10:39 16 Luglio 2018
Bandiera della Slovacchia

Giornalista ucciso in Slovacchia, emergono molte scomode verità

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Tatiana Santi
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La Slovacchia è sotto shock, l’uccisione del giovane giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova ha scosso l’opinione pubblica e sollevato un vero caos politico.

Arrestato un imprenditore italiano coinvolto nelle inchieste del giornalista ucciso. Diversi i ministri slovacchi dimessi, si delinea sempre più la pista ndranghetista.

Il giovanissimo giornalista slovacco Jan Kuciak, assassinato assieme alla fidanzata Martina, indagava sui legami fra la malavita e il premier del Paese. Nelle sue inchieste Kuciak si occupava degli affari della ‘ndrangheta calabrese in Slovacchia.

La polizia slovacca ha arrestato Antonino Vadalà, imprenditore italiano indagato da Kuciak. L'inchiesta del giornalista assassinato inoltre fa tremare l'entourage del premier slovacco, cadono le prime teste. Si dimette il ministro della Cultura Marek Madaric e i due coinvolti nel reportage di Kuciak: Maria Troskova, assistente del premier Fico e il segretario del consiglio di sicurezza Vilian Jasan.

L'arresto dell'italiano Vadalà e le dimissioni dei ministri slovacchi sembrerebbero solo i primi passi di un'oscura faccenda tutta da risolvere. Quanto sono diffusi gli affari della ‘ndrangheta in Slovacchia? Quali sono le particolarità dell'uccisione di Jan Kuciak e Martina Kusnirova? Sputnik Italia si è rivolto per una riflessione a Antonio Papaleo, giornalista investigativo slovacco e ceco di nazionalità italiana che da anni si occupa di crimini finanziari e traffici internazionali.

— Antonio Papaleo, che idea si è fatto personalmente della notizia dell'uccisione del giornalista slovacco Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova?

— È quasi assolutamente certo che l'omicidio di Jan e di Martina abbia delle motivazioni legate alla professione di Jan. Nella vita della coppia non esisteva alcun tipo di ombra, non ci sono motivi per poter pensare che ragioni non professionali abbiano causato il loro omicidio. La tecnica utilizzata lascia intendere l'opera di professionisti. Prima di Jan sono spariti altri due giornalisti: Paolo Richtar e Miroslav Pejko. La loro morte non ha destato nessun interesse nell'opinione pubblica, l'uccisione di Jan invece ha colpito molto la società slovacca. Questa volta il governo slovacco dovrà fare per forza qualcosa per trovare i mandanti e gli assassini.

Alla gente con la quale si litiga in Slovacchia non si mandano due killer. È stato ucciso da due killer, hanno sparato al petto a lui e il secondo aggressore ha sparato alla testa della ragazza. Hanno lasciato i bossoli in casa e se ne sono andati. È stato un omicidio con una motivazione professionale. Jan aveva investigato su diverse faccende, ma se i suoi nemici fossero stati slovacchi forse sarebbe stato ucciso in maniera diversa. Il governo slovacco è notoriamente assai poco gentile con i giornalisti, ma questa volta ha dovuto offrire un milione di euro per chi fornisse informazioni sull'omicidio di Jan, l'opinione pubblica questa volta non gliela farà passare liscia.

— Le ultime inchieste di Jan ruotavano attorno alle truffe legate ai fondi europei e agli affari della ‘ndrangheta calabrese in Slovacchia. È stato appena arrestato l'imprenditore Antonino Vadalà, secondo lei personalmente quanto è probabile che ci sia lo zampino della ‘ndrangheta in questa vicenda?

— Il capo della polizia ha dichiarato che tutte le persone oggetto di investigazione da parte di Jan saranno automaticamente investigate in correlazione con l'omicidio. Chiunque fosse stato investigato da Jan diventa sospetto. Jan si occupava di crimini finanziari, specificatamente di evasioni fiscali e di appropriazioni di fondi dello Stato. La ‘ndrangheta era diventata un soggetto di interesse, perché uno degli imprenditori che lui sospettava di aver sottratto denaro all'Unione europea è proprio l'imprenditore Antonino Vadalà. L'arresto di Vadala è solo l'inizio di una catena di eventi che spero permetteranno di fare luce sulla tragica sorte di Jan e Martina.

— Quanto è diffuso il fenomeno della ‘ndrangheta in Slovacchia, dove lei ha lavorato per anni?

— Per anni ho fatto investigazioni sotto copertura in Slovacchia. Ho denunciato alla polizia slovacca di Hong Kong il riciclaggio di 500 milioni di euro, sono stato il testimone degli sbirri di Hong Kong in un processo internazionale. Otto sicari hanno tentato di uccidermi in Tailandia, ci sono decine e decine di persone in carcere in Repubblica Ceca. Il sistema fiscale e legale ceco consente agli imprenditori spregiudicati di fare tantissime cose. L'Italia è il quarto partner commerciale della Slovacchia, ci sono migliaia di imprenditori italiani stabilmente operanti in Slovacchia, tantissimi di loro si dedicano all'evasione fiscale, all'elusione fiscale, all'evasione IVA e ai traffici di ogni tipo.

Tanto per capirci, il "Trota", il figlio di Bossi andava a fare il "bunga bunga" a Bratislava, il figlio del presidente delle Ferrovie Nord, recentemente condannato, andava con il figlio a fare i propri affari sporchi in Slovacchia.

Inoltre l'ufficiale della Guardia di Finanza, che dovrebbe occuparsi di controllare se gli italiani in Slovacchia per caso non evadono il fisco, sta seduto a Vienna e la sua più grossa preoccupazione è maturare l'indennità di stipendio. Tantissimi italiani in Slovacchia operano crimini. È una torta così buona che ci è finito anche qualcuno della ‘ndrangheta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
uccisione, Intervista, Slovacchia, Italia
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