03:51 25 Settembre 2018
La veduta dei binari vuoti alla stazione Centrale di Milano (foto d'archivio).

“Solandata”, un progetto che documenta la fuga degli italiani all’estero

© AP Photo / Antonio Calanni
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Tatiana Santi
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Trovare il coraggio e fuggire dall’Italia, non per una vacanza, ma per rimpossessarsi della propria vita. Continua l’esodo italiano, i giornali stilano statistiche e numeri, dietro i quali però ci sono storie vere fatte di paura, speranza, nostalgia e amore. “Solandata”, un progetto che documenta la fuga degli italiani all’estero.

Secondo i dati pubblicati nel 2017 sarebbero 5 milioni gli italiani all'estero, la maggior parte è rappresentata dai giovani, che non trovano lavoro né opportunità nel proprio Paese. Un fenomeno allarmante, perché vede la fuga delle migliori risorse dell'Italia: giovani talenti, medici, architetti, ricercatori, insegnanti.

È facile giudicare chi parte, non sempre ci si immedesima nei sentimenti di chi lascia i propri affetti e la propria famiglia per cambiare vita. È un atto di coraggio, di speranza e un forte messaggio di libertà, la libertà di essere sé stessi.

La film maker Roberta Zanzarelli
© Foto : Giusy Fanelli
La film maker Roberta Zanzarelli
La film maker Roberta Zanzarelli, che ha vissuto personalmente il distacco con sua sorella Natalie partita per l'Australia, ha creato la serie documentaria "Solandata". Nel suo progetto Roberta, munita di camera, racconta gli ultimi 7 giorni prima della partenza, mostrando le emozioni che accompagnano i protagonisti con un biglietto di sola andata in tasca. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista la regista Roberta Zanzarelli.

— Roberta, com'è nata l'idea di creare il progetto "Solandata"?

— L'idea di SOLANDATA è nata casualmente: mancavano dieci giorni alla partenza di mia sorella Natalie. Sarebbe partita per l'Australia, con in tasca un biglietto di sola andata e il working holiday visa. Ero a letto che ripensavo ai nostri momenti, alla nostra infanzia, alle risate… Mi sembrava di rivedere tutto come in un film, immagini lontane che scaldavano il cuore. Già mi nutrivo di nostalgia, sapevo che ci saremmo staccate. Quei giorni erano turbolenti, telefonate, ansie, pianti… un mix di emozioni incredibili. Ed ho pensato "cavolo, quello che sta facendo è epico, è così giovane e coraggiosa, piena di paure e speranze, devo documentare tutto quel che accade, deve rimanerci un ricordo di questi giorni!"

Ho sempre lavorato nel campo dell'audiovisivo, documentaristico/giornalistico, e così presi una settimana di ferie e insieme ad un cameraman, l'abbiamo seguita per 7 giorni, in tutti i suoi folli e mirabolanti giri, tra saluti e beghe burocratiche.

La film maker Roberta Zanzarelli
© Foto : Fornita da Roberta Zanzarelli
La film maker Roberta Zanzarelli

Sbobinare il materiale documentato e montarlo è stato un atto catartico per superare ed accettare il distacco, che ho vissuto a più livelli: come sorella, come spettatrice, come documentarista. Così è nata la narrazione di SOLANDATA che documenta l'ultima settimana degli italiani che lasciano il paese.

— Ogni giorno sui giornali i numeri sulla disoccupazione (soprattutto giovanile) e sugli italiani che se ne vanno fanno rabbrividire. Dietro i numeri ci sono tante storie, tutte diverse. Raramente ci si sofferma a pensare a quello che provano gli italiani che lasciano il proprio Paese, è un processo intimo e profondo che tu hai seguito con la tua video camera. Che cosa ti colpisce di più di queste storie, che cos'hai notato di particolare?

— Quello che mi colpisce di queste storie è che sono permeate di una brama di vita eccezionale. Queste persone hanno effettuato un percorso interiore molto profondo, hanno meditato a lungo sulla loro scelta, e le riflessioni che condividono davanti alla camera sono un meraviglioso messaggio sulla libertà personale. Sono persone che rifuggono gli schemi e le imposizioni sociali, hanno lavorato sul concetto di identità, sull'accettazione dei propri pregi e difetti e sul senso della vita… e alla rassegnazione verso una vita mediocre preferiscono il "rischiare" di riuscire a vivere.

— Come passano gli ultimi giorni prima di partire, che cosa si prova?

La Befana
© flickr.com / Simone Zucchelli
— Inizialmente l'euforia e l'esaltazione la fanno da padroni, e c'è una sorta di velo opaco sull'accettare la data della partenza. Sembra quasi possano congelare il tempo e rimandare il distacco. Man mano che il giorno della partenza si avvicina, la temperatura emotiva sale sciogliendo quella cortina di azioni pratiche che congelano le emozioni e si rompe una diga, si viene inondati da tutto ciò che il distacco comporta. Paura e coraggio camminano a braccetto, è un salto nel vuoto che non si può più rimandare.

Si tratta di un vero match emotivo: la telecamera segue il processo profondo sia di chi sceglie di partire, sia degli affetti più intimi che si vedono costretti ad accettare la scelta e la perdita. Questo progetto parla di amore, accettazione, responsabilità e libertà. Chi sceglie di partire ha una responsabilità enorme, sia verso sé stesso, sia verso coloro che "farà" inevitabilmente soffrire. Un peso che schiaccia il petto, un peso che fa mancare il respiro, ci vogliono molta forza e determinazione per essere liberi.

— A volte le persone che "fuggono" vengono criticate dalla società perché lascerebbero il proprio Paese senza lottare. In realtà è una scelta da rispettare: quando una persona non viene apprezzata o non ha la possibilità di realizzarsi e vivere la propria vita è costretta a partire, no?

— Ogni persona viene criticata. Bisogna imparare a convivere con le critiche e i protagonisti di SOLANDATA ne sono un chiaro esempio. Loro non subiscono solo critiche, ma veri e proprio giudizi con relativo addossamento di senso di colpa, in primis dalle famiglie d'origine, soprattutto quando viene comunicata la notizia.

Quello è il processo più difficile: convivere con il dolore arrecato e cercare di accettarlo e superarlo insieme. Finita questa fase si è forti di accettare anche le critiche della società perché la si vede in tutta la sua gigantesca inutilità: cos'ha fatto questa società criticona per questi esseri speciali costretti a mollare tutto? Non si può biasimare chi si rende conto di essere un talento sprecato per la sua società che, prima tenta di debilitarlo togliendogli ogni prospettiva e poi lo giudica.

— Quali posso essere secondo te per il Paese le conseguenze di questa grande fuga dall'Italia di giovani disoccupati, pensionati e persone che non hanno niente da perdere?

— Le conseguenze di questa fuga sono drammatiche. Chi è fuggito era senz'altro un talento, non solo a livello professionale, ma anche a livello umano, e quindi un valore aggiunto per tutti. Moltiplichiamolo per i numeri delle statistiche… e ci accorgiamo di aver perso il meglio delle risorse umane che questi anni potevano offrirci. Dove sta andando l'Italia? Continuano a vincere mediocrità e invidia, i migliori vengono tagliati fuori, ma credo che dei geni non possano essere presi in considerazione da degli imbecilli, semmai questi ultimi tenteranno di annientarli e relegarli verso una vita che non è vita. 

— Che consiglio daresti a una persona che in Italia non trova lavoro né riesce a realizzarsi, ma che è dubbiosa e ha paura di partire, non sa quale sia la scelta giusta?

— Non ho nessun consiglio da dare, è un processo del tutto personale, ognuno, se ci deve arrivare, ci arriva con i suoi tempi. Non credo esistano parole che possano supportare le proprie intime riflessioni, alla fine ognuno deve fare i conti con sé stesso, da solo. Questo è l'aspetto che più fa paura e rende incredibilmente forti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
libertà, Giovani, fuga, viaggio, Emigrazione, Lavoro, disoccupazione, Economia, Italia
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