00:16 23 Aprile 2018
Roma+ 16°C
Mosca+ 1°C
    La bandiera dell'UE

    Le liste nere che la democratica Europa ignora

    © AFP 2018 / Philippe Huguen
    Opinioni
    URL abbreviato
    Tatiana Santi
    12261

    Il 30 dicembre scorso il giornalista e politologo Alexei Martynov con visto regolare è stato respinto alla frontiera italiana perché bloccato nel Sistema di Informazione Schengen dal governo polacco. Nel Consiglio Regionale del Veneto chiedono di fare chiarezza in merito. Le liste nere che la democratica Europa ignora.

    Giunto a Venezia con la famiglia per festeggiare il Capodanno il politologo russo Alexei Martynov munito di regolare visto è stato respinto dalla polizia di frontiera italiana. Martynov è stato bloccato dalla Polonia nell'S.I.S, sistema Schengen per cui un soggetto bloccato da un solo Paese membro dell'Ue non ha più diritto di circolare liberamente in Europa. Il giornalista russo è "colpevole" per il semplice fatto di aver scritto un libro assieme a Mateusz Piskorski, politico e giornalista detenuto da due anni in Polonia per il sospetto di essere una spia russa.

    Stefano Valdegamberi
    © Foto : fornita da Stefano Valdegamberi
    Stefano Valdegamberi
    La caccia alle streghe è veramente tornata di moda, è bene ricordare che in Ucraina, nonostante i media occidentali e italiani non ne parlino, esiste il sito Mirotvorez. Nella cosiddetta "lista della morte" sono stati inseriti anche dei cittadini italiani, fra cui Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Veneto, promotore della risoluzione numero 59, che mira a fare chiarezza sul caso del respingimento del giornalista russo e sulle ambiguità del Sistema di Informazione Schengen. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista il Consigliere Stefano Valdegamberi in merito alla sua risoluzione approvata in Consiglio Veneto e alle liste nere tollerate dall'Unione Europea alla faccia della libertà d'opinione.

    — Stefano Valdegamberi, potrebbe parlarci della risoluzione da lei presentata ed approvata in Consiglio Veneto in merito all'ingresso negato in Italia al giornalista russo Alexei Martynov?

    Risoluzione del Consiglio regionale del Veneto
    © Sputnik .
    Risoluzione del Consiglio regionale del Veneto

    — La risoluzione è stata approvata con larga maggioranza. Tutto è partito da un'informazione che mi è giunta da un amico i primi dell'anno: il politologo russo Martynov era venuto in Italia con la famiglia per Capodanno, è stato fermato dalla polizia di frontiera nonostante avesse regolare visto. È stato respinto perché segnalato dallo Stato polacco nell'ambito degli accordi di Schengen.

    Francamente trovo scandaloso che in Italia entra chiunque, anche i terroristi, e un giornalista con regolare visto, il quale non comporta alcun rischio per gli italiani, venga respinto alla frontiera. È giusto che gli italiani sappiano, sono fatti taciuti, la gente non conosce queste storie.

    — Il giornalista russo in questione è finito in una black list polacca, giusto?

    — Esattamente. Io ho voluto incontrare a Mosca Martynov che mi ha raccontato tutta la storia. Il motivo per cui è finito nella lista nera del governo polacco è il fatto di aver scritto un libro assieme a Mateusz Piskorski, che io conosco molto bene.

    Questa è un'altra situazione vergognosa, perché Piskorski si trova in Polonia da due anni in carcere preventivo con accuse generiche senza nessun processo. Nessuno in Europa alza un dito per denunciare questa situazione. Martynov avendo scritto con lui un libro è rimasto coinvolto nelle stesse accuse. Qui osserviamo un divieto di ascoltare tutte le campane, si sente una campana sola. In Europa vi è una grave violazione di libertà di pensiero: ogni volta che qualcuno cerca di capire le ragioni degli altri viene subito zittito, accusato di essere una spia finanziata dagli altri. Questo inizia ad infastidire.

    — Qual è il rischio dell'S.I.S (Sistema informazione Schengen)? Se una persona è sgradita in un Paese europeo, questa non può più circolare liberamente nell'area Schengen, giusto?

    — Con la risoluzione ho chiesto che la Regione Veneto chieda alle istituzioni europee di rivedere tale meccanismo. Lo Stato Italiano deve rivedere questo sistema automatico: se una persona viene segnalata senza processo automaticamente riscontra gli stessi effetti ovunque in Europa. È una duplice violazione della libertà di movimento e di pensiero. Stiamo parlando di reati di opinione, è una cosa veramente grave che si vedeva solo ai tempi del fascismo.

    Qual è il reato di questo giornalista russo: aver pubblicato un libro? Ha detto che non è un bene se la NATO si allarga ad Est? Questa è libertà di opinione. Si può essere d'accordo o meno, ma il pensiero degli altri va rispettato. Oggi notiamo invece che chiunque faccia dichiarazioni in una certa direzione non va bene, iniziano a parlare di "influenze". Questo veramente sminuisce l'intelligenza di milioni di cittadini, che magari hanno voglia di capire meglio come stanno le cose.

    Il fatto che io personalmente venga visto con sospetto perché ho degli amici in Russia non è normale, io non sono mai stato condizionato da nessuno, sono una persona libera. A me interessa il mio territorio e sono libero di andare ovunque.

    — A proposito di liste nere, lei stesso è stato inserito nel sito ucraino Mirotvorez, la "cosiddetta lista della morte", non è vero?

    — Sì, parliamo di liste tipiche di un regime nazifascista tollerate dall'Europa, dove nessuno ne parla. Chiunque sia stato in Crimea viene messo come nemico sulla piazza pubblica, dove magari dei fanatici leggendo questi nomi potrebbero fare degli atti di violenza. Io ho denunciato questo fatto alle autorità italiane, alla Questura, ma finora non ho visto alcun effetto. Il sito continua ad esistere e nessuno ha mosso un dito per rimuoverlo da internet!

    — Il fatto che lei si batta contro le sanzioni antirusse non piace a Kiev, ma anche agli Stati Uniti, immagino.

    — Io non ho niente contro gli Stati Uniti, vengo da una famiglia che ha sempre visto l'America come l'emblema della libertà di pensiero. Gli americani devono capire che anche loro devono essere rispettosi della libertà degli altri. La politica degli Stati Uniti mi sta deludendo, non è quella politica che io sognavo.

    — È vero che lei è stato convocato dall'Ambasciata americana per dei chiarimenti sulle sue posizioni?

    — Sì, siamo stati convocati io e il presidente del Consiglio regionale Ciambetti dal responsabile politico dell'Ambasciata USA a Roma. La convocazione era presso la base NATO di Vicenza, poi abbiamo chiesto di organizzare l'incontro in un luogo civico, alla fine ci siamo visti al museo del Palladio. Abbiamo avuto un lungo e cordiale scambio di opinioni. Io lavoro sempre sotto la luce del sole, dico quello che penso: ho spiegato che loro non devono spaventarsi se vado in Crimea. Se io ci vado è perché me l'hanno chiesto i miei concittadini veneti.

    Le imprese venete mi chiedono perché devono pagare per le sanzioni antirusse. Conosco personalmente aziende che hanno perso dei business enormi nel commercio della frutta per esempio. Queste aziende si sono viste mettere in ginocchio. Mi dicono di andare avanti in questa battaglia, infatti troviamo assurdo togliere una fetta di mercato dalla nostra economia.

    I presupposti per cui noi applichiamo le sanzioni alla Russia non esistono, stiamo commettendo un'ingiustizia verso la gente russa di Crimea. Queste persone mi chiedevano: perché voi italiani fate questo? Bisogna cercare di capire le ragioni di tutti. Ci saranno degli errori da tutte le parti, ma ascoltiamo la versione di tutti, poi traiamo le conclusioni.

    — Come valuta queste convocazioni da parte dell'Ambasciata americana? È normale secondo lei che un'Ambasciata convochi un politico perché le sue posizioni non piacciono?

    — Non sono permaloso, sono stato anche contento perché quello che faccio è trasparente. Tutto ciò non sarebbe normale, soprattutto una convocazione in una base NATO, me lo immaginerei quanto meno in una sede istituzionale. Il modo dell'incontro è stato molto sui generis e sicuramente discutibile. Alla fine però ho avuto l'opportunità di dire quello che penso in maniera tranquilla. Io guardo soprattutto l'interesse del mio territorio, dell'Italia e del Veneto in particolare.

    Abbiamo già vissuto per lunghi anni la guerra fredda, la divisione dell'Europa in due blocchi, noi non vogliamo tornare indietro. Per me la Russia è parte integrante dell'Europa, non possiamo immaginare il futuro dell'Europa senza dei rapporti stretti con la Russia. Questo a qualcuno dà fastidio, perché si vanno ad alterare alcuni equilibri a livello mondiale. La prima cosa che guardo però è l'Europa il bene del mio territorio.

    L'Unione europea come istituzione fintanto che non avrà un'autonomia di visione e una propria politica estera sarà un'Europa destinata al fallimento. Inoltre, per quanto riguarda la NATO, vediamo che c'è una nuova rincorsa agli armamenti, questo mi rabbrividisce. Avrei visto volentieri la NATO cambiare missione, non possiamo raffigurare la Russia come un nemico per giustificare gli armamenti. Il nemico non è la Russia. Dovremmo fare un sistema di difesa globale assieme alla Russia e non contro.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Correlati:

    Stoltenberg: la NATO non vuole una nuova guerra fredda con la Russia
    Guerra fredda. A chi giova? (parte seconda)
    Russia, Mnuchin: Presto nuove sanzioni dagli Stati Uniti
    Tags:
    giornalismo, guerra fredda, Elezioni politiche 2018 in Italia, Schengen, NATO, Stefano Valdegamberi, Veneto, Polonia, UE, Italia, USA, Russia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik