18:27 21 Giugno 2018
Elezioni Politiche 2018

4 marzo, quando i partiti antisistema diventano il sistema

© Sputnik . Danilo Garsia di Meo
Opinioni
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Tatiana Santi
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Strepitoso successo del Movimento 5 stelle, ottimo risultato per la Lega, sconfitta la sinistra. C’è chi interpreterà i risultati delle elezioni gridando al populismo e addossando la colpa agli hacker russi, ma il voto degli italiani è estremamente chiaro. 4 marzo, quando i partiti antisistema diventano il sistema.

Gli esiti del voto del 4 marzo parlano da sé: la sinistra ha registrato un vero e proprio flop di fronte alla massiccia ascesa dei cosiddetti partiti "populisti", considerati dall'Unione Europea e da molta stampa occidentale come un vero pericolo per la democrazia.

Fulvio Scaglione
© Foto : fornita da Fulvio Scaglione
Fulvio Scaglione

Che cosa dice in realtà il voto del 4 marzo? "I movimenti come i 5 stelle e la Lega non sono la causa della crisi dell'Europa, è la crisi dell'Europa e la sua incapacità di affrontare le questioni economico-finanziarie ad essere il motore del successo di questi movimenti" sottolinea in un'intervista a Sputnik Italia Fulvio Scaglione, analista e giornalista, ex direttore di "Famiglia Cristiana".

— Fulvio Scaglione, che cosa ci dicono i risultati delle elezioni? Qual è la lezione di questo voto?

— L'Italia con questo voto si allinea ad una tendenza europea, perché in tutta Europa i partiti socialdemocratici e della sinistra moderata sono via via crollati. L'ultimo caso è quello delle elezioni politiche in Germania, dove la SPD ha tenuto la testa fuori dall'acqua per un pelo. Secondo l'Economist negli anni della crisi economica mondiale le sinistre moderate in Europa hanno perso più di un terzo dei loro elettori. Con il crollo del PD, quasi raggiunto dalla Lega, l'Italia semplicemente si allinea ad una tendenza europea.

Parliamentary elections in Italy
© Sputnik . Danilo Garsia di Meo
In secondo luogo vorrei parlare dell'ascesa dei cosiddetti movimenti populisti, il Movimento 5 stelle ha doppiato tutti gli altri singoli partiti come numero di voti con un risultato strepitoso, così come anche la Lega. Si tratta anche qui di una tendenza europea, perché dove i "populisti" non hanno vinto, sono stati sostituiti da altri movimenti che hanno caratteristiche palesi di populismo, penso alla Francia di Macron. Il presidente francese è un leader nazionalista e populista in giacca e cravatta, ha creato dal nulla un movimento che si è imposto con degli slogan di carattere populista. Nel Regno Unito la sinistra di Corbyn, che ha venature fortemente populiste, non a caso con le proprie oscillazioni è la responsabile della Brexit. Non ci si dovrebbe stupire più di tanto del voto italiano, perché allinea il nostro Paese a delle tendenze internazionali.

— È davvero corretto chiamare la Lega e il Movimento 5 stelle partiti antisistema, oppure è la politica che sta cambiando?

— Quando 1 italiano su 2 vota per il Movimento 5 stelle o Lega questi non si possono più chiamare partiti populisti, movimenti dell'antipolitica, dell'antisistema e della protesta. Adesso sono loro il sistema, siccome è una tendenza di tutta l'Europa bisognerebbe uscire dai vecchi schemi e rendersi conto che forse la politica oggi è questa. I cosiddetti partiti tradizionali devono scendere in questa arena se vogliono capire qualcosa e recuperare l'elettorato.

Anche sui partiti tradizionali bisognerebbe fare una riflessione, perché quello che è stato detto dopo il voto in Italia è che i partiti tradizionali, come il PD e Forza Italia, hanno perso. Allo stesso tempo i partiti populisti hanno vinto non a caso nel momento in cui si sono presentati come partiti tradizionali. Il Movimento 5 stelle ha messo da parte il "vaffa" e si è presentato con un Di Maio rassicurante, che ha tranquillizzato gli industriali e i commercianti. Con Salvini, piaccia o no, la Lega si è trasformata in un partito nazionalista che si è presentato come tale su tutto il territorio italiano, ottenendo il miglior risultato di sempre. I partiti tradizionali forse crollano, ma i partiti non tradizionali vincono proprio quando si presentano come partiti tradizionali.

— Possiamo anche dire che con questo voto gli italiani hanno espresso una voglia di cambiamento?

