05:29 17 Luglio 2018
NATO and U.S. flags fly at the entrance of the Alliance's headquarters during a NATO foreign ministers meeting in Brussels, Belgium March 31, 2017

La NATO pronta per una guerra contro la Russia

© REUTERS / Yves Herman/File Photo
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Tatiana Santi
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Il terrorismo è un nemico comune che può colpire in ogni momento, ma l’Alleanza Atlantica è impegnata a combattere la fatidica minaccia russa. Via libera alla creazione di due nuovi comandi con lo scopo di far fronte ad un conflitto con Mosca. La NATO pronta per una guerra contro la Russia.

La guerra fredda sembra non essere effettivamente conclusa, questo è quanto emerge dal recente vertice a Bruxelles dei ministri della Difesa della NATO, che hanno dato il via alla formazione di due nuovi comandi in chiave puramente antirussa. Il Joint Force Command for the Atlantic si concentrerà sulla protezione delle linee di comunicazione marittima tra il Nord America e l'Europa. Il secondo avrà un compito di sostegno per migliorare il movimento rapido delle truppe e dei mezzi dall'Europa Occidentale a quella Orientale. In altre parole, si tratta di un importante progetto che mira a trasportare soldati e carri armati verso i confini della Russia.

Lorenzo Valloreja
© Foto : fornita da Lorenzo Valloreja
Lorenzo Valloreja

Gli Stati Uniti ripetono come un mantra che il nemico numero uno dell'Occidente è la Russia, numeri alla mano però si nota che le spese militari della NATO sovrastano enormemente quelle del Cremlino. Gli States chiedono insistentemente ai membri della NATO di sborsare ancora più denari per la Difesa comune, ma gli interessi nazionali dei Paesi europei, compresi quelli italiani, coincideranno sempre con quelli americani? E a proposito di Difesa comune fa sempre più parlare di sé l'"Esercito europeo", la cosiddetta Pesco, che ha tutte le possibilità di diventare uno strumento geopolitico franco-tedesco. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista il saggista Lorenzo Valloreja, autore del libro "Al di là del pregiudizio".

— La NATO ha istituito due nuovi comandi per far fronte ad un eventuale conflitto con la Russia. Si tratta di convogli che trasporteranno truppe e mezzi dagli Stati Uniti verso l'Europa. Lorenzo Valloreja, possiamo dire che si riconferma un clima da guerra fredda?

— Senz'altro, si tratta di un ritorno alla guerra fredda, fra l'altro immotivato. La Russia a mio avviso, come ho scritto nel saggio "Al di là del pregiudizio", è un Paese pacifico, ha dimostrato e continua a dimostrare che non ha nessuna intenzione di violare i confini degli Stati sovrani in Europa.

Il premier italiano Paolo Gentiloni
© REUTERS / Remo Casilli

Potrei dare una lettura dal punto di vista economico, analizzando diversi aspetti. Innanzitutto il famoso keynesismo militare, l'America regge la propria economia sul commercio delle armi. Ecco perché forse gli Stati Uniti chiedono a tutti i Paesi della NATO un aumento della spesa, cioè del Pil che deve essere destinato alla Difesa, parliamo del 2%, che per noi italiani sarebbe un costo esorbitante. In America in entrambi i partiti, sia quello democratico sia quello repubblicano, votano all'unisono appena si parla di spese militari. Potrebbe esserci il tentativo di fiaccare la Russia in una probabile rincorsa verso un'escalation militare, come avvenne negli anni '70-'80. Il risultato allora fu il tracollo dell'ex Unione Sovietica.

— Si parla costantemente di minaccia russa, ma se prendiamo i numeri riguardanti le spese militari, vediamo che gli Stati Uniti spendono infinitamente di più rispetto a Mosca. Vi è una forte contraddizione in tutto questo, no?

