17:47 18 Dicembre 2018
La città di Vaticano

007: terrorismo jihadista, minaccia concreta in Italia

© Sputnik . Vladimir Astapkovych
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Tatiana Santi
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La minaccia del terrorismo jihadista in Italia è “concreta e attuale”, a dirlo è la relazione annuale dell’intelligence. Propaganda Daesh ostile, ma anche soggetti radicalizzati sul territorio italiano e possibili infiltrazioni nei flussi migratori. Che cosa dice di nuovo la relazione?

Roma e il Vaticano, come simboli della Cristianità, si trovano da tempo nel mirino della propaganda di Daesh, oltre ai segnali ostili che circolano nel web però ad allarmare gli 007 italiani sono i soggetti esposti al possibile processo di radicalizzazione all'interno del Paese. Carceri, luoghi di aggregazione e rapporti interpersonali, sono diversi i canali, compresa la rete, attraverso i quali i neoterroristi sposano la causa del Califfato.

Giovanni Giacalone
© Foto : fornita da Giovanni Giacalone
Giovanni Giacalone
L'intelligence inoltre punta l'attenzione sul pericolo di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori provenienti da Tunisia e Algeria, mettendo in chiara luce il possibile nesso fra immigrazione e terrorismo. Qual è l'importanza della cooperazione internazionale nel contesto della lotta al terrorismo? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Giovanni Giacalone, analista per ITSTIME (Centro di ricerca sul terrorismo all'Università Cattolica di Milano).

— La minaccia del terrorismo jihadista è "concreta e attuale", lo rivela una recente relazione dell'intelligence italiana. Giovanni Giacalone, qual è il suo punto di vista su questa relazione, ci sono delle novità?

— Io non ci ho visto niente di nuovo, l'Isis, avendo subito dei duri colpi in Siria e Iraq, potrebbe cercare di creare attacchi in Europa per mostrare che è ancora in grado di far male. Sinceramente non credo che la questione sia particolarmente nuova, l'ISIS ha comunque colpito anche quando in Siria era forte.

Io personalmente vedo una macchina propagandistica molto attiva, ma poi un corrispettivo pratico sul territorio ben poco funzionale. Non mi sembra che l'ISIS in questo momento cioè faccia corrispondere le minacce a degli atti pratici veri e propri. Bisogna capire fino a dove la macchina della propaganda può arrivare. Anche sul discorso di Roma, da quanto tempo sentiamo le minacce sul Vaticano e sul Papa?

— Gli 007 mettono in guardia anche dai rischi del radicalismo interno. Che cosa bisognerebbe fare: controllare di più il territorio, le carceri per esempio?

— I canali di radicalizzazione possono essere virtuali, ma anche interpersonali, quindi è corretto quando si parla sia di propaganda web sia di luoghi di aggregazione, di carceri e di centri islamici, com'è stato confermato dagli imam, che sono stati espulsi nel corso di questi ultimi anni. Bisogna quindi monitorare il web, l'ISIS è molto bravo a fare propaganda, è un po'un franchising più che un'organizzazione vera e propria. Chiunque può alzarsi la mattina, compiere un attentato e l‘ISIS è subito pronto a rivendicarlo.

Penso sia fondamentale un controllo capillare del web, ma sia altrettanto fondamentale un controllo di tutti i luoghi di aggregazione. Vi è un grosso problema inoltre legato all'immigrazione clandestina. Per molto tempo si è detto che i jihadisti non arrivano con i barconi…

— E nella relazione si fa proprio riferimento al pericolo terrorismo legato all'arrivo di clandestini dalla Tunisia e dall'Algeria. Il nesso fra immigrazione clandestina e terrorismo ora è ufficiale?

— Noi di ITSTIME lo avevamo detto fin dall'inizio che si trattava di un rischio concreto. È ovvio che nel momento in cui arriva una massa incontrollata può infiltrarsi dentro chiunque. Gli sbarchi dalla Libia saranno anche diminuiti, ma nel frattempo non sappiamo chi può essere già entrato. Abbiamo dei casi di personaggi che sono entrati a bordo di barconi, è molto plausibile che ve ne siano altri. Per quanto riguarda gli sbarchi dalla Tunisia e l'Algeria è un fatto noto da tempo. Non ho visto nulla di sorprendente in tutto ciò.

— Inoltre è da tener conto anche del pericolo rappresentato dai foreign fighters di ritorno, no?

— Certo, vi è il rischio che rientrino e pianifichino degli attentati. Non è matematico infatti che i combattenti dopo la Siria si reindirizzino in altre zone destabilizzate o teatri di guerra come la Somalia o il Sahel. Onestamente non ho mai creduto all'equazione secondo cui quando Daesh è più forte in Siria allora il rischio è minore in Europa. Credo che Daesh abbia sempre creato un problema dal punto di vista degli attentati sul suolo europeo, per il semplice fatto che ha sempre istigato anche nel periodo di massimo splendore lasciando la scelta: o entrate nello Stato Islamico oppure colpite il nemico nei propri Paesi.

— Il web occupa un posto centrale in questa propaganda e nel processo di radicalizzazione. Difendere lo spazio informatico si traduce nella difesa del proprio territorio nazionale. In futuro qual è l'importanza degli investimenti nella Difesa informatica? A che livello si trova l'Italia in questo senso?

— La difesa del campo informatico è fondamentale, perché il web è in crescita continua. Sappiamo benissimo com'è facile fare proselitismo attraverso internet. Servono delle misure che possano controllare, prevenire e contrastare il fenomeno. In Italia si lavora piuttosto bene, ciò non significa che dobbiamo abbassare la guardia, i vari meccanismi di controllo vanno ampliati e aggiornati. Si può sempre fare di più, di profili radicalizzati sul web ce ne sono veramente tanti.

— Ora, più che mai, sarebbe importante la cooperazione internazionale, fra Stati Uniti, Russia ed Europa, che ne pensa?

— Quando si parla di cooperazione a me viene sempre un po'da sorridere, perché non si riesce neanche a stabilire una definizione universalmente condivisa di ciò che è terrorismo, quando si vuole cooperare poi c'è sempre chi fa i propri interessi. Mi viene da pensare al discorso legato ad al Nusra: gli Stati Uniti e il Canada la tolgono dalla blacklist, al Nusra avrà cambiato nome, ma tutti sanno che si tratta di al-Qaeda. Allora dobbiamo metterci d'accordo. Non si possono definire quando fa comodo "ribelli moderati" e in altre situazioni terroristi.

Per quanto riguarda la Russia, a parte il suo ruolo fondamentale per la distruzione dell'ISIS in Siria, negli ultimi anni 10 anni a livello di Caucaso Settentrionale i risultati si sono visti. Forse si potrebbe prendere d'esempio la strategia che ha adottato il Cremlino per contrastare non solo il terrorismo, ma anche l'infiltrazione salafita-wahabita. Avremmo qualcosa da imparare da Mosca per quanto riguarda la strategia di prevenzione e di contrasto. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
jihad, lotta contro il terrorismo, jihadisti, terrorismo, Elezioni politiche 2018 in Italia, Daesh, Califfato, ISIS, Italia, Russia
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