— Certamente c'è una voglia di cambiamento, questo è evidente, ma questa voglia di volta in volta trova diversi interpreti. Anche quando trionfò Berlusconi si parlava di voglia di cambiamento, anche lui era ritenuto un politico antisistema, poi lui diventò sistema. Credo che l'Italia sia un Paese sostanzialmente di destra, inoltre persiste in Italia fortissima la questione meridionale. Tutto il sud si è dato al Movimento 5 stelle, esattamente allo stesso modo con cui qualche anno fa si era dato a Berlusconi.

Quindi secondo me il dato fondamentale di questo voto è che riporta con forza all'attenzione di tutti la questione meridionale, mentre invece il Nord si è dato alla coalizione di centrodestra e soprattutto alla Lega. Le regioni quindi più sviluppate, dove dovrebbe risiedere e lavorare la borghesia produttiva, la spina dorsale del Paese, non hanno fiducia nella sinistra moderata.

— Un dato sicuro è la sconfitta della sinistra. Renzi secondo lei si è realmente dimesso oppure no?

— Credo Renzi capisca che non è più il suo momento, dovrà cedere il passo. Ha incassato due sconfitte micidiali, prima al referendum e adesso alle politiche. È difficile sopravvivere nella carica di segretario politico di un partito quando subisci due sconfitte consecutive così significative. Credo che voglia comunque controllare il processo di formazione del nuovo governo per avviare il partito su una strada che corrisponda agli slogan della campagna elettorale, ovvero sia "no agli inciuci", "no ai patteggiamenti con gli estremisti e i movimenti antisistema". Anche lui temo soffra di questa miopia politica e di questa incapacità di sottrarsi alle vecchie categorie. I movimenti che lui chiama antisistema sono il sistema.

Quello che è diventato intollerabile nella sinistra è il processo di continua divisione e frammentazione. L'elettore italiano medio non ha fiducia in un fronte che continua a comporsi e ricomporsi su pulsioni individuali di piccoli leader. Chi non è d'accordo prende e si fa un partito suo, non è più tollerabile.

— Ovviamente fare previsioni sulle alleanze è difficile, ma secondo lei che cosa potrà succedere adesso?

— È veramente difficile da dire. Una soluzione possibile potrebbe essere almeno per un periodo di transizione non dico un'alleanza, ma un patteggiamento fra il Movimento 5 stelle e il Pd senza Renzi, però non ci sono i numeri per farlo. Renzi si è messo di traverso a quest'ipotesi, volendo stare in carica fino alla formazione del governo è chiaro che lui è contrario a tale variante.

Adesso per come sono messe le cose, qualunque alleanza di governo diventa un'alleanza contro natura, sia che ci sia Pd-Movimento 5 stelle, sia che ci sia Lega-Movimento 5 stelle. È possibile che il centrodestra, avendo il maggior numero di seggi, possa fare una campagna di arruolamento di quelli senza partito attratti dall'orbita della coalizione più forte. Sarebbe una maggioranza piuttosto fragile per durare. Oppure potrebbe nascere un governo del presidente, cioè un governo ispirato dal presidente Mattarella che serva a non lasciare l'Italia per troppo tempo senza guida in attesa di andare ad un altro voto. Siamo sempre nel campo delle soluzioni provvisorie.

— Secondo lei i giornali italiani scriveranno che il Movimento 5 stelle e la Lega hanno ottenuto risultati importanti per colpa dei russi?

— Naturalmente. Come sappiamo, la Russia, Putin e gli hacker sono responsabili di tutto quello che succede nel mondo, dall'elezione di Trump alla Brexit e al tentativo indipendentista della Catalogna. Anche il fatto che il mio maglione si sia ristretto dopo esser stato lavato probabilmente ha qualche nesso con le attività di Putin. A parte gli scherzi, io penso che la Russia, come tutti i Paesi, abbia i suoi servizi segreti e li usi per cercare di carpire informazioni. Tutto il resto mi sembra un'esagerazione e una ben congeniata azione di propaganda per evitare che ci siano sussulti all'interno dell'Unione Europea e dell'Alleanza Atlantica. Lasciando da parte la Russia, il vero problema dell'analisi politica italiana di quello che avviene in Europa è che si confonde la causa con l'effetto.

— Cioè?

— I movimenti come il 5 stelle e la Lega non sono la causa della crisi dell'Europa, è la crisi dell'Europa e la sua incapacità di affrontare le questioni economico-finanziarie ad essere il motore del successo di questi movimenti. Movimenti che si sono trasformati in partiti, ripeto. L'Europa non ha saputo affrontare le esigenze dei propri cittadini. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Intervista, Elezioni politiche 2018 in Italia, Italia
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