— Quella della NATO è una spesa immotivata. La NATO oggi non avrebbe ragion di esistere, perché l'Alleanza è nata come ombrello al problema dell'Unione Sovietica, la quale non esiste più. Non c'è più pericolo da parte della Russia e non si capisce perché l'ombrello debba rimanere aperto. Questa Difesa avrebbe senso contro il terrorismo, ma anche qui abbiamo visto la grande smentita della NATO, in fin dei conti l'America è preoccupata più per la Russia, perché è l'unica potenza che dice "no" agli americani. In Siria l'America vuole abbattere Assad, la Russia non lo permette, prendiamo anche la crisi di Crimea: all'Occidente non sta bene che Mosca abbia difeso i propri interessi geopolitici. Non c'è alcun pericolo, in realtà è la NATO che preme verso la Russia, con lo spostamento delle truppe nei Baltici.

 Il fattore più pericoloso sono i due nuovi comandi di cui parlavamo, perché sono stati creati per il trasporto logistico dei carri armati, quindi non si tratta di logistica alimentare o di sussistenza. Qui si tratta di spostare grosse masse cingolate per portare i carri armati da una parte all'altra dell'Europa verso Oriente. Questo è il vero problema che mi preoccupa molto. La Russia non sta facendo niente per minacciare a tal punto da preparare una guerra preventiva.  

— Che cosa si rischia spingendo la NATO sempre più verso i confini con la Russia?

Il sistema missilistico S-400
© Sputnik . Grigoriy Sisoev

— Si sta mettendo mano ai nervi di Putin e dei presidenti che verranno, perché non possiamo avere questi comportamenti poco rispettosi verso altre potenze e poi pretendere che gli altri ci rispettino. In altre parole si sta creando tensione. Con l'ISIS e con le varie organizzazioni vicine ad al-Qaeda in Africa sarebbe bene che la NATO e la Russia parlassero per combattere il terrorismo. Non c'è un problema di logistica rivolto verso il sud del Mediterraneo e il fatto di creare pressione verso Est è molto pericoloso.

Oggi abbiamo il presidente Putin, che ha dimostrato di avere i nervi saldi e di cercare sempre di stemperare le situazioni. Certo è che vedere altri Paesi spendere per la Difesa dieci volte tanto dovrebbe essere molto preoccupante per il Cremlino. Si potrebbero creare degli incidenti, problema che va assolutamente scongiurato. C'è una crisi mondiale sotto gli occhi di tutti, vediamo l'America che riparte anche grazie all'aumento delle spese militari. Producendo più armi e vendendole crescono posti di lavoro per gli americani.

— La NATO influenza la politica estera dei Paesi membri, compresa quella dell'Italia. Secondo lei una soluzione potrebbe essere la creazione di una Difesa europea, di cui si parla sempre più spesso? Una difesa europea che collabori con la difesa russa per esempio, che ne pensa?

— La Difesa europea come è fatta adesso, cioè la Pesco, non è veramente "europea", in realtà la Francia vuole usare la Marina italiana per gestire il fronte sud del Mediterraneo, la Germania vuole gestire le forze di terra in chiave antirussa. L'unico Paese all'interno della NATO che oggi ha interesse ad interagire con la Russia è la Turchia. L'Italia potrebbe essere un altro Paese, da qui si potrebbe creare una "crepa", per far partire qualcosa di nuovo, un'Alleanza nel bacino del Mediterraneo. Vanno rimessi in discussione i punti di forza e di equilibrio anche all'interno della Pesco, che oggi non si contrappone alla NATO. La visione è quella di alleggerire il peso economico nei confronti degli Stati Uniti. L'Europa oggi viene usata come puntello e lancia nei confronti della Russia.

La tanto vituperata Turchia, che ha certamente tanti problemi interni, a livello militare ha creato una frattura. La Turchia all'interno della NATO è un punto di domanda, Ankara e Mosca hanno infatti un importante rapporto di cooperazione.

Si può e si deve collaborare con la Russia perché oggi Mosca è presente anche in Libia, per noi italiani teatro fondamentale. I francesi, gli inglesi e i tedeschi non hanno gli stessi interessi dell'Italia. Noi italiani siamo talmente succubi anche nella Pesco che la missione in Niger non avrà lo scopo di fermare i flussi migratori, ma quello di alleggerire il carico militare della Francia, che nel Paese ha enormi interessi legati all'uranio. Ci prendiamo una gatta da pelare, ma questa gatta agli italiani interessa poco.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Difesa, Intervista, NATO, Europa, USA
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