03:03 16 Ottobre 2018
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Germano Dottori
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L’abbattimento dell’F-16 israeliano che rientrava alla base dopo aver compiuto un’incursione ai danni di un’infrastruttura militare costruita dagli iraniani in Siria ha sollevato alcuni interrogativi sulla posizione che la Russia assumerebbe in un’eventuale conflitto che opponesse la Repubblica Islamica allo Stato ebraico.

Una prima risposta pare averla data il vice-ambasciatore russo in Israele, Leonid Frolov, affermando senza esitazioni durante un'intervista alla stampa locale che nell'eventualità di un'aggressione iraniana non solo gli Stati Uniti ma anche la Russia si schiererebbe al fianco degli israeliani.

La dichiarazione del diplomatico russo è di quelle destinate a far sensazione, ma non è in realtà sorprendente. La possono infatti spiegare diversi fattori, uno dei quali è quello che lo stesso Frolov ha chiamato in causa: in Israele vivono ormai molti "connazionali" alla cui sorte Mosca non può esser indifferente. Gli ebrei russi hanno anche un loro partito etnico, Israel Beiteinu, il cui rilevante peso elettorale ha consentito al suo leader, Avigdor Lieberman, un moldavo russofono, di assumere nel corso degli anni posizioni assai prestigiose nel governo israeliano. Già Ministro degli Esteri per due volte, ricopre ora l'ancor più delicato incarico di titolare della Difesa.

Contano poi anche alcune specifiche circostanze militari e politiche. Lo Stato ebraico è tuttora la potenza meglio armata del Medio Oriente, elemento che in una zona di guerra ha una sua non trascurabile importanza. Allo scopo di evitare pericolosi incidenti, prima dell'arrivo del contingente interforze russo in Siria, gli israeliani hanno negoziato con Mosca dettagliati accordi di "deconflicting" che vengono periodicamente rivisti ed aggiornati. Come è accaduto anche di recente, a cavallo tra il 29 ed il 31 gennaio scorso, con la visita di Benjamin Netanyahu al Cremlino ed il successivo atterraggio in Israele di una delegazione tecnica russa d'alto livello guidata da Nikolai Patrushev. È opinione diffusa che oggetto dei nuovi colloqui siano state le modalità ed i limiti entro i quali l'aviazione dello Stato ebraico può colpire in Siria bersagli appartenenti all'Hezbollah libanese ed all'Iran. Lo stesso Frolov ha significativamente riconosciuto come del tutto legittima la richiesta israeliana esaminata a Mosca che agli iraniani non venga permesso di stabilire una loro forte presenza militare in territorio siriano.

Va inoltre rilevato come Israele sia alleato di due paesi che stanno assumendo una grande importanza per la Russia — l'Egitto e l'Arabia Saudita — dopo aver riconquistato il sostegno di Washington: tutti ricorderanno certamente l'immagine emblematica di Donald Trump, di re Salman e del presidente al-Sisi ritratti lo scorso anno con le mani protese su un globo luminoso.

Il Cairo è talmente ostile all'Islam politico che nella guerra civile siriana sostiene ormai apertamente Assad. Ha ripreso dopo mezzo secolo a comprare armi dalla Russia, con i soldati della quale ha anche programmato delle esercitazioni. Con i sauditi, invece, i russi stanno cercando di gestire i mercati degli idrocarburi allo scopo di indurre un rialzo stabile dei prezzi del greggio, da cui dipende la salute economica dei rispettivi paesi. In questo mese, Salman ha prima ricevuto il Ministro russo dell'Energia, Alexander Novak, e poi discusso per telefono con lo stesso Putin di petrolio e guerra di Siria. Il coinvolgimento di Aramco in alcuni progetti derivati da questa nuova collaborazione prova inoltre che questo riavvicinamento non è sgradito agli americani.

Stabilire un modus vivendi con Israele è quindi diventato essenziale per Mosca. È evidente che in una certa misura i rapporti russo-iraniani ne risentiranno, anche se non pare nelle intenzioni della Russia assumere nei confronti di Teheran lo stesso atteggiamento intransigente mostrato negli ultimi tempi dall'amministrazione americana.

Il Cremlino vuole e può essere l'interlocutore di tutti i maggiori attori regionali. La Guerra Fredda è finita. Sono quindi caduti molti dei vincoli che avevano reso difficili le relazioni tra Mosca e Israele e quasi impossibili quelle tra l'Urss, la Turchia e l'Arabia Saudita.

Va peraltro ricordato come neanche a quell'epoca le cose fossero poi così nette. Lo Stato ebraico sopravvisse al primo assalto arabo anche grazie al sostegno decisivo di Stalin. E per quanto nel 1967 gli israeliani avessero ormai scelto di allearsi agli Stati Uniti, durante la Guerra dei Sei Giorni non esitarono ad attaccarne una nave spia, che si era troppo avvicinata alle coste del Sinai.

Residenti di Aleppo, Siria.
© Sputnik . Muhammad Maarouf

La Liberty, così si chiamava la sfortunata imbarcazione, perse decine tra marinai ed agenti dei servizi americani, falciati implacabilmente dagli aerei di Tsahal. Ironia della sorte, riuscì a raggiungere Cipro solo grazie alla protezione fornitale dalla flotta sovietica.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Iran, Arabia Saudita, USA, Israele, Russia, Siria
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