18:40 18 Luglio 2018
La bandiera dell'Italia

Ripetono sempre la stessa solfa, magari qualcuno ci crede pure

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Marco Fontana
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Ormai siamo vicinissimi alle elezioni e La Stampa prova ancora a gettare ombre sulla validità della consultazione del 4 marzo.

Lo fa tirando nuovamente in ballo le presunte interferenze del Cremlino: ha atteso l'oscuramento dei sondaggi elettorali per ricominciare a battere su questo tasto. Tuttavia, gli utenti social del quotidiano hanno già provato a spiegare all'editore che gli argomenti portati non reggono. Secondo due articoli, firmati da Jacopo Jacoboni e Paolo Mastrolilli, Mosca ha schierato la bellezza di 5 (cinque!) account (@DoctorWho744, @CorryLoddo, @lucamedico, @Outis2000, @FrancoSuSarellu) per influenzare l'opinione di 60milioni di italiani. Ad aver segnalato questo grave attentato alla democrazia sarebbe niente meno che una "autorevole fonte internazionale". Stranamente, però, ai lettori non è dato sapere chi o cosa sia codesta fonte… A parte questo, è  incredibile che un giornale che si spaccia per indipendente possa insistere da quasi due decenni in una campagna denigratoria verso uno Stato estero. Di fake news ne leggiamo tante, ma quelle più fantasiose arrivano proprio da quelli che le denunciano, sdoganando di fatto il complottismo più becero.

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© Sputnik . Alexander Vilf

Entriamo nel merito degli articoli. DoctorWho744 è seguito da 377 utenti, @lucamedico da 239,  @FrancoSuSarellu da 258. Gli altri due sono probabilmente stati bannati da Twitter, che come riporta La Stampa avrebbe rimosso il 14 febbraio 200mila tweet rei di poter influenzare le elezioni italiane. Sommando i fruitori della presunta propaganda russa, sono addirittura 874 gli italiani la cui mente sarebbe stata infettata dalle idee pericolose della "centrale del male" di San Pietroburgo, cioè la troll factory, per dirla con l'anglicismo tanto caro a Jacoboni.

Tuttavia, a ben guardare, forse l'attacco de La Stampa è rivolto a quei partiti politici che non sono abbastanza cedevoli nei confronti di certi manovratori euroatlantici, e che quindi vengono additati come servi finanziati dal nuovo zar. Viene qualche dubbio sulla malafede dei giornalisti, leggendo questo: È preoccupante, a poche settimane dal voto del 4 marzo, vedere che i troll russi non si dedicavano solo a Trump ma — sia pure in misura molto minore — a spingere hashtag come #Consip, #tizianorenzi, #referendum, #iovotono. Per chiunque abbia vissuto in Italia negli ultimi 3 anni, questi hashtag sono conosciutissimi e tutti legati a momenti ben precisi della storia del Paese: ma a La Stampa non importa che vi sia stata un'inchesta su Consip che ha coinvolto anche il padre dell'ex premier, non importa che durante la campagna referendaria centinaia di migliaia di cittadini abbiano utilizzato l'hashtag #iovotono. Quest'ultimo slogan peraltro non è stato generato da uno di quei partiti tanto vituperati, ma dal comitato referendario più vicino alle sinistre, che tra le sue file contava personalità del calibro di Gustavo Zagrelbesky, ex presidente della Corte Costituzionale: che sia anche lui un hacker russo? D'altronde, le sue origini familiari sono proprio russe… Esatto, così si sfiora la paranoia, ma se si vogliono analizzare i ragionamenti di chi scrive questi pezzi, bisogna provare a ragionare nel medesimo modo aberrante.

Secondo Mastrolilli, poi, le interazioni con account personali di questi hacker sono nel network dei pro-M5S e della destra. Vien da sorridere per la banalità della constatazione: ma se in questi articoli o tweet si denunciano posizioni contrarie alle politiche del governo in carica, chi potrà mai ricondividerle? Matteo Renzi? Vogliono giocare al gioco del "chi è attaccato dal mio nemico è mio amico". Quindi l'ex premier deve essere al centro di un complotto hacker per attrarre sostegno. Sarebbe interessante inoltre che Jacoboni spieghi come mai abbia inserito l'hastag #Bastaimmigrati tra quelli attenzionati dagli agenti di San Pietroburgo, e si stupisca persino che sia tra quelli più utilizzati. Forse non avrà sentito parlare di quello che è accaduto a Macerata, dove una ragazza italiana è stata massacrata con brutalità da film splatter. Ma per Jacoboni (così come per tutti gli antirazzisti da salotto-bene) l'onda emozionale che segue un fatto talmente eclatante non esiste, anzi pensa siano stati i troll russi a pompare l'argomento. Eh già, e perché mai, dopo il terrificante stupro di gruppo di Rimini di pochi mesi orsono, l'orrendo assassinio di un'altra povera ragazza dovrebbe far scaturire la rabbia dei cittadini? Ma è ovvio: o sono beceri razzisti o sono manovrati dai troll del Cremlino!

È questo il vero complottismo, è questa la voglia di censura che hanno gli editori dei maggiori quotidiani italiani. Denigrano e accusano con prove ridicole. Insinuano mezze verità e generalizzano spudoratamente. Appiccicano etichette morali senza avere alcuna autorità divina. Ahimé, ci attendiamo una prossima puntata di questa odiosa crociata, perché sicuramente ce ne saranno da qui al 4 marzo. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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elezioni, Twitter, Elezioni politiche 2018 in Italia, Italia, Russia
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