09:31 19 Ottobre 2018
Ghouta dell'est, Siria

Siria di nuovo in guerra: ibrida più che mai

© REUTERS / Bassam Khabieh
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Giulietto Chiesa
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Sembrava finita la guerra in Siria. L’esercito del cosiddetto “stato islamico”, sconfitto e frazionato, era in fuga.

Sembrava finita la guerra in Siria. L'esercito del cosiddetto "stato islamico", sconfitto e frazionato, era in fuga. Il Governo siriano stava riprendendo possesso dei propri territori, coadiuvato dall'aviazione russa e dai servizi di soccorso, sempre russi, per lo sminamento dei territori, per l'aiuto alle popolazioni, per il complicato processo di pacificazione che è l'inevitabile tappa di ogni normalizzazione.

Ma era solo un'impressione. La cosiddetta "coalizzazione occidentale", di cui fanno parte attiva, dall'inizio di questa sporchissima guerra, gli Stati Uniti d'America, Israele, l'Arabia Saudita, la Turchia, e i servizi segreti di Francia e Gran Bretagna, non ha digerito la sconfitta.

Ciascuno con i propri piani, diversi gli uni dagli altri ma accomunati nel progetto di smantellamento dello Stato siriano, hanno preso il respiro necessario per curare le ferite materiali e morali subite e hanno rimesso in moto la macchina infernale della guerra. L'Isis è morto e defunto. Ma la mano d'opera mercenaria è sempre disponibile e abbondante. Basta pagarla. E anche i denari sono disponibili e abbondanti. Basta che il gioco valga la candela. Naturalmente, per chi voglia raccontare le cose così come sono in realtà, è chiaro che tutti questi protagonisti agiscono sul territorio della Siria in modo del tutto illegale. Gli unici che hanno titolo per operare sono la Russia, e l'Iran, entrambi chiamati in soccorso, formalmente, da Bashar el-Assad. Per definire tutti gli altri c'è un solo termine, quello di aggressori.

Ma l'insieme del mainstream occidentale non ha mai usato questa parola. Anzi ha finto e finge tutt'ora di considerare normale la loro presenza e la loro attività di nemici e sovvertitori. Nella prima fase, durata sei anni, l'Occidente e compagnia ha creato l'Isis, l'ha finanziato e guidato. Dopo l'intervento russo ne ha assistito la ritirata, fino alla disfatta. Ma non ha mai accettato la sconfitta. Il "problema curdo" ha permesso alla Turchia di Erdogan di riaprire le ostilità, fingendo di colpire i curdi siriani. In realtà per tenere un piede in territorio siriano e prendere due picconi con la stessa fava, indebolendo i curdi di Turchia. La scintilla della guerra è stata accesa. Damasco ha cercato di tornare in possesso dei propri territori, alleandosi con una parte dei curdi siriani. Ma Israele, d'accordo con il Pentagono, ha rimesso in azione i rimasugli di Al Nusra, opportunamente ri-nominati, per estendere il falò, moltiplicare i fronti della battaglia, rendere impossibile l'azione dell'esercito siriano, complicare il compito delle forze russe sul territorio.

Nel frattempo i tagliagole hanno ricevuto nuove armi, missili terra aria hanno cominciato ad apparire. Damasco è ritornata ad essere bersagliata dai razzi. L'aviazione israeliana a colpire là dove ritiene utile. Il disastro umanitario cui assistiamo è il risultato di questa contr'offensiva ibrida. L'Onu, ancora una volta impotente, cerca di imporre un cessate il fuoco che solo la Russia accetta. Ma il frastuono della disinformazione occidentale sovrasta ogni ragionamento. Colpevoli di tutto, come al solito, sono i soldati siriani e il solito "dittatore sanguinario" Bashar el Assad, appoggiato "dai russi".

Tutti i bombardamenti, tutti i morti, vengono attribuiti a coloro che subiscono l'aggressione. Il disastro umanitario, in cui muoiono a centinaia civili, donne, bambini, viene assegnato alla Siria. L'informazione distribuita sui pubblici occidentali è nuovamente imperniata sulle menzogne di un presunto "osservatorio" che ha sede a Londra e che è finanziato dalla "coalizione" occidentale. La narrazione della tragedia, fornita ai media occidentali e a quella parte di mondo che continua a credere loro, viene imperniata su di un nome, Al Goutha che assume il ruolo di "martire". Vecchia storia "cinematografica che si ripete. Si dimentica che i combattimenti sono ripresi a Rakka, a, Tanfa, a Rukban; si ignora che truppe americane controllano ora direttamente settori di guerra, e che esse impediscono il passaggio dei profughi lungo corridoi umanitari.

Questo è l'altro aspetto della guerra ibrida: quella che colpisce i cervelli e i sentimenti (quelli che restano) dei pubblici occidentali, e di quello italiano in particolare. Così, mentre il pubblico si occupa di quelli che ritiene siano i "fatti propri", il circo degli aguzzini continua il suo spettacolo mortale. In questo scenario la prospettiva della pace si estingue. La guerra non può finire se non con l'estinzione del popolo siriano e il suo smembramento. Con gli effetti successivi di una dilatazione della guerra al Libano (per tentare la liquidazione di Hezbollah), e all'Iran (che continua ad essere l'obiettivo strategico di Israele). Se funzionasse vorrebbe dire che una parte della Siria finirà in mano israeliana, più in là delle Alture del Golan, occupate illegalmente da decenni). E, con l'occupazione definitiva della Cisgiordania, Netanyhau potrebbe passare alla storia di Israele come il conquistatore di una parte cruciale della Grande Israele. La follia dell'Occidente sta tutta in questi disegni periferici di potere. Il "turco" e Israele, nostri alleati della Nato (il primo effettivo, il secondo candidato), ci trascinano in guerra.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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guerra ibrida, Siria
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