corea del Sud e il Nord chiese aiuto all'Unione Sovietica per sviluppare un proprio programma nucleare. Il primo (piccolo) reattore entrò in funzione nel 1967 a YongByon, una località a nord di PyongYang. Nel 1974 il regime aderì all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) e tre anni dopo accettò le clausole di monitoraggio, previste nel protocollo, da parte della stessa Agenzia. Verso il 1987 il sito di YongByon era già in grado di realizzare una propria bomba atomica di piccola portata.

Nel frattempo, i satelliti americani avevano dato sufficienti informazioni su quanto stava succedendo e gli USA, nel tentativo di fermare il processo, ottennero che la Corea del Nord fosse oggetto delle prime sanzioni internazionali. Poiché non fu sufficiente ad impedire che il regime si dotasse di tali armi, il Presidente Bush (padre) si convinse a tentare la strada del negoziato. Innanzitutto decise di ritirare pubblicamente tutte le armi nucleari già installate in Corea del Sud e ciò portò a un primo Patto di non aggressione tra le due Coree.

Nel 1992 fu firmata una Dichiarazione congiunta di de-nuclearizzazione della penisola, con l'impegno reciproco a "utilizzare l'energia nucleare per soli scopi pacifici". Le ispezioni AIEA del maggio 1992 e del febbraio 1993 fecero però emergere che la documentazione fornita da Pyongyang non corrispondeva in tutto a ciò che stava in realtà accadendo nei suoi impianti nucleari. La reazione del regime fu di accusare l'AIEA di essere al servizio degli americani e vietò ulteriori ispezioni. L'allora Presidente Clinton si rivolse quindi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e ottenne che fossero imposte nuove sanzioni. Solo nel giugno 1994, in una visita ufficialmente fatta a titolo privato, l'ex Presidente Carter riuscì a far sì che i negoziati riprendessero e nell'ottobre dello stesso anno si firmò un Accordo Quadro tra Stati Uniti e Corea del Nord che prevedeva lo smantellamento di tutte le strutture associate al reattore di YongByon. In cambio, Washington avrebbe contribuito a creare una Organizzazione per lo sviluppo energetico della penisola coreana (KEDO) e avrebbe costruito due reattori ad acqua leggera in territorio nord coreano. Inoltre, avrebbe fornito 500.000 tonnellate di olio combustibile per sopperire temporaneamente alle esigenze energetiche del Paese.

Nonostante la firma dell'Accordo, le due parti non si fidavano l'una dell'altra e, mentre i coreani posticipavano ogni volta le ispezioni previste, gli americani ritardarono la costruzione dei reattori, non completando altresì la consegna prevista del combustibile.

Nel 1998, con l'aiuto dell'ingegnere pakistano Qaader Khan, Pyongyang riprese segretamente il programma di arricchimento dell'uranio e lo rese pubblico nel 2002. Nel gennaio 2003 fu riavviato l'impianto di Yongbyon e il padre dell'attuale leader, Kim Jong Il fece sapere che era sempre disponibile a trattare, purché gli americani riprendessero la fornitura dell'olio combustibile e cominciassero la costruzione dei due reattori. Ne nacque (in aprile) la trattativa chiamata "colloquio a sei" ove partecipavano, oltre alle due Coree, gli USA, la Cina, la Russia e il Giappone. Sospesi e ripresi più volte gli incontri, nonostante le negoziazioni non si interruppe la ricerca nord coreana sul nucleare e nel 2006 e nel 2009 PyongYang condusse i primi due test nucleari sotterranei. L'ONU rispose con le risoluzioni 1718 e 1874 che rinnovavano le sanzioni.

Dopo l'11 settembre 2011, i rapporti peggiorarono ulteriormente fino all'inclusione del Paese asiatico nel cosiddetto "Asse del male" da parte di Bush figlio. Solo nel 2012 fu firmato un nuovo accordo bilaterale con impegni reciproci tra cui quello nord coreano a non fare più test missilistici e quello americano di fornire aiuti alimentari. Salvo che, due settimana dopo la firma, i nord coreani annunciarono il lancio di un satellite e nel febbraio 2013 effettuarono un nuovo test nucleare. Il quarto fu invece realizzato il 6 gennaio 2016, seguito del quinto il 13 settembre e dal sesto nel febbraio 2017.

Eccoci quindi arrivati ai nostri giorni.

Una sola cosa è, per ora, certa: Kim non è affatto un pazzo come qualcuno (e probabilmente lui stesso) voleva farci credere. Ha perseguito una sua precisa politica fatta di bluff e di minacce che lo ha portato, attraverso dichiarate disponibilità ai negoziati e successive smentite, a dotare il suo Paese di arme atomiche e di missili capaci di trasportarle a livello intercontinentale. Ha corso il rischio (calcolato nei dettagli) di essere attaccato militarmente, ma ha anche obbligato i suoi "nemici" a ricercare continuamente le possibilità di qualche soluzione pacifica.

Che, oggi, sicuro delle sue attuali capacità di difesa voglia veramente arrivare a un accordo o stia ancora fingendo è tutto da verificare. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
denuclearizzazione, Denuclearizzazione del mondo, AIEA, ONU, George W. Bush, Bill Clinton, Penisola coreana, URSS, Corea del Sud, Corea del Nord, USA
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