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07:50 21 Agosto 2019
Donetsk

Donetsk: pronti a tutto

© Foto: Eliseo Bertolasi
Opinioni
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Eliseo Bertolasi
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Qualche giorno fa il presidente ucraino Poroshenko ha firmato la legge sulla “reintegrazione del Donbass”.

Questa legge concede allo stesso presidente pieni poteri d'usare le forze armate ucraine per "reintegrare" quei territori che Kiev continua a considerare propri anche se momentaneamente "sotto occupazione" (russa, s'intende).

In altre parole si prospetta in maniera palese la possibilità imminente di un massiccio attacco ucraino contro le due autoproclamatesi Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk.

Gli accordi di Minsk che con la firma della legge sulla "reintegrazione del Donbass", di fatto, vengono messi da parte, seppur senza giungere alla pace erano comunque riusciti a stabilizzare il conflitto ad un livello, più o meno, di bassa intensità.

Nelle città non situate nelle immediate vicinanze del fronte la vita tra la popolazione civile aveva già assunto una parvenza di normalità.

Ora, però, con tale provvedimento legislativo, la preoccupazione per cosa succederà nei prossimi giorni, o nelle prossime settimane diventa palpabile. Lo spettro del ritorno di pesanti bombardamenti con tante vittime civili come durante il primo anno di guerra, il più cruento, diventa una possibilità concreta.

Nonostante ciò, a Donetsk la vita sembra scorrere normalmente, quasi come nel periodo antecedente alla guerra: traffico, tanta gente, uffici ed esercizi commerciali aperti… Insomma tutte le prerogative di una città di oltre un milione d'abitanti. Spesso l'eroismo è proprio questo: rimanere sul posto, non indietreggiare, continuare la propria vita, nonostante le minacce, i pericoli e lo spettro della morte… Pronti a tutto.

Per una testimonianza diretta Sputnik ha raggiunto Natalia Nikonorova ministro degli affari esteri della DNR:

"Sono già 3 anni che viviamo sotto minaccia, dall'inizio del conflitto, siamo ormai abituati alla possibilità che ogni giorno possa esserci un'offensiva dall'Ucraina e purtroppo da parte dell'Ucraina c'è una violazione del regime di tregua. È chiaro che con la firma degli accordi di Minsk tali casi sono diventati molto meno frequenti, ma, purtroppo, non si sono mai fermati. Secondo gli accordi di Minsk, firmati tre anni fa — nel febbraio 2015, il conflitto avrebbe dovuto cessare del tutto. Tuttavia, ogni giorno sentiamo bombardamenti e violazioni del regime di tregua. Grazie a Dio vittime e devastazioni sono diminuite! Ma siamo pronti a tutto. Per tre anni abbiamo imparato a vivere, a lavorare in queste condizioni, a costruire la nostra Repubblica e ad essere pronti a tutto ciò che potrebbe arrivare da parte dell'Ucraina".

— In qualità di ministro degli affari esteri cosa ci può dire riguardo ai rapporti tra la DNR e i Paesi europei?

— Grazie al lavoro dei nostri centri di rappresentanza in Europa, per esempio quello a Torino, questi collegamenti stanno migliorando. E, naturalmente, siamo molto grati a tutti i nostri rappresentanti che lavorano attivamente al fine di dare ai cittadini dell'Unione Europea informazioni affidabili so ciò che succede: per noi questo è molto importante. Sappiamo che le fonti ufficiali ucraine riportano solo un punto di vista, che purtroppo, per molti aspetti, anzi in pratica per tutto, non corrisponde alla realtà. Riportare il nostro punto di vista, un'informazione che corrisponda ai fatti e agli eventi che accadono è molto difficile non avendo (in Europa) le nostre fonti ufficiali.

Pertanto, i centri di rappresentanza sono il nostro filo conduttore e continuiamo a lavorare attivamente in questa direzione. Siamo grati per tutte le azioni che sono state tenute. Non sono state poche. E speriamo che nel 2018 ce ne siano ancora di più, perché la Repubblica si sta sviluppando. Ci sforziamo di portare avanti nuovi progetti, ogni giorno. Queste misure sono mirate non solo alla ricostruzione, ma sono già finalizzate allo sviluppo della Repubblica. Cerchiamo d'attirare l'attenzione sui nostri giovani, sugli studenti, sul sapere… per lo sviluppo del nostro potenziale industriale ed economico. Questo è molto importante per noi, e speriamo di organizzare ancora più eventi di questo tipo per quest'anno, al fine di coinvolgere ancora più delegazioni di diversi paesi europei.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Intervista, Lugansk, Donbass, Ucraina
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