01:14 24 Aprile 2018
Roma+ 17°C
Mosca+ 0°C
    Roma, bandiera italiana

    Beati gli immigrati!

    CC BY 2.0 / Dmitry Dzhus / Rome
    Opinioni
    URL abbreviato
    Mario Sommossa
    8375

    Fabrizio Gatti è un giornalista dell’Espresso che qualche anno fa, sotto copertura, si mischiò ai migranti partendo dall’Africa sub sahariana, fino a essere accolto a Lampedusa ed essersi spacciato per un iracheno in cerca di asilo politico.

    Fabrizio Gatti è, tuttavia, un giornalista intellettualmente onesto e, con corretta deontologia, scrive ciò che vede.

    Ultimamente, ha dedicato alcuni articoli al malessere che si vive in alcune regioni e città italiane e uno di questi riguardava Ferrara. Una città ricca e fiorente fino a pochi anni fa, soffre ora pesantemente la crisi ed è diventata uno dei mercati di spaccio di droga per l'intera provincia. Anche lì, come spesso altrove, gli spacciatori sono nigeriani e "lavorano" senza che nessuna forza dell'ordine riesca a "disturbarli". L'articolo riguarda una realtà che è sotto gli occhi di tutti, che tutti sanno, ma che il "politicamente corretto" non vuole che si dica. Gatti lo riferisce.

    Oggi a Ferrara i poveri che vivono sotto la soglia di povertà sono circa il dieci per cento dell'intera popolazione cittadina e cioè, esattamente, 13,227 su 132,278 abitanti (dati ufficiali). Si tratta di persone che non possono permettersi "un adeguato riscaldamento della casa, le spese mediche, l'acquisto di alimentari o vestiti nuovi, i costi per mandare i figli a scuola e non riescono piu' a pagare bollette, affitti, mutui o debiti vari".

    Oltre a costoro, un altro 15% di ferraresi è al limite della soglia di povertà. Il 39% di tutti questi poveri ha almeno un componente di origine straniera (ma regolare in Italia) vittima di recente disoccupazione. Il resto è composto di autoctoni che pure hanno perso il lavoro o vivono con una pensione sociale (poco piu' di 460 euro mensili). Ebbene, il Comune può permettersi di stanziare un aiuto a loro favore che arriva soltanto a un massimo di sette milioni e mezzo di euro che significa 567 euro a persona l'anno. In altre parole, la media fa un euro e mezzo a testa al giorno. Fin qui le prime cifre.

    Gatti non si ferma a questa scoraggiante considerazione. E ci racconta che chi eroga i contributi è un Ente comunale, l'ASP, che è anche delegato dalla Prefettura nel farsi carico dell'accoglienza e dell'assistenza ai 677 (media mensile) richiedenti asilo ospitati sul territorio cittadino (nel 2018 se ne prevedono millecinquecento). Per costoro la spesa prevista dalle leggi dello Stato è di 35 euro a testa al giorno per persona (cioè un totale annuale di euro otto milioni e 500.000 circa) di cui 32,5 destinati alla generica ospitalità (vitto, alloggio, cure mediche, formazione) e 2,5 versati direttamente agli interessati quale argent de poche.

    Sono confronti che solitamente non si ha il coraggio di fare ma sono la realtà. E non solo a Ferrara. Davanti a queste differenze, qualunque persona di buon senso dovrebbe ammettere che si sta facendo qualcosa non va.

    I numerosi "buoni di cuore", siano essi ecclesiastici di alto rango o politicanti di varia sinistra fanno a gara per ripeterci che l'immigrazione è una benedizione e qualche demografo, o aspirante tale, ricorda la "necessità" di rimpinguare la nostra popolazione. Se anche fosse così, è questo il prezzo per farlo? E grazie a che tipo di gente "aumenteremo"?

    Il borioso "figlio di papà" Presidente dell'INPS, tale Boeri, sventola cifre per dimostrare che senza l'immigrazione i conti dell'Ente che presiede sarebbero in deficit. Se fosse intellettualmente onesto, aggiungerebbe che, come ampiamente dimostrato, le entrate dei contributi pensionistici regolarmente versati sono piu' che sufficienti ad alimentare il pagamento delle pensioni e lo squilibrio deriva soltanto dalle prestazioni assistenziali a carico dell'INPS. Forse guarderebbe anche alle inefficienze interne all'Ente che presiede, agli sprechi, ai capitali immobiliari infruttuosi, agli insufficienti controlli contro l'evasione, ecc.

    Comunque sia, l'INPS è solo una parte del bilancio dello Stato e ciò che conta è il saldo finale della presenza di tanti immigrati. Vediamo allora qualche cifra che, per ora, riguarda solo chi è già stato "regolarizzati".

    In Italia i cittadini non comunitari regolari sono circa 3,9 milioni. Quelli che lavorano e pagano i relativi contributi sono un milione e ottocentomila (dati INPS). Сi sono quindi piu' di due milioni di persone che rappresentano un puro costo per il Paese. Considerato che molte sono le donne di famiglia arrivate tramite il ricongiungimento familiare e che i bambini potranno crescere da noi imparando la lingua e (potenzialmente) integrarsi, si tratta di un costo che potremmo essere disposti a sopportare in nome della tranquillità sociale che la serenità degli affetti naturali porta con sé.

    Se consideriamo però gli "irregolari", le cifre diventano invece preoccupanti. Tra il 2014 e il 2016 sono arrivate in Italia via mare circa 500.000 persone (non contiamo qui chi è entrato senza essere registrato, chi è arrivato clandestinamente via terra e chi si trattiene illegalmente nel nostro Paese dopo la scadenza prevista dal visto d'ingresso).

    Nel 2017 se ne sono aggiunti altri 120.000. Fa un totale ufficiale di quasi 650.000 persone che sono arrivate da noi negli ultimi quattro anni "senza autorizzazione". In base agli accordi di Dublino, è lo Stato che riceve quello che deve occuparsi di loro, o regolarizzandoli (asilo politico, asilo umanitario, altre forme di ospitalità riconosciuta) o rimandandoli nei Paesi di provenienza. Le domande di asilo accolte sono state mediamente del 30% su quelle presentate e gli accordi europei prevedono che debbano essere divisi tra tutti gli Stati dell'Unione. Esattamente, si era stabilito che entro il settembre 2017 almeno 35 000 individui sarebbero dovuti essere riallocati. In realtà' ciò ha riguardato solo 9268 persone, principalmente accolte in Germania. L'Austria ha accettato solo 15 dei 1953 a lei assegnati e Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia rifiutano anche un solo immigrato, nonostante abbia diritto all'asilo.

    Va detto per inciso che, secondo i dati Eurostat del 2015, l'Italia detiene il record europeo di migranti con nessuno o il più basso titolo di studio (51 % degli arrivi, Spagna 45,5 %) ed è l'ultima a ospitare quelli con alto livello d'istruzione (13,5%). Il quadro si completa ricordando che almeno la metà di coloro cui il diritto di restare viene rifiutato presenta ricorso e, con la complicità di qualche ONG laica o religiosa, rimane con noi in attesa del successivo verdetto. Tutti i respinti e chi si è macchiato di reati minori dovrebbero essere rimpatriati subito ma nel 2016, su piu' di 32.000 decreti di espulsione, solo 5715 sono stati eseguiti (anche qui dati ufficiali). Nel corso degli anni ben 1015 hanno accettato il "rientro volontario", cioè si offre loro una certa cifra affinché' accettino di tornare nel loro Paese. (Chissà perché dalla Polonia ben 18.000 in un anno se ne sono andati in questo modo e dalla Svezia circa 9.000 — dati ISMU).

    Per farla breve, oggi ospitiamo "generosamente" circa 600.000 persone censite ma "non desiderate". Naturalmente, essendo irregolari, non possono lavorare (se mai lo volessero) e la maggior parte di loro "riposa" a nostre spese in varie strutture, pubbliche o private convenzionate. Il costo stimato per questa "accoglienza" corrisponde, più o meno, a 4/5 miliardi di euro l'anno, cifra cui l'Europa partecipa con 60 milioni per il periodo 2014-2020 e un aggiuntivo 38,2 milioni per il solo 2017. Anche qui non sembra che i conti tornino.

    Infine, aggiungiamo che si tratta mediamente di persone giovani, in buona salute e provenienti da culture molto lontane dalla nostra (negli ultimi anni i maggiori arrivi sono di africani neri — ma non si è sempre detto "negri"?— provenienti da Nigeria, Guinea, Gambia e similari). Considerata la loro età, il mantenimento gratuito, il "fare nulla", le differenze culturali, ecc., c'è ancora qualcuno che si stupisce nell'apprendere che l'indice di criminalità tra gli immigrati è di 4,5 volte piu' alto rispetto ai locali? E che troppo spesso si macchiano di reati sessuali? O che le prostitute nigeriane siano costantemente in crescita?

    L'Africa ha oggi un miliardo e trecento milioni di abitanti e si prevede che nel 2050 siano due miliardi e mezzo. Quanti pensiamo di poterne accogliere? Che sarà di noi se continueranno ad arrivare?

    E' evidente che andare avanti così non è piu' possibile perché' la situazione che vediamo oggi non può che peggiorare. Serve allora che si mettano da parte i buoni sentimenti, che la si smetta di parlare di "accoglienza" e che si abbia il coraggio di prendere decisioni drastiche, anche se sgradite a qualcuno. L'alternativa sarebbe soltanto un nostro graduale (?) impoverimento e un aumento incontrollato dell'instabilità' sociale. 

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Migranti, INPS, Italia